Il fenomeno dell’emigrazione degli italiani nel mondo, concordano gli storici, ha rappresentato uno dei più rilevanti esodi nella storia dell’umanità. Più di 25 milioni di persone lasciarono l’Italia tra il 1861 e i primi anni ’60 del Novecento. Tra il 1876 e il 1900 le partenze avvennero soprattutto da tre Regioni del Nord: il Veneto (17,9 per cento), il Friuli Venezia Giulia (16,1 per cento), il Piemonte (12,5 per cento. Nei due decenni successivi esplose la grande emigrazione dall’Italia del Sud (in particolare Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) diretta principalmente verso le Americhe. Oggi sono circa 65 milioni i discendenti di italiani in Stati Uniti, Argentina e Brasile, le tre principali mete dei “viaggi della speranza”. Per fare conoscere, soprattutto ai più giovani, la storia del “grande esodo” è stata organizzata a Napoli, presso la sede dell’Università Suor Orsola Benincasa, una grande mostra, dal titolo “Partono i bastimenti”, realizzata grazie al contributo progettuale ed economico della Fondazione Roma-Mediterraneo. Curata da Francesco Nicotra, direttore dei programmi speciali della National Italian American Foundation (Niaf), la mostra sarà aperta gratuitamente al pubblico fino al 13 dicembre. La mostra è stata allestita al Piano Mostre dell’antica cittadella monastica di Suor Orsola, dove si trovano già il Museo Storico Universitario, che racchiude tutto il patrimonio artistico della cittadella monastica fondata alla fine del Cinquecento da Suor Orsola Benincasa, e il Museo del Giocattolo di Napoli, che raccoglie una delle più raffinate collezioni di giocattoli antichi presenti sul territorio italiano (composta da oltre 1500 pezzi di grande valore), quella di Vincenzo Capuano, docente di Storia del Giocattolo presso la Facoltà di Scienze della Formazione del Suor Orsola. Il percorso della Mostra “Partono i bastimenti” è accompagnato da una suggestiva colonna sonora costituita da alcune delle più belle canzoni della storia della musica italiana come “Partono i bastimenti”, “Italiani in America”, “Il naufragio del vapore Sirio”, “Core ingrato”, “Non t’amo più”, “Mamma mia dammi cento lire”, “O’ sole mio”, “Una furtiva lacrima” e “Mamma” e da due successi più recenti ma altrettanto evocativi come “Titanic” di Francesco De Gregori e “Caruso” di Lucio Dalla. L’esposizione, articolata in un percorso di fotografie ed altre immagini su pannelli, ripercorre l’intera epopea degli emigranti italiani: dalle partenze sulle “carrette del mare” di fine Ottocento, ai travagli della lunga traversata; dalle scene dell’arrivo ad Ellis Island – l’isoletta davanti a New York, principale “porta” d’ingresso negli Stati Uniti, dove gli emigranti venivano censiti, oggi sede dell’Ellis Island Immigration Museum – ai documenti che testimoniano i successi raggiunti dai discendenti di quei primi emigranti, soprattutto negli Stati Uniti. Accanto al materiale fotografico, proveniente da archivi e collezioni private, la mostra offre al pubblico una ricca raccolta di documenti ed oggetti originali: passaporti, carte d’imbarco, opuscoli sulle norme di comportamento, libri, giornali, lettere, valigie e bauli contenenti effetti personali. In mostra, anche alcune riproduzioni in scala di navi storiche dell’epoca, come il celebre “Duilio” (cm 220×40). La mostra presenta, inoltre, una ricca collezione di “copielle”, piccoli spartiti originali di canzoni, quasi tutte in dialetto napoletano, in voga nella Little Italy dei primi decenni del secolo scorso. Alcune, come “A disperazione ‘America”, raccontano il disagio in cui molti emigrati vennero a trovarsi durante la grande crisi economica degli anni Venti. (27 nov- red)
