(15 gen) La Harvard University chiama Firenze. La scuola medica della celebre università americana e dieci altri centri specialistici dislocati in diversi altri paesi europei, oltre che negli Stati Uniti, hanno proposto ai ricercatori dell’Università di Firenze di collaborare alla definizione di nuovi programmi di screening neonatale. La richiesta è maturata dopo che i test sviluppati dall’Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer e dall’Università di Firenze si sono rivelati più affidabili ed efficaci, oltre che molto più economici, di quelli statunitensi nell’individuare una delle più gravi immunodeficienze congenite, quella da deficit dell’enzima Adenosina Deaminasi. In particolare un recente studio, – come si legge sul sito dell’ateneo fiorentino – cui hanno partecipato ricercatori fiorentini e scienziati inglesi e tedeschi e statunitensi, ha certificato per la prima volta la capacità del test di identificare tutte le forme cliniche del difetto in fase precoce. “I nostri esperimenti hanno consentito di prevedere malattie dopo solo due giorni di vita anche se queste patologie potranno insorgere nei mesi e intorno ai sette anni – spiega Giancarlo La Marca – ricercatore del Dipartimento di Farmacologia – mentre i test sviluppati dai colleghi americani si sono rivelati meno attendibili”. (red)
