Furio, Pasquale e Mimmo, trentuno anni fa, ce l’avevano fatta a votare. Ma siccome la vita non è un film, ieri a Carlo Verdone non è andata altrettanto bene: l’attore e regista romano non è stato tra quei due milioni e ottocentomila votanti che ieri hanno deciso le sorti del ballottaggio tra Bersani e Renzi alle primarie del Pd, perché caduto nell’esercito di coloro che, non avendo votato al primo turno, si sono visti respingere la propria richiesta di iscrizione alle liste. Verdone ieri si è presentato al seggio d’appartenenza con tanto di certificato medico e carta d’imbarco per Madrid (dove era andato a presentare la versione spagnola di ‘Posti in piedi in Paradiso’) per dimostrare di essere stato effettivamente impossibilitato a votare domenica scorsa, ma la presidente del seggio non ha fatto sconti. E pensare che in ‘Bianco, Rosso e Verdone’, il suo film del 1981, Carlo raccontava proprio le vicende di tre personaggi disposti a sobbarcarsi viaggi pieni di peripezie pur di andare a Roma ad espletare il proprio diritto-dovere elettorale: Furio l’ipocondriaco da Torino con moglie e figli, Mimmo l’imbranato da Verona con la nonna malata, Pasquale Ametrano il solitario addirittura da Monaco di Baviera con la sua Alfa Sud. “Ci sono rimasto male” ha confessato l’attore. Molto male, più o meno così… (Sis – 3 dic)
