Dalle scatole magiche per produrre in pochi giorni stravaganti imitazioni dei vini made in Italy più rinomati come il Chianti bianco ai tarocchi ancora diffusi sui mercati nazionale ed estero come il Kressecco tedesco o il Barbera rumeno fino addirittura ai concentrati di Sambuca, Amaretto e Anisetta, il settore dei vini e dei liquori italiani taroccati sottrae almeno 200 milioni di euro all’anno alla produzione nazionale. E’ quanto stima la Coldiretti che, per denunciare le aberrazioni che rischiano di minare il successo del vino italiano nel mondo, ha allestito al Vinitaly di Verona “L’angolo della vergogna”. La stagnazione dei consumi interni, insieme alla crescita dei mercati esteri, rende più urgente – sottolinea la Coldiretti – l’intervento delle Istituzioni per tutelare le esportazioni di vino made in Italy di fronte ai numerosi tentativi di banalizzazione delle produzioni nazionali. Oltre al danno economico, a preoccupare è soprattutto il danno di immagine che provocano tra i consumatori emergenti dove non si è ancora affermata la cultura del vino. Se l’Italia resta saldamente il maggior esportatore di vino nel mondo, dove quasi una bottiglia scambiata su cinque è made in Italy, crescono parallelamente i casi di contraffazione a conferma del fatto che il vino italiano è il più amato, ma anche il più imitato all’estero dove sono molte diffuse “copie” che mettono a rischio l’immagine del prodotto e le opportunità di penetrazione dei mercati. La Coldiretti ha esposto al Vinitaly alcuni esempi del vino “tarocco” che invade il mondo. Si va dal Chianti californiano al Tuscan Moon, con la scritta Sangiovese prodotto in California, al Marsala wine prodotto negli Usa, ma ci sono anche il Barbera bianco prodotto in Romania, il Kressecco e il Meer-Secco realizzati in Germania, sino ad arrivare all’Amaretto Beneventi anch’esso commercializzato nel Paese della cancelliera Merkel. Il fenomeno del falso vino “Made in Italy” – informa la Coldiretti – trova un forte impulso anche dalle opportunità di vendita attraverso la rete. Ad esempio, può essere facilmente acquistato su internet dalla Scatter Creek Winery un falso Chianti che si chiama Key Auntie, prodotto negli Stati Uniti, che fa leva sulla pronuncia inglese del nome per ingannare i consumatori. Non solo – aggiunge la Coldiretti – nell’Unione europea del rigore nei conti si permette che pseudo vino sia ottenuto da polveri miracolose contenute in wine-kit – anch’essi esposti dalla Coldiretti – che promettono in pochi giorni di ottenere le etichette piu’ prestigiose come Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewurztraminer, Barolo, Verdicchio, Lambrusco o Montepulciano. (Red – 8 apr)