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Cattelan nel castello di Varsavia

it@withub.it by it@withub.it
20 Gennaio 2013
in Archivio speciali - Mostre
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Al Castello Ujazdowski di Varsavia, sede di un importante centro di arte contemporanea, si presenta fino al 24 febbraio una selezione delle opere più significative di Maurizio Cattelan. La morte, il sacrificio, il perdono, la genesi del male, l’identità nazionale e la memoria storica i temi esplorati dall’eclettico e dissacrante autore, oggi il più noto artista italiano nel mondo oltre che il più quotato sul mercato dell’arte. L’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia è partner dell’iniziativa. Tra le opere più note del 52enne artista padovano la scultura “La Nona Ora”, raffigurante papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite che è stata battuta nel 2001 da Christie’s per la cifra di 886mila dollari. (red)

I DISEGNI DEL CARLO LEVI SEMICIECO

Fino all’1 marzo si svolge presso la Casa della Memoria e della Storia di Roma la mostra “Oltre il buio” che propone al pubblico i disegni di Carlo Levi appartenenti all’ultimo periodo, alcuni dei quali inediti. In esposizione oltre 30 tavole, accompagnate da appunti autografi dello stesso autore, che l’artista realizzò in stato di parziale cecità, a seguito di un intervento chirurgico. Ad accompagnare queste opere di Carlo Levi, dalla collezione di Antonio Milicia, gli appunti d’arte realizzati dagli allievi del corso di disegno dell’Accademia di Belle Arti di Roma che costruiscono il ponte ideale tra due generazioni artistiche apparentemente lontane, che s’incontrano nei temi amati dall’autore del “Cristo si è fermato a Eboli”. L’inaugurazione della mostra – oggi, alle 17 – vedrà gli interventi di Vittorio Cimiotta, presidente della FIAP Federazione Italiana Associazioni Partigiane di Roma e Lazio, Pier Luigi Berto, Gian Paolo Berto, Ettore de Conciliis, Dario Evola, Giovanni Russo e Guido Sacerdoti autori dei contributi presenti nel saggio “Oltre il buio” a cura di Pier Luigi Berto che sarò presentato in questa occasione. La mostra è promossa dall’assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico di Roma Capitale, dalla Fiap Federazione Italiana Associazioni Partigiane di Roma e Lazio. (red)

 

A NEW YORK LA PITTURA ANALITICA DI GRIFFA

 

La galleria Casey Kaplan di New York presenta fino al 2 marzo le opere di Giorgio Griffa – uno dei principali esponenti di quella tendenza, nata sul finire degli anni Sessanta, chiamata Pittura Analitica o Pittura Pittura – nella sua prima personale nella Grande Mela dal 1970, così come negli Stati Uniti dal 1973. Sotto il titolo di “Frammenti 1968-2012” vengono ripercorsi, dell’oggi 77enne artista torinese, quattro decenni di ricerca sul gesto “infinito” della pittura. Sua cifra stilistica quella di utilizzare tele sospese al muro senza telaio sulla quale esprimere una pittura minimale e concettuale, caratterizzata da linee di colore ed impronte digitali e da arcani simbolismi.  “Io non rappresento nulla, io dipingo” il motto dell’artista che diede il nome ad una sua mostra del 1972 destinata a fare scuola.

(red)

 

FIRENZE CELEBRA LA FOTOGRAFIA DI GUY BOURDIN

 

Nell’ambito delle manifestazioni di Pitti Immagine Uomo la Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia presenta a Firenze, fino al 10 marzo al Museo Nazionale Alinari della Fotografia di Firenze, “A message for you”, una mostra dedicata a Guy Bourdin, uno dei fotografi più innovativi e provocatori del XX secolo, realizzata in collaborazione con Samuel Bourdin, Nicolle Meyer, la musa del fotografo e Shelly Verthime, la curatrice del progetto. Alla fine degli anni ’70 con i suoi scatti Bourdin è stato il promotore e fautore di un radicale cambiamento nell’ambito della fotografia di moda e della creazione per immagini. A distanza di anni le fotografie di Bourdin non hanno perso quella forza provocatoria che le ha viste nascere e, a quasi 18 anni dalla sua morte, la sua eredità artistica è celebrata dai musei di tutto il mondo e continua a ispirare generazioni di fotografi. La mostra raggruppa la produzione di Bourdin della fine degli anni ‘70 quando, nel pieno della sua maturità artistica, il suo sguardo attento registra i cambiamenti sociali di quel periodo: la libertà sessuale, il capitalismo, gli eccessi del consumismo e la presenza crescente dei media. Tutti temi che trovano la loro perfetta collocazione sulle pagine patinate delle riviste di moda. La mostra cattura il periodo più significativo della sua carriera focalizzandosi su un corpus unico di lavori che Guy Bourdin produsse in collaborazione Nicolle Meyer, sua musa e modella, che conobbe quando lei era appena diciassettenne. Le 75 stampe moderne esposte in mostra sono una raccolta di alcune immagini pubblicate su Vogue France e di diverse campagne pubblicitarie come Charles Jourdan, il calendari Pentax e Versace, oltre a una collezione di immagini mai pubblicate provenienti dall’archivio di Guy Bourdin. Completa l’esposizione una proiezione che raccoglie 150 immagini presentando una sorta di viaggio attraverso i paesaggi visivi di Guy Bourdin. Si tratta di una selezione che raccoglie polaroid, testi, annotazioni, negativi, ritratti di Bourdin, che anticipano le fotografie future: un viaggio nella mente curiosa dell’artista, intenso, sorprendente e allo stesso tempo pieno di humour.

(red)

 

LA STORIA DI “ROMA CAPUT MUNDI”

 

La Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma racconta per la prima volta, attraverso una mostra, la storia dell’espansione politica e culturale dell’antica Roma. Un progetto ambizioso, senza precedenti, che esplora due aspetti – dominio e integrazione – nell’intento di trasmettere al grande pubblico una visione poliedrica del mondo romano. La mostra “Roma caput mundi. Una città tra dominio e integrazione”, fino al 10 marzo allestita tra il Colosseo, la Curia Iulia e il Tempio del Divo Romolo nel Foro romano, presenta più di un centinaio le opere – rilievi, mosaici, affreschi, bronzi e monete – scelte per narrare una  storia che va dalle origini di Roma alla conquista dell’Italia e delle province, dagli influssi culturali e religiosi alla schiavitù e melting-pot etnico, dalle visioni antiche a quelle moderne. La mostra non  occulta gli aspetti che oggi possono apparire brutali del dominio romano: le sofferenze inferte a intere comunità, le guerre di rapina, la schiavitù. Questa immagine, che corrisponde a una percezione di massa diffusa ancora oggi a livello mondiale, viene tuttavia complicata e arricchita dalla considerazione di altri fenomeni riuniti sotto la generale politica dell’integrazione che non trova riscontri di uguale entità nell’intera storia universale: ritenevano irrilevante la purezza della stirpe, concedevano facilmente la cittadinanza, liberavano gli schiavi con procedure semplici e lo schiavo liberato era un “quasi cittadino” (i figli di quest’ultimo erano cittadini di pieno diritto). Alcuni storici contemporanei, sulla scia degli autori antichi, insistono giustamente sull’apporto morale e culturale (oltre che militare) rappresentato, nel corso dei secoli, da questo continuo arricchimento del corpo civico. La potenza bellica era dunque solo uno dei volti di Roma caput mundi.

(red)

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