Alla fine, tra il boom di Grillo, la rimonta di Berlusconi e il risultato al di sotto delle attese di Pd e Sel, il principale esito delle elezioni sembra essere l’ingovernabilità. A tarda notte arrivano i risultati definitivi: alla Camera il centrosinistra, al 29,54%, conquista per un soffio il premio di maggioranza (340 seggi) mentre il centrodestra si attesta al 29,13% (124 seggi). Ma il primo partito è il Movimento 5 Stelle con il 25,55% (108 seggi). Non sfonda lo schieramento di Monti, fermo al 10,54%, mentre non entrano in Parlamento Rivoluzione Civile (2,24%) e Fare (1,12%). Molti esclusi eccellenti quindi, tra cui Fini, Ingroia e Di Pietro. Al Senato la situazione sembra ingestibile: su base nazionale il centrosinistra prende il 31,60% ma solo 119 seggi e siamo lontanissimi dalla quota di 158 seggi necessaria per avere la maggioranza a Palazzo Madama. Il centrodestra prende il 30,66%, Grillo il 23,79%, Monti il 9,13%, Ingroia l’1,79% e Giannino lo 0,90%. “E’ evidente che si apre una situazione delicatissima per il paese. Gestiremo le responsabilità che queste elezioni ci hanno dato nell’interesse dell’Italia” afferma Bersani, mentre i democratici lanciano segnali di dialogo a Grillo. Che però definisce Berlusconi e Bersani dei “falliti” e avverte: “Non pensino di fare con noi alcun inciucio o inciucino”. (Red – 26 feb)