I protagonisti annunciati sono tutte star internazionali. Poi si scopre che è una bufala e, inevitabilmente, scopri che dietro c’è un italiano. Tutto parte da un tweet di John Le Carré, l’ex agente segreto divenuto poi scrittore di successo proprio scrivendo romanzi di spionaggio. La notizia twittata dal romanziere è drammatica: “A terrible news. My publisher phones me announcing that J.K. Rowling dies by accident. Few minutes ago. No words!”. Insomma, l’agente letterario di Le Carré gli ha appena comunicato che Joanne Rowling, la popolarissima autrice dei romanzi di Harry Potter, è morta in un incidente. C’è di che rimanere senza parole, come peraltro twitta lo stesso scrittore. Pochi minuti dopo, Le Carré rilancia: l’agente della Rowling conferma, la scrittrice è deceduta. Internet, si sa, si basa sul passaparola – o meglio: sul retweet – e quindi lo scoop fa il giro del mondo, anche se nessuna fonte ufficiale ne parla. Del resto proprio la frequentazione con gli ambienti d’intelligence dovrebbe rendere Le Carré adatto a conoscere le notizie prima e meglio degli altri. A un occhio più attento, tuttavia, qualcosa di strano salta subito all’occhio: lo scrittore non è esattamente un presenzialista del social network. Anzi. Prima dell’annuncio del decesso della Rowling si notano solo due tweet: uno, banale, che augura buon anno a tutti. L’altro, risalente al 28 dicembre, che è solo l’annuncio dell’iscrizione al portale. Insomma, abbiamo un Le Carré che si iscrive a Twitter, non scrive praticamente nulla e dopo soli quattro giorni se ne esce con uno scoop internazionale. La cosa, indubbiamente, puzzava un po’, a dispetto della didascalia del profilo che recita “Official Twitter Account”. Mentre i profili di mezzo mondo si chiedono in tutte le lingue se la mamma di Harry Potter ci abbia veramente lasciati, qualcuno lascia trapelare qualche dubbio. Oltre alle stranezze già notate, c’è chi fa notare che Le Carrè e la Rowling non hanno neanche lo stesso agente. Qualcuno avanza un ipotesi: che ci sia sotto lo zampino di Tommaso Debenedetti? Facciamo un passo indietro: nel novembre 2009 il quotidiano “Libero” pubblica un’intervista a Philip Roth in cui quest’ultimo attacca Barack Obama. L’intervista è firmata Tommaso Debenedetti. Nel febbraio del 2010, però, “il Venerdì” pubblica un’intervista allo stesso Roth che tuttavia nega di aver mai dato quell’intervista. Si scoperchia un vaso di Pandora. Si scopre, per esempio, che lo stesso giornalista ha “intervistato” John Grisham, Paul Auster, Gore Vidal, fino al Nobel per la letteratura del 2009 Herta Muller. Articoli sui quali viene evidenziato più di un dubbio riguardo all’autenticità delle fonti. Ma c’è di più: Debenedetti ha creato falsi profili su Facebook di Mario Vargas Llosa, Almudena Grandes, Abraham B.Yeoshua, Umberto Eco nonché account Twitter tarocchi di Monti e del Cardinal Bertone. La sua specialità, oltre alle interviste immaginarie, è quella di annunciare i decessi illustri: da Fidel Castro a Papa Benedetto XVI passando per Pedro Almodovar. Insomma, lo stile è quello, forse anche dietro il Le Carré in vena di twittate sensazionalistiche c’è il disturbatore dell’informazione planetaria, che senza tanti giri di parole arriva a definirsi “un genio”. E infatti, dopo un’ora dall’ultimo annuncio sulla triste sorte della Rowling, arriva il cinguettio rivelatorio: “This account is an hoax created by Italian journalist Tommaso Debenedetti”. Un “hoax”, cioè una bufala. Un falso profilo. Una beffa mediatica. Il social network non gradisce e poco tempo dopo, cliccando sul suo profilo, compare la scritta: “Il profilo che stai cercando di visualizzare è stato sospeso”.
(2 gen – Asc)
