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A Roma gli artisti omaggiano Pasolini

it@withub.it by it@withub.it
2 Novembre 2012
in Archivio speciali - Mostre
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A ROMA GRANDI ARTISTI PER PIER PAOLO PASOLINI

Ventidue artisti, undici poesie, una mostra. “PPP. Una polemica inversa”, fino al 31 dicembre a Roma, a Palazzo Incontro, organizzata dall’associazione Teorema in collaborazione con il Progetto ABC e con Civita e con il patrocinio della Provincia di Roma, è il tentativo di rendere omaggio, attraverso la comunione fra poesia e arte, alla figura di uno fra i più grandi intellettuali del novecento europeo: Pier Paolo Pasolini. Al centro del progetto l’opera poetica di Pasolini, undici componimenti in versi tratti da Le ceneri di Gramsci, La religione del mio tempo, Poesia in forma di rosa, Trasumanar e organizzar, sono rielaborati creativamente da due generazioni diverse di artisti, alcuni fra i più importanti pittori, scultori e fotografi operanti nel panorama italiano e internazionale: Claudio Abate, Carla Accardi, Gianfranco Baruchello, Matteo Basilé, Veronica Botticelli, Laura Canali, Giuseppe Capitano, Gianni Dessì, Mauro Di Silvestre, Rocco Dubbini, Giosetta Fioroni, Nino Giammarco, Franco Gulino, Jannis Kounellis, Elena Nonnis, Nunzio, Giuseppe Pietroniro, Michelangelo Pistoletto, Oliviero Rainaldi, Pietro Ruffo, Maurizio Savini, Sten & Lex. La mostra presenta la proiezione del film “La rabbia di Pasolini”, ipotesi di ricostruzione del film originale di Pier Paolo Pasolini realizzato da Giuseppe Bertolucci (da un’idea di Tatti Sanguineti). L’iniziativa si avvale del supporto di un comitato scientifico formato da Carla Benedetti, Achille Bonito Oliva, Gianni Borgna e Dacia Maraini.  (red)

A PARIGI OMAGGIO A LUIGI GHIRRI

“Thanks to Luigi Ghirri”, fino all’1 dicembre, propone – attraverso il lavoro di sei giovani fotografi – uno sguardo panoramico sull’eredità lasciata da uno dei massimi esponenti della fotografia italiana ed internazionale a una nuova generazione di artisti, impegnata oggi in una ridefinizione e in una nuova elaborazione nel campo fotografico. Marco Barbon, Susanna Pozzoli, Ottavia Castellina, Margherita Cesaretti, Alessandro Imbriaco e Claudia Pozzoli dimostrano quanto Ghirri, scomparso nel 1992 all’età di 49 anni, resti un punto di riferimento imprescindibile per tutte le nuove generazioni d’artisti, sia per il suo apporto teorico che tecnico, essendo stato un precursore nell’uso del colore. In particolare la riflessione si concentra sull’opera Atlas del 1973 che rappresenta uno dei capisaldi della poetica di Ghirri. Il progetto costituisce una linea di confine tra la fotografia e l’opera concettuale, contribuendo a ridefinire la dimensione di tutte le ricerche fotografiche degli anni Settanta. Lavoro emblematico, perfetta illustrazione della ricerca che lo ha portato ad interrogarsi costantemente sul modo di ricreare in fotografia la realtà e il paesaggio, a cominciare da quello del Bel Paese. La mostra è stata progettata e realizzata dalla galleria Montrasio Arte che ha sostenuto negli anni il lavoro di giovani artisti e ha creato il progetto internazionale di residenza Harlem Studio Fellowship by Montrasio Arte a New York. Dopo la tappa parigina la mostra proseguirà in modo itinerante attraverso spazi pubblici e privati dedicati all’arte in Italia.

ALLA CAMERA DEI DEPUTATI I 500 ANNI DELLA CAPPELLA SISTINA

Il 31 ottobre di 500 anni fa Michelangelo svelava al mondo la volta della Cappella Sistina. Per celebrare l’evento l’associazione MetaMorfosi ha organizzato con la Camera dei deputati, una mostra di disegni autografi del grande maestro, affiancati da pregevoli stampe d’epoca, in un percorso che va dalla volta della Cappella Sistina fino al Giudizio finale. La mostra “Michelangelo e la Cappella Sistina nei disegni autografi della Casa Buonarroti”, con ingresso libero, sarà aperta fino al 7 dicembre. La mostra e il catalogo sono curati da Pina Ragionieri, direttrice della Casa Buonarroti, dalla quale provengono tutti i “pezzi” esposti. I disegni che riguardano la volta vengono confrontati, nell’apparato didattico dell’esposizione, con le corrispondenti immagini della Sistina. Il visitatore avrà così modo di scoprire il momento progettuale di questo straordinario capolavoro, per il quale Michelangelo si sottopose anche a notevoli sforzi fisici, come egli stesso racconta in un sonetto esposto in mostra, accanto al quale si è raffigurato nell’atto di dipingere la volta. Da sottolineare la presenza dell’unico progetto complessivo per il Giudizio finale sopravvissuto al rogo nel quale Michelangelo, negli ultimi anni della sua vita, distrusse gran parte dei suoi disegni romani, affinché, come racconta il Vasari, “nessuno vedesse le fatiche durate da lui et i modi di tentare l’ingegno suo, per non apparire se non perfetto”.

LE OPERE DI FIUME AL GRATTACIELO PIRELLI

Fino al 23 dicembre Palazzo Pirelli di Milano ospita un’importante personale che celebra la figura di Salvatore Fiume, a 15 anni dalla sua scomparsa. Promossa dalla Regione Lombardia e dalla Fondazione Salvatore Fiume l’esposizione, dal titolo “Le identità di Salvatore Fiume”, presenta 50 opere – 25 dipinti, 15 disegni, 5 sculture e 5 ceramiche – in grado di tracciare una sintesi della produzione artistica di Fiume nella pittura, nel disegno, nella scultura e nella ceramica tra gli anni Quaranta e gli anni Novanta del ‘900, dimostrando come la sua personalità, pur rimanendo intatta nel corso degli anni, si evolse costantemente, concependo nuovi temi e sperimentando nuove tecniche. Il percorso espositivo si snoda in due sezioni distinte: nella prima, s’incontrano lavori realizzati tra gli anni ’40 e gli anni ’60, precedenti alla ‘rivoluzione’ stilistica che fece seguito al suo viaggio a Londra nella metà degli anni ’60, mentre, nella seconda, si vedranno opere eseguite nel successivo trentennio. La rassegna si apre con Cristo deriso dai soldati, un olio su masonite del 1946, firmato con lo pseudonimo di Francisco Queyo, un pittore gitano mai esistito, dietro il quale Fiume si nascose in attesa che la sua pittura di allora, ispirata al Quattrocento italiano e alla Metafisica di de Chirico e Savinio, raccogliesse i consensi che fino a quel momento non aveva ricevuto.  Il successo che i dipinti firmati F. Queyo – ispirati al folklore e alla tradizione spagnola – ottennero alla mostra tenuta alla Galleria Gussoni di Milano nel 1948, fu straordinario. Tutti i quadri vennero acquistati e un autorevole critico come Leonardo Borgese scrisse che molti artisti italiani avrebbero dovuto prendere ispirazione dal maestro spagnolo. L’itinerario prosegue con 8 opere degli anni ’40 e ’50, ascrivibili al ciclo delle Città di statue, in cui è manifesta l’influenza dell’arte rinascimentale italiana, come quella delle ricerche metafisiche di de Chirico, Savinio e Carrà.  Fiume propose – questa volta firmando col suo vero nome – questi lavori alla Galleria Borromini di Milano nel 1949, riuscendo a impressionare l’allora direttore del MOMA di New York, Alfred Barr, che decise di acquistarne uno, da allora conservato nelle collezioni del museo americano. La partecipazione alla Biennale d’Arte di Venezia del 1950 segnò l’incontro con Gio Ponti con il quale Fiume iniziò una lunga collaborazione che lo portò a realizzare enormi dipinti per i transatlantici di cui Ponti avrebbe curato gli allestimenti.  (red)

A NEW YORK LA PITTURA ANALITICA DI GIORGIO GRIFFA

La galleria Casey Kaplan di New York presenta fino al 22 dicembre la mostra “Frammenti” che presenta i dipinti di Giorgio Griffa dal 1968 ad oggi. Il 76enne artista torinese, che non esponeva a New York dal 1970, è uno dei principali esponenti di quella tendenza, nata sul finire degli anni Sessanta, chiamata Pittura Analitica o Pittura Pittura, che in Italia e in Europa si affermò con artisti di notevole spessore come Zappettini, Morales, Charlton, Green, Leverete.  Allievo di Filippo Scroppo, dal 1960 al 1963, Griffa intraprende una personale ricerca sul valore della pittura e sul significato dell’atto del dipingere, utilizzando tele non preparate, sospese al muro senza telaio, che diventano così luogo e campo di azione di una pratica del dipingere minimale e concettuale. Linee di colore tracciate da sinistra verso destra, come righe di una scrittura primordiale o articolati, ma primari elementi decorativi e guizzanti arabeschi, sono alcuni dei suoi tipici interventi.  “Io non rappresento nulla, io dipingo”, è il titolo di una sua importante mostra personale del 1972; titolo che coglie e sintetizza la natura dell’approccio di Griffa all’arte del dipingere, caratterizzato da un’elegante ricerca di linearità, un racconto indeterminato in cui il pittore mira alla memoria interna della pittura, al sedimento di significati che si celano nei segni.(red)

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