(17 apr) I magistrati italiani – tra i 46 paesi europei censiti dalla Commissione per l’efficienza della giustizia (Cepej) – si collocano al 6° posto come stipendio lordo di un giudice della Corte Suprema, al 1° posto come PM presso la Corte Suprema al 15° posto come stipendio lordo di un giudice all’inizio della carriera e all’11° posto come stipendio lordo di un P.M. all’inizio della carriera. Gli stipendi annui lordi iniziali dei giudici italiani (50.290 euro) si collocano, come detto, al 15° posto della graduatoria europea (ove la media è di 46.056 euro), con una differenza negativa di 99.816 euro nei confronti delle retribuzioni in Scozia (1° posto) e di 75.916 euro nei confronti di quelle in Svizzera. Ma quanto lavorano i giudici italiani? C’è da dire innanzitutto che l’Italia è il Paese che deve confrontarsi con un contenzioso civile molto alto in Europa, inferiore soltanto a quello della Federazione russa. I nostri giudici devono dare risposta a una domanda di giustizia civile pari a 2.399.530 nuovi procedimenti annui (nel 2010), che è la seconda in Europa dopo la Russia (13.649.662 procedimenti). In Germania le cause civili sono state invece 1.581.762. I giudici italiani sono i secondi in Europa per numero di procedimenti conclusi e quindi per produttività. Sull’efficienza del nostro sistema giudiziario pesa però l’esorbitante quantità di procedimenti arretrati. Situazione analoga si registra nel settore penale: anche qui l’Italia riceve annualmente la più alta domanda di giustizia nel contesto dei 46 Stati del Consiglio d’Europa.