“Il presidente della Repubblica si è riservato di prendere senza indugio iniziative che gli consentano di accertare personalmente gli sviluppi possibili del quadro politico-istituzionale”. Dopo quasi un’ora e mezza di colloquio al Quirinale tra il presidente della Repubblica e il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, il segretario generale del Quirinale Donato Marra ha letto un comunicato per riferire che l’esito delle consultazioni svolte da Bersani a seguito dell’incarico conferitogli lo scorso 22 marzo “non è stato risolutivo”. La parola dunque torna al Quirinale con il Capo dello Stato che agirà “personalmente” per trovare una soluzione e dare un governo al Paese, già da domani mattina alle 11 con l’avvio di nuove consultazioni. La formula è criptica, al punto che non è chiaro se sottintenda una rinuncia definitiva di Bersani. Ma sia il Pd sia il portavoce del Quirinale Pasquale Cascella chiariscono che l’incarico al segretario del Pd è per il momento “congelato”. Dal canto suo, Bersani è uscito dal colloquio sconfitto ma non abbattuto, sottolineando: “Ho riferito al presidente dell’esito del lavoro di questi giorni, delle consultazioni che non hanno portato a un esito risolutivo. Ho spiegato le ragioni al presidente, ho illustrato gli elementi anche positivi che sono venuti attorno ad alcune proposte”, afferma il segretario del Pd prima della doppia stoccata a Movimento Cinque Stelle e Pdl: “Ho descritto anche – ha affermato Bersani riportando i contenuti del colloquio con Napolitano – le difficoltà che sono derivate dalle preclusioni e da condizioni che io non ho ritenuto accettabili”. Su quest’ultimo punto leggere alla voce elezione del prossimo presidente della Repubblica. “Il presidente – ha confermato Bersani davanti alle telecamere – ha ritenuto di condurre i suoi accertamenti”. Domani ci sarà quindi un nuovo giro di consultazioni e ci proverà Napolitano ad abbattere i muri innalzati dalle altre forze parlamentari o a identificare un nuovo nome che unisca almeno due delle tre principali rappresentanze votate dagli italiani. Si comincerà alle 11 con la delegazione del Pdl (della quale questa volta potrebbe fare parte anche Silvio Berlusconi). Nel pomeriggio il calendario stilato in tempi record dal Quirinale prevede alle 16 l’incontro con il Movimento Cinque Stelle (non si conoscono al momento le intenzioni di Beppe Grillo, che già oggi alcuni rumors davano in arrivo a Roma per incontrare i suoi parlamentari), alle 17 con Scelta Civica e alle 18 con il Partito democratico. Da parte democratica si registra diffuso dispiacere per questo tentativo andato a vuoto: “Coerenza e responsabilità di Bersani. Non ci si può piegare a richieste inaccettabili”, scrive su Twitter il capogruppo alla Camera Roberto Speranza. Da parte del Pdl non sembrano esserci spazi per una riapertura del dialogo con il segretario del Pd: “Bersani ci ha messo del tempo per capire che non aveva i numeri – accusa il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri – Ora lo sa. Ha creato per ostinazione una situazione di stallo nel paese. Ha fatto l’indifferente di fronte agli insulti che gli hanno rivolto i grillini. Ha fatto crescere il malumore nel suo partito, che pure non lo ha ostacolato. La sua impresa è fallita”. Quanto a Grillo, la proposta è quella di tenere in vita il governo Monti e far lavorare il Parlamento. (Caf -28 mar)