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SCHIAVONE: IL MALE ITALIANO SI RICERCA SEMPRE ALL’ESTERO?

it@withub.it by it@withub.it
15 Aprile 2013
in News dal mondo HP, Protagonisti
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Tägerwilen, 15 apr – “I dieci saggi nominati dal presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, nella fretta di produrre soluzioni mirabolanti, immediate e popolari per curare il male che affligge le istituzioni ed il sistema Italia, hanno prodotto il proverbiale topolino”. E’ il commento di Michele Schiavone, consigliere in rappresentanza della Comunità italiana in Svizzera e componente del Consiglio di Presidenza del Cgie. “La fretta – aggiunge Schiavone – si è rivelata cattiva consigliera, in particolare sulle proposte di modifica della legge costituzionale sulla rappresentanza parlamentare. Nella proposta di riduzione del numero dei parlamentari in risposta agli sprechi, è stata associata la presenza dei parlamentari eletti all’estero ed è ritornata in auge l’abolizione della rappresentanza dei cittadini italiani che vivono all’estero, sacrificandola alla piazza che reclama più sobrietà e parsimonia nella gestione delle risorse pubbliche destinate alla politica. E’ possibile che il male italiano sia da ricercare sempre e comunque all’estero, presso quei quattro milioni di cittadini che sono stati costretti a emigrare per trovare soluzioni alternative alle diffuse inadempienze e inefficienze del nostro paese, quando invece l’assalto alla Bastiglia muove da situazioni di diffuso disagio sociale e da una mancanza prospettica di un incerto futuro?” si chiede Schiavone. “Ritornare a menar il can per l’aia adducendo squilibri e malversazioni nel processo elettivo della circoscrizione estero – prosegue Schiavone – mette in luce invece una miopia conclamata di chi confonde la causa con l’effetto. E dalla prima elezione legislativa del 2006 che gli italiani all’estero chiedono ad alta voce maggiore trasparenza e un sistema di partecipazione elettorale certa per evitare inquinamenti che spesso sono concepiti nella madre patria”. Secondo il rappresentante del Cgie, “non v’è dubbio alcuno, comunque, che nella riforma dell’intera impalcatura costituzionale vadano riviste le modalità e le norme per la scelta della rappresentanza nella Circoscrizione estero e riaggiornare con urgenza gli strumenti per l’esercizio della partecipazione politica attiva. Sottrarsi a questa urgenza sarebbe essenziale e alimenterebbe il dubbio sul principio giuridico della partecipazione degli italiani all’estero al voto. Però, da qui ad abolire la nostra rappresentanza politica nel parlamento italiano sarebbe sbagliato e ingiusto. In Italia nessuno ha mai messo in discussione la partecipazione al voto di comunità in cui è notorio il voto di scambio, o di comunità in cui il voto è condizionato dai poteri criminali e dai poteri forti. Le ingiustizie producono sempre tensioni e fossati incolmabili, difficilmente negoziabili soprattutto se si ledono i diritti di uguaglianza e rappresentanza che vivono nelle carte costituzionali delle democrazie occidentali. Riesco già ad immaginare la reazione che produrrebbe una tale decisione nelle organizzazioni internazionali, nel mondo associativo e nei cittadini italiani all’estero, nonché negli stessi partiti italiani – dichiara Schiavone – che hanno sostanziali rappresentanze all’estero. Pur rispettando la saggezza dei saggi costituzionalisti che hanno consegnato al presidente della Repubblica sagge proposte per risolvere i mali italiani, mi chiedo se, assieme alle loro convinzioni personali e alla conoscenza della letteratura costituzionale da cui hanno attinto le sagge proposte, si siano chiesti come intendono rendere protagonisti i cittadini che vivono all’estero nel futuro dell’Italia? Quell’Italia che noi vorremmo moderna, aperta al mondo e più giusta. Oggi che conosciamo le lingue straniere e viviamo all’estero, dopo aver seguito alla lettera i saggi suggerimenti dei governanti del secolo scorso, cosa dovremmo inventarci per mettere a valore le storie e le esperienze maturate all’estero per continuare a mantenere lo status di cittadini italiani? Siamo milioni di cittadini, anche se non tutti premi Nobel di cui il nostro paese è orgoglioso quando vengono premiati, ma sinceri e modesti ambasciatori del nostro Paese, della nostra cultura e della nostra storia: solo e semplici cittadini italiani”. (Cle – 15 apr)

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