(9 gen) “Miglioro la lingua e fra un annetto me ne torno in Italia”. Era quello che si ripeteva qualche anno fa Carmine Cartolano che dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne – conseguita presso l’Università “L’Orientale” di Napoli – ha deciso di lasciare il suo paese nel salernitano e di trasferirsi al Cairo. “Avevo studiato arabo e persiano e con un ‘pezzo di carta’ al muro e un mondo arabo a disposizione ho scelto l’Egitto” racconta oggi Cartolano – fotografo, scrittore e traduttore – che al Cairo è arrivato e si è “sistemato” visto che vive lì da 13 anni. Cartolano insegna, infatti, italiano nella capitale del Paese arabo anche se la sua passione più grande resta la scrittura. Non sono solo le parole però le “compagne di avventura” di Cartolano che in questi anni ha diretto spettacoli teatrali e scoperto il mondo della fotografia. “Se” è, infatti, il nome della mostra di Cartolano – in arte Qarm Qart – ospitata nel giugno del 2011 dalla Galleria di Arte contemporanea Mashrabia. “Vivo al Cairo dal 1999 – racconta l’artista salernitano – è capitato quasi per caso, per esclusione forse. Ero spinto solo dall’interesse per l’arabo. Una volta fatta, la scelta ti porta a un’altra scelta e poi a un’altra ancora. Ho scelto di vivere in Egitto, di avere a che fare con i puntini diacritici dell’alfabeto arabo e, intanto, sono cresciuto”. Certo qualche difficoltà c’è stata: “L’arabo è stato, è e sarà sempre la difficoltà maggiore anche se dopo 13 anni le cose vanno decisamente meglio. Oltre all’arabo non ho avuto troppe difficoltà e anche per questo mi sono fermato in Egitto. Sin dall’inizio mi sono sentito ‘a casa’: il Nord Africa – aggiunge – non è lontanissimo dal Sud Europa e Buonabitacolo, il mio paesino, è solo a due passi dal Cairo. Proprio dietro l’angolo” . Il suo amore per la letteratura occidentale e medio-orientale lo ha spinto poi ad occuparsi di traduzione: “Dopo ‘Colazione al Cairo’ (Giunti), l’ultimissimo lavoro è la traduzione di un romanzo di una scrittrice libanese che uscirà nei prossimi mesi in Italia. La mia ultima creatura,- continua Cartolano – invece, è ‘Masriyyano’, una raccolta di racconti che ho scritto in dialetto egiziano. Nelle cose che scrivo e che creo parto sempre dalla dimensione umana quotidiana per cercare di pensare e ricostruire un mondo diverso. Mi piace mescolare gli elementi per creare combinazioni e prospettive nuove, a volte innovative, a volte talmente semplici da diventare scioccanti”. Lo scrittore in questi anni è stato anche un attento osservatore della Primavera araba: “Ero qui durante la rivoluzione. Non ho partecipato attivamente, sono sceso pochissime volte a piazza Tahrir. Tuttavia ho vissuto in prima persona quei momenti attraverso le esperienze di alcune donne che hanno fatto la rivoluzione collaborando con Valeria Brigida alla stesura del libro ‘Horreyya. La rivoluzione delle donne egiziane. Se non ora quando?’ (Editori Internazionali Riuniti)”. “Ho seguito e seguo tuttora le vicende di un Paese che sta cambiando – ammette lo scrittore -apparentemente sembra tutto identico a prima, ma si respira tensione. Come se da un giorno all’altro dovesse succedere qualcosa. È un momento di passaggio. Delicato ma talmente vivo e forte da sentire sulla propria pelle il brivido della storia che cambia”. Da emigrante Cartolano racconta così il fenomeno della “nuova emigrazione”: “Un italiano all’estero vive come un egiziano vive in Italia o un pachistano a Dubai, come un uomo lontano dagli odori e dai sapori della sua terra e dalla sua gente. Vive come un uomo arricchito dal calore di famiglie diverse, esperienze nuove e occhi che non avrebbe mai visto se non fosse mai partito. Il mondo di oggi è una palla di vetro con la neve. Anche se non la agiti, i fiocchi di neve continuano a muoversi, poi si posano e poi ripartono ancora. Non so se un giorno tornerò in Italia. Mi piacerebbe molto”. (Gil)
