BEMBO, L'”INVENTORE” DEL RINASCIMENTO
Fino al 19 maggio la mostra “Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento. Capolavori da Bellini a Tiziano da Mantegna a Raffaello” riporta a Padova, dopo cinque secoli, i capolavori della collezione che l’intellettuale veneto, poi divenuto cardinale, aveva riunito nella propria casa, ancora esistente nell’attuale via Altinate. La grande mostra, a Palazzo del Monte, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo insieme al Centro Internazionale Andrea Palladio, è dedicata ad una delle figure più poliedriche nell’Italia del Rinascimento. Veneziano di nascita, padovano di elezione, di casa nella Roma dei Papi, Bembo fu molte cose insieme, e tutte al massimo grado. Fu poeta, storiografo e bibliotecario della Repubblica Veneta, e il letterato che influenzò in modo determinante la letteratura rinascimentale. Con Aldo Manuzio rivoluzionò il concetto di libro, curando volumi di classici di piccolo formato privi di commento, che potessero essere letti al di fuori delle aule universitarie. Amò donne bellissime come Lucrezia Borgia, e cantò l’amore, non solo platonico, negli Asolani e nei Motti. A sessantanove anni fu nominato cardinale da Papa Paolo III, e pose le basi per la leggendaria Biblioteca Vaticana. Oltre che di Raffaello e Michelangelo fu amico, guida e protettore di artisti come Giovanni Bellini, Sansovino, Sebastiano Dal Piombo, Tiziano, Benvenuto Cellini, Valerio Belli, di cui collezionò e spesso ispirò le opere. Grazie a Bembo, Michelangelo e Raffaello un’Italia suddita delle grandi potenze sul piano militare, trionfa in Europa conquistando il primato con le armi dell’arte e della cultura. La mostra racconta questa affascinante epopea, attraverso i capolavori da Mantegna a Raffaello, da Giovanni Bellini a Tiziano che Bembo collezionò, o che vide creare, spesso contribuendo alla loro ideazione. (red)
LA PIU’ GRANDE ANTOLOGICA SU BERENGO GARDINI
Dopo il grande successo della mostra di Elliott Erwitt, la Casa dei Tre Oci -, splendida testimonianza dell’architettura veneziana di inizio ‘900 – presenta, in anteprima internazionale, fino al 12 maggio, la retrospettiva di uno dei più grandi fotografi italiani: Gianni Berengo Gardin. Lo stesso autore , che ha immortalato la storia d’Italia in oltre un milione di scatti, considera questa mostra come la più rappresentativa della sua carriera: in parete oltre 130 stampe analogiche che ripercorrono il suo lavoro di reporter e che sono lo specchio di un autore che ha fatto dell’etica la sua bandiera. A curare l’antologica Denis Curti, direttore artistico della casa dei Tre Oci , che ha accompagnato il grande fotografo attraverso un lungo lavoro tra centinaia di stampe in bianco e nero dell’ immenso archivio privato, per rileggere tutti i suoi scatti, compresi quelli inediti o ritrovati. Il risultato è una carrellata emozionante che ripercorre la carriera del grande maestro italiano che più di altri, ha saputo restituire e rinnovare il linguaggio visivo del nostro Paese: Venezia e Milano, i manicomi e la legge Basaglia, la Biennale d’arte di Venezia e gli zingari, il fondamentale reportage intitolato “Dentro le case” e New York, Vienna, la Gran Bretagna per finire con la straordinaria esperienza con il Touring Club che lo spinge a scoprire gli angoli più reconditi del nostro paese, fino alle fotografie finora rimaste inedite e qui presentate per la prima volta. Considerato da molti il più rappresentativo fra i fotografi italiani, da quasi cinquant’anni porta avanti, sempre coerente con sé stesso, un importante lavoro d’indagine sociale nella continua ricerca dell’obiettività della comunicazione e della qualità dell’immagine. (red)
I DECOLLAGE DI MIMMO ROTELLA
La Fondazione Marconi di Milano presenta, fino al 15 maggio, la mostra di Mimmo Rotella “Retro-d’affiche” che presenta una selezione di circa trenta opere retro-dècollage dell’artista catanzarese. Agli inizi degli anni ’50, l’artista catanzarese, scomparso nel 2006 ad 88 anni, dopo esperienze artistiche di vario genere, approda al collage, tecnica che gli permette di sperimentare e soprattutto di abbandonare quella pittura tradizionale che sentiva così lontana ed estranea al suo sentire. E’ in quel periodo che Rotella rimane colpito dai manifesti affissi sui muri di Piazza del Popolo a Roma e comincia ad appropriarsene: “Rimasi impressionato dai muri tappezzati di manifesti lacerati – racconta -. Mi affascinavano letteralmente, anche perché pensavo allora che la pittura era finita e che bisognava scoprire qualcosa di nuovo, di vivo e di attuale. Sicché la sera cominciavo a lacerare questi manifesti, a strapparli, dai muri, e li portavo in studio, componendoli o lasciandoli tali e quali erano, tali e quali li vedevo. Ecco come è nato il décollage”. L’artista strappa i manifesti dai muri e li riporta direttamente sulla tela, una volta incollati sul supporto questi vengono nuovamente lavorati dall’autore. Le composizioni sono ottenute utilizzando indifferentemente il fronte e/o il retro del manifesto. Le sovrapposizioni di carte lacerate non sono mai casuali, ma eseguite con l’intenzione di ottenere un equilibrio compositivo, con precisi rapporti cromatici e materici. Quando espone il dritto del manifesto, Rotella accentua gli effetti di colore mediante lo spessore dei frammenti incollati, quando espone il retro del manifesto, accentua gli effetti di materia mediante le colorazioni grigie o rossastre lasciate dai muri e dalle intemperie. Il gesto di strappare i suoi dècollages, oltre ad essere una chiara ammissione di dissenso nei confronti della pittura tradizionale, è per Rotella il modo di appropriarsi di un aspetto del reale, infatti nel 1961 verrà inserito da Pierre Restany nel gruppo del Nouveau Réalisme. La mostra alla Fondazione Marconi presenta al pubblico una selezione di retro-dècollage dall’inizio degli anni Cinquanta ai primi anni Sessanta, tra cui Nebuloso, 1954, Terrestre, 1956, Argentina, 1957, Materico, 1959, fermandosi quindi subito prima che compaia una lacerazione più figurata nelle sue composizioni. Dopo il 1960 infatti Rotella abbandonerà le opere puramente astratte facendo emergere nei suoi manifesti dettagli di parole, di corpi, di sguardi, di volti, come quello di Marilyn di cui allo Studio Marconi ’65, dove la mostra prosegue, sono presentate alcune litografie. Nello spazio di via Tadino sono esposte inoltre diverse operazioni grafiche, fotolito e frottage (tecnica con cui l’immagine è ottenuta sul foglio passando dei solventi sulla pagina stampata), che Rotella realizza negli anni Settanta partendo dalla pubblicità o da immagini trovate sulle riviste. (red)
A WASHINGTON LA GRANDE POESIA E FOTOGRAFIA ITALIANE
“Next Stop: Italy”, “Prossima fermata: l’Italia”. Sotto questo titolo la grande fotografia e poesia italiana è in mostra fino al 28 aprile alla Phillips Collection di Washington, prestigioso museo aperto nel 1921, primo dedicato all’arte moderna negli Stati Uniti. La mostra è allestita in collaborazione con l’ambasciata d’Italia a Washington nell’ambito dell’Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti. Gli scatti di alcuni dei più importanti fotografi contemporanei italiani – Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Mario Cresci, Renato D’Agostin, Andrea Galvani, Luigi Ghirri, Mimmo Jodice, Nino Migliori, Francesco Nonino, Bianca Sforni, Franco Vaccari e Paolo Ventura – sono abbinati ai versi in italiano, tradotti in inglese, di alcuni dei più celebri poeti dal nostro Paese: Leopardi, Pasolini, Ungaretti, Quasimodo, Rosselli, Pavese, Luzi, Foscolo, Penna, Lorenzo de’ Medici e Montale. Prima di sbarcare alla Phillips, foto e testi sono stati esposti su autobus e vagoni della metropolitana di Washington, sotto forma di poster. Il 4 aprile, il catalogo che raccoglie le poesie e gli scatti, sarà presentato alla Library of Congress di Washington, la più grande biblioteca al mondo. A fare gli onori di casa all’inaugurazione della mostra la direttrice Dorothy Kosinski che ha presentato le altre iniziative che vedono la sua istituzione in partenariato con l’Italia: il 4 aprile l’evento “Viva l’Italia!”, il 3 maggio il grande gala annuale della Collezione, interamente dedicato all’Italia e, tra meno di un mese, una importante mostra su de Chirico. Il significato dell’iniziativa è stato sintetizzato da Luca Franchetti Pardo, vicario dell’ambasciata d’Italia a Washington. “Abbiamo scelto uno strumento originale – i mezzi pubblici – per diffondere presso una audience il più possibile vasta l’insolito accoppiamento tra poesia e fotografia. Crediamo infatti che l’ambasciata debba essere percepita non solo come un’istituzione aperta alla comunità ma anche come un vero e proprio ponte, capace di raggiungere i cittadini dei due Paesi per facilitare legami di amicizia basati su una sempre maggiore reciproca conoscenza. Questo è anche il senso profondo dei circa 200 eventi dell’Anno della Cultura organizzati in più di 50 città americane”. (red)
CELEBRAZIONI EDITTO: A MILANO 3 MESI DI EVENTI SULLA BIBBIA
Nell’ambito delle celebrazioni per i 1700 anni dall’Editto di Costantino (313-2013) l’Associazione Sant’Anselmo-Imago Veritatis in collaborazione con Biblioteca Ambrosiana e Provincia di Milano sotto l’alto patronato del cardinale Angelo Scola organizza la manifestazione “Il grande alfabeto dell’umanità”. Previste mostre, incontri, letture. Fino al 30 giugno alla Pinacoteca Ambrosiana la mostra “Il grande alfabeto dell’umanità”, a cura di mons. Gianantonio Borgonovo e di Maria Antonietta Crippa, grazie a importanti prestiti della Biblioteca Apostolica Vaticana e della Biblioteca Trivulziana, offre la possibilità di vedere e apprezzare l’originale di antichi Codici biblici, testi in facsimile ed edizioni di pregio. Organizzato un percorso per osservare libri dell’Antico Testamento, Vangeli, Lettere paoline, Bibbie ebraiche, Salteri, la Bibbia di Malerbi (tra le prime traduzioni in italiano volgare del 1471). Accanto ai sacri testi sono esposte alcune opere di Marc Chagall, il pittore russo di origine ebraica che ha illustrato molti episodi biblici: un olio poco noto, “Exode ou Le bateau del l’’Exode” (olio e inchiostro di china, 1948), 19 disegni preparatori della “Bible” (1956) e 12 acqueforti a soggetto biblico (1930-1931). La mostra si sviluppa anche nella biblioteca di Palazzo Isimbardi, sede della Provincia di Milano. Qui l’incontro con la Bibbia si presenta con un particolare impatto: si può ammirare la riproduzione in grandezza reale della Porta del Paradiso realizzata per il Battistero di Firenze da Lorenzo Ghiberti tra gli anni 1425 e 1452. La porta, ritornata al suo splendore nel 2012 dopo 27 anni di restauro, presenta una serie di sorprendenti storie bibliche. Il visitatore può apprezzarla con l’aiuto di video e di spiegazioni realizzate in collaborazione con l’Opera di Santa Maria del Fiore. Accanto al Ghiberti è stata allestita una mostra delle edizioni della Bibbia in Italia e nel mondo a cura della Società Biblica e dell’Associazione Sant’Anselmo. Sempre a Palazzo Isimbardi, a maggio e giugno, si terrà un ciclo di incontri con la partecipazione di Franco Loi, Jonah Lynch, Roberto Mussapi, Laura Nicora, Marie-Michèle Poncet, Armando Torno, Timothy Verdon. Previsti anche incontri con biblisti nella chiesa di San Sepolcro e nella Biblioteca Isimbardi. Allo Spazio Oberdan saranno proiettati a partire dal 21 aprile la domenica mattina cinque film: “Costantino il grande”, “I dieci comandamenti”, “King David”, “Christus” (muto restaurato), e in anteprima italiana “Fetih 1453”. Organizzato anche un concorso per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado della Lombardia. I partecipanti sono chiamati a riflettere sul tema “Tolleranza e ruolo pubblico della religione tra editto di Costantino e attualità” e a presentare un elaborato entro il 25 aprile (per le modalità: www.edittodicostantino.blogspot.it). (red)