Il suo nuovo disco – in uscita il 15 gennaio – si chiama “Inno” e contiene 12 brani scritti durante i primi due anni di vita della figlia Penelope. Gianna Nannini ha scelto un titolo importante per il suo nuovo lavoro e, in un’intervista a Vanity Fair, ha spiegato il perché. “E’ un inno alla rinascita. Non c’è rinascita se non c’è morte – spiega la cantante nell’anticipazione diffusa dal magazine – Le prime canzoni le ho scritte appena nata la bambina, in un momento di grandissima felicità. Poi ho perso tre amici carissimi e ho sentito il contrasto forte tra la gioia della nuova vita e il dolore della perdita. Solo accettando e ricomponendo tutto si rinasce. Il ciclo della vita assomiglia molto a quello dell’amore, anche lì c’è la nascita e la perdita. Gli inni dovrebbero raccontare questo, altro che ‘Fratelli d’Italia’”. E anche sull’inno nazionale, la cantante dice la sua. “Un inno è una canzone in cui riconoscersi e quello di Mameli, con tutto il rispetto, non mi piace – spiega – parla di un’Italia che non c’è più, è ora di cambiarlo. Fatelo scrivere alle sorelle d’Italia, fatelo scrivere a me. Perché l’Italia, per uscire dalla regressione culturale e politica in cui è caduta (il dualismo della Seconda Repubblica, quel metterci gli uno contro gli altri che ha solo creato il nemico, l’inciviltà, il razzismo, l’omofobia) ha bisogno anche di un nuovo inno”. (PO/red – 8 gen)