Bamako – Un Fondo internazionale per lo sviluppo del Sahel. Romano Prodi, inviato speciale delle Nazioni Unite per il Mali e il Sahel, ha visitato una quindicina di paesi africani in questi mesi (in alcuni, come Mali e Burkina Faso, anche più di una volta). È stato in Cina, a Bruxelles, negli Stati Uniti e in Russia per dar vita a un’ambiziosa iniziativa, tanto più ambiziosa in tempo di crisi e di scarsità di donazioni: convincere i leader del mondo a lanciare un programma di finanziamenti a medio lungo termine per favorire lo sviluppo dei paesi del Sahel, tra i più poveri del mondo. Si tratta di una fascia di sabbia che dal Senegal si spinge fino alla Somalia, attraversando Mauritania, Burkina Faso, Mali, Niger, Ciad, Sud Sudan, Eritrea, Etiopia. La proposta del professore prevede la creazione di un Fondo internazionale, sotto l’egida dell’Onu, ma gestito dai singoli paesi donatori responsabili dei vari progetti. Progetti di vario tipo – infrastrutturali legati a telecomunicazioni, energia, acqua, sviluppo agricolo; formativi, che saranno individuati dal lavoro condiviso di università e centri di ricerca dei paesi africani interessati e dei paesi donatori. Se questo progetto prenderà forma superando le perplessità e gli egoismi sarà davvero una cosa buona per il Sahel e per tutta l’Africa indirettamente. Per un motivo molto semplice: il Sahel, che è tra le aree più povere al mondo, è oggetto di attenzione della comunità internazionale solo nelle emergenze: carestie e guerre che in queste aree si ripetono purtroppo ciclicamente. (9colonne)