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Modigliani, Soutine
e gli artisti maledetti

it@withub.it by it@withub.it
5 Aprile 2013
in Archivio speciali - Mostre
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MODIGLIANI, SOUTINE E GLI ARTISTI MALEDETTI

“Queste opere non sono state mostrate al pubblico da più di settantʼanni, e oggi ricompaiono come per magia, come uscite da un altro mondo”. Con queste parole Marc Restellini, curatore della mostra “Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter” dà il senso allʼesposizione che si tiene fino al 20 aprile nelle sale di Palazzo Reale di Milano. Più di 120 le opere in mostra per ricostruire il percorso di questi artisti che vissero in un periodo affascinante della storia dellʼarte nel quartiere di Montparnasse agli inizi del ʻ900: Modigliani, Soutine, Utrillo, Suzanne Valadon, Kisling e molti altri. Se oggi noi ammiriamo questi lavori come capolavori assoluti dellʼarte, non dobbiamo dimenticare tuttavia che allʼepoca in cui videro la luce venivano considerati veri e propri obbrobri. E’ per questo che lʼintuizione di Netter appare una vera e propria profezia, oltre che un atto coraggioso e spesso disinteressato. Poco si sapeva di questʼuomo tale era la sua discrezione. Oggi, grazie al lavoro di ricostruzione di Restellini, possiamo farci unʼidea del suo volto grazie al ritratto che gli fece, riconosciuto da vecchie fotografie familiari, Kisling, anchʼesso in mostra. E la leggenda vuole che sia stato proprio Modigliani a presentare Kisling a Netter. A causa del suo atteggiamento così discreto, di Jonas Netter non rimane nulla di personale. Tranne le opere che amò e collezionò e che anche noi oggi possiamo contemplare.(red)

IL PERIODO D’ORO DELL’IMPERO ROMANO

Un periodo storico di grande splendore artistico e di grande equilibrio politico, quello tra il 98 ed il 180 d.C.: dal principato di Traiano a quello di Marco Aurelio. Ottanta anni dei tempi aurei, o meglio definiti i Felicia tempora. La mostra “L’Età dell’Equilibrio. Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio”, fino al 5 maggio ai Musei Capitolini, ripercorre il periodo del massimo splendore dell’impero romano attraverso le vite dei quattro imperatori scelti “per adozione”, dunque in virtù delle loro qualità personali e non per diritto di nascita, che hanno determinato il successo di un incomparabile equilibrio tra il potere dell’esercito, il potere del senato e quello dell’impero. L’Età dell’Equilibrio, che va da Traiano a Marco Aurelio, più che una splendida gemma tra età di crisi, è un periodo in cui si portano a maturazione i frutti positivi della politica di dominazione romana: in particolare, la pace mediterranea, l’unificazione dello spazio monetario, la diffusione del sistema legislativo e giudiziario romano e delle forme contrattuali proprie del diritto romano e la diffusione del modello di vita urbano anche nella periferia dell’impero.  (red)

CAPOLAVORI DEL ‘900 SFUGGITI AL TERREMOTO 

La mostra “Da Boldini a De Pisis – Firenze accoglie i capolavori di Ferrara”, fino al 19 maggio alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti  e a Villa Bardini presenta un’ampia rassegna dell’intero percorso museale delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara.  Con questo evento espositivo si è voluto in primis rispondere al disagio subito dalle Gallerie ferraresi a causa dei gravi danni subiti dagli ambienti di Palazzo Massari, sede delle collezioni dell’Ottocento e del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Filippo de Pisis, a causa del sisma che ha colpito nel maggio 2012 l’Emilia Romagna. Dopo avere presentato una significativa scelta delle collezioni a Palazzo dei Diamanti, la direzione dei musei ferraresi, non rassegnandosi alla necessità di ricoverare le opere in deposito, ha domandato e ottenuto ospitalità dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo museale della città di Firenze, così da consentire ad un pubblico più vasto la visione almeno temporanea di alcuni di questi capolavori. A Villa Bardini 26 opere documentano le collezioni ferraresi prendendo avvio dal Romanticismo storico di Gaetano Turchi, Massimiliano Lodi, Girolamo Domenichini e Giovanni Pagliarini seguito dagli autoritratti dei principali artisti locali – da Giuseppe Mentessi a Giovanni Boldini –  per giungere al simbolismo di Gaetano Previati con il capolavoro assoluto Paolo e Francesca (1909), tratto dall’omonimo canto dantesco. A Palazzo Pitti sono esposte invece 35 opere, tra dipinti e sculture: dal simbolismo letterario di Giovanni Muzzioli e Gaetano Previati, alle allegorie malinconiche nelle sculture di Angelo Conti ed Arrigo Minerbi. Si possono anche ammirare tre capolavori di Giovanni Boldini che esulano dal repertorio consueto del pittore: due nature morte (Un angolo della mensa del pittore; Le mele calville) e la Marina a Venezia con scansioni geometriche simile ad una composizione manga giapponese.   (red)

I GRANDI VIOLINI ITALIANI PER LA PRIMA VOLTA NEGLI STATI UNITI

Per la prima volta gli straordinari violini di fattura italiana della raccolta di Sau-Wing Lam, la più importante collezione privata dedicata all’eccellenza della liuteria italiana e cremonese, vengono esposti negli Stati Uniti. Fino al 30 giugno al Metropolitan Museum of Art di New York è possibile ammirare capolavori come il Baltico di Giuseppe Guarneri “del Gesù” e il violino Bavarian di Antonio Stradivari del quale proprio in occasione dell’apertura della mostra ricorre il 275.mo anniversario della morte. In concomitanza con l’installazione si terranno quattro concerti. Sabato i violinisti Daniel Hope and Karen Gomyo, con l’Orchestra da Camera di Salomé eseguirabbi un programma dedicato a Bach con il Baltico Guarneri “del Gesù” del 1731. Altri eventi musicali sono il 12 aprile (con Philippe Quint) e il 4 maggio. Sau-Wing Lam, (1923-1988) nato a Shanghai, dal 1948 vive a New York come presidente di una concessionaria di auto import-export. Nel 1960 compra il suo primo violino importante e in oltre 25 anni assembla una collezione di strumenti a corda e arci costruiti dai grandi maestri, primi fra tutti Stradivari, Guarneri, Amati e Tourte. Sam-Wing Lam era particolarmente affezionato al quartetto “Amati” e ad uno dei primi strumenti acquistati, un violino realizzato nel 1699 da Giuseppe Guarneri “filius Andreae”, che prediligeva a tal punto da suonarlo sempre e che ora è esposto, insieme ad altri cinque capolavori di scuola classica, al museo Stradivariano di Cremona.

IL “DIARIO PER MATITE E GRAFITE” DI EURO PAVANETTO 

Antiruggine, il “capanon” che a Castelfranco Veneto Mario e Arianna Brunello hanno trasformato in fucina culturale alternativa, propone fino al 28 aprile una mostra-istallazione dell’artista veneziano Euro Pavanetto con un passato cartoonist a Parigi e textile designer a New York. Particolarissime sono le mostre che il celebre violoncellista e sua moglie scelgono: non più di due l’anno, site-specific, affidate ad artisti fuori circuito, segreti o meglio nascosti, particolari nella loro originale creatività. La mostra “Diario per matite e grafite” di Euro Pavanetto ne è la conferma. Per Antiruggine Pavanetto ha accettato di esporre il suo diario intimo: centinaia di disegni che accostati svelano fantasie, attenzioni, pulsioni, interessi dell’artista dal 2009 allo scorso 2012. Ciò che colpisce è la potenza complessiva di questa istallazione che fa del “capanon” uno spazio dell’immaginario, un ambiente visivo, proponendo al visitatore l’immersione totale in una stanza di pensieri grafici. “E’ un diario in bianco e nero, surreale, che – scrive Andrea Perego nel catalogo della mostra – passa attraverso la solitudine metafisica di Giorgio De Chirico e resta sospeso tra Maurits Cornelius Escher, riferimento fin troppo immediato, e la stupenda Portrait in black and white di Tom Jobin suonata dalla tromba di Chet Baker che batte ossessivamente un vortice di toni/temi ripetitivi e carezzevoli, strazianti e morbidi. Morbidi? Sì nel doppio senso che questa parola ha per i bilingui. Per tre anni Euro Pavanetto ha riversato su carta con un’ossessività da manuale la sua personale lettura del mondo”.(red)

 

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