(20 di) Negli ultimi tempi si è registrato un aumento senza precedenti nella disuguaglianza intergenerazionale, misurata in termini di ricchezza e benessere economico: i giovani di oggi sono più esposti al rischio di difficoltà economiche, e questo contribuisce anche a rallentare la loro transizione all’età adulta. Se ne trova conferma anche nei dati del Luxembourg Wealth Study Database, che consentono di valutare la ricchezza netta delle famiglie, intesa come patrimonio, finanziario e non, al netto dei debiti, negli Stati Uniti, in Giappone e in vari paesi Europei. In tutti i paesi analizzati, il divario intergenerazionale in termini di ricchezza netta detenuta è ampio e la ricchezza delle famiglie aumenta con l’età del capofamiglia. Emergono però anche differenze tra paesi in termini di disuguaglianze intergenerazionali. I giovani italiani, ad esempio, risultano relativamente ricchi se confrontati con i loro coetanei di altri paesi. Il risultato può sorprendere, ma dipende da un effetto di selezione, come spiegano Aassve Arnstein e Agnese Vitali sul sito neodemos.it: sono infatti pochissimi i giovani italiani che diventano capifamiglia prima dei 35 anni, e solo il 10% delle famiglie italiane ha un capofamiglia di età inferiore ai 35 anni, contro più del 20% negli Stati Unita, Svezia, Finlandia e Giappone e più del 15% in Germania e Regno Unito. Questi pochi giovani, molto selezionati, sono, è vero, più ricchi dei loro omologhi in altri paesi. Ma è perché, probabilmente, hanno potuto permettersi l’indipendenza abitativa anche grazie ai trasferimenti monetari ricevuti dai propri genitori, mentre questo fenomeno non esiste, di norma, negli altri paesi.
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