(9 apr) – Negli ultimi 15 anni il settore del turismo si è sviluppato a ritmi inferiori a quelli del complesso dell’economia. In rapporto al PIL il peso del turismo (misurato come somma delle spese turistiche dall’estero e di quelle domestiche) è diminuito dal 5,3% del 1998 al 4,9 nel 2008, dopo aver raggiunto un picco del 5,5% nel 2000 per effetto del Giubileo. Nel decennio 2000-2010 la quota di mercato a prezzi e cambi correnti dell’Italia sugli introiti turistici mondiali è scesa dal 5,8 al 4,1%, con una riduzione in termini percentuali di quasi il 30%. Con l’ingresso di nuovi rilevanti attori nel mercato del turismo internazionale (in particolare la Cina e la Turchia), il ridimensionamento delle quote dei paesi incumbent è, almeno in parte, un fenomeno fisiologico. Altre tradizionali mete turistiche hanno subito riduzioni di entità analoga a quella dell’Italia nel decennio scorso (tra le principali, Francia, Grecia e Regno Unito); tuttavia alcuni paesi (come la Spagna, la Germania e il Portogallo) sono riusciti a contenere la flessione. Il peggiore andamento dell’Italia in termini di introiti turistici è dovuto principalmente – secondo uno studio della Banca d’Italia – ad aspetti (qualità dei servizi, dotazione infrastrutturale, sicurezza, accessibilità, politiche settoriali, innovazione dei prodotti turistici, ecc.) non legati all’andamento complessivo dei prezzi.
La Francia – dove la rilevanza sul PIL degli introiti turistici dall’estero (1,9 per cento) è
analoga a quella dell’Italia (2,0 per cento nel 2011) – ha registrato una flessione della propria quota
di mercato di poco inferiore a quella dell’Italia, grazie anche a un leggero miglioramento della
competitività di prezzo (in termini dell’indice complessivo dei prezzi) rispetto al nostro Paese, in
particolare prima della crisi. La Germania, che ha un’offerta turistica relativamente più orientata al turismo d’affari rispetto agli altri tre principali paesi dell’area, nello scorso decennio è riuscita a contenere la perdita di quota di mercato più dell’Italia (e della Francia). A questo risultato ha anche contribuito un andamento relativamente più favorevole della competitività di prezzo (sempre in termini di indice complessivo dei prezzi) rispetto all’Italia, soprattutto fino al 2007.
Fonte:
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/seminari_convegni/conv-12