“BALOTELLI. A CRESTA ALTA”, TUTTA LA VERITA’ SUL CALCIATORE
“Balotelli. A cresta alta” (Roberto Maggi, pp. 160, 18,90 euro), scritto da Raffaele Panizza e Gabriele Parpiglia, per la prima volta racconta la vera storia del campione Mario Balotelli. Il libro, diviso in cinque parti (Infanzia senza tetto, Cuore da ghetto, Campione reietto, Fuori squadra senza nessun rispetto, Vita da maledetto) rivela chi è Balotelli attraverso testimonianze, rivelazioni choc, foto e interviste esclusive, con la prefazione di Totò Di Natale, calciatore dell’Udinese, amico e compagno in Nazionale. Il libro si presenta come uno tsunami. Dalle umili origini tra Accra e Konongo, ai lunghi mesi in un ospedale di Palermo con la vita appesa a un filo. Dal drammatico affido ai Balotelli ai permessi di soggiorno da rinnovare ogni due anni. Dai primi calci al pallone alla cacciata dalle squadre giovanili, fino agli anni di scuola con il terrore di essere rispedito in Africa e a domandare alla maestra: “Ma il mio cuore è bianco come quello degli altri?”. Poi l’ascesa: promessa osannata ma perennemente in castigo al Lumezzane, campione dell’Inter fino agli impossibili di Mourinho, quindi l’esilio a Manchester e poi il ritorno glorioso al Milan. E poi il razzismo, gli eccessi, le donne e l’affaire Raffaella Fico: per la prima volta verrà svelato attraverso rivelazioni choc il vero motivo per cui Balotelli, fino a oggi, non ha voluto riconoscere sua figlia Pia. In chiusura il politico Jean-Léonard Touadi, esponente del Pd, gli dedica una lettera innalzandolo a eroe anti-razzismo. (Red)
“VERTERE, ANTROPOLOGIA DELLA TRADUZIONE NELLA CULTURA ANTICA”
Maurizio Bettini, docente di filologia classica all’Università di Siena, è il vincitore del Premio Mondello Critica per il saggio “Vertere. Un’antropologia della traduzione nella cultura antica” (Einaudi, pp. 317, 23 euro). Il testo, secondo il comitato di selezione, “affronta un nodo cruciale della cultura scritta che ha conseguenze su altre forme del vivere, perché si mostra come un tratto fondamentale dei caratteri delle civiltà. Le varie tradizioni del tradurre mostrano che spostarsi da una lingua all’altra è certamente un fatto tecnico, ma anche il modo fondamentale dell’articolarsi del concetto stesso di vivere civile e dunque di civile conversazione”. “Ho appreso con gioia di questo riconoscimento a un libro che è una riflessione antropologica sulla traduzione nella cultura antica e che nasce dai corsi che ho tenuto in Università”, ha detto l’autore. “I popoli e le culture – spiega il professore – quando vogliono definire l’atto di tradurre da una lingua all’altra, pensano ciò in modi anche molto diversi fra loro: e formulano questa nozione secondo paradigmi linguistici e culturali specifici, legati alla cultura che li produce. Proprio per questo, limitarsi a tradurre le parole per ‘tradurre’ con un semplice ‘tradurre’ – il bisticcio è inevitabile – porta non solo a falsare il senso di queste singole parole ma a mistificare il contesto culturale in cui esse sono state generate”. (Sip)
STORIE CHE SI INTRECCIANO NELLA TEHERAN DEGLI ANNI ’80
“L’albero dei fiori viola” (Rizzoli, pp. 330, 18 euro) di Sahar Delijani è la denuncia di un regime spietato e la storia di affetti e amori in grado di resistere. Iran, anni Ottanta. I giovani che si erano battuti per cacciare lo Shah vengono perseguitati dal regime khomeinista. Una vecchia casa con il portone azzurro, stretta tra i palazzi della moderna Teheran. E al centro del cortile, un magnifico albero di jacaranda: è qui, sotto un tripudio di fiori dalle mille sfumature di rosa e di viola, che si intrecciano le storie di Maman Zinat, Leila, Forugh, Dante, Sara e tanti altri. Tutti membri della stessa famiglia perseguitata da un regime brutale. Voci di un paese esaltato dalla rivoluzione e subito dopo inghiottito dall’abisso della tirannia. La giovane Azar, arrestata per motivi politici, partorisce al cospetto della sua carceriera una bambina: Neda, capace, con la sua sola presenza, di ridare speranza anche a chi credeva di averla persa per sempre. Maman Zinat aspetta che le sue figlie vengano rilasciate dal carcere e intanto cresce i tre nipotini. E per due amanti – Leila e Ahmad – separati dalla storia, altri due trovano il modo di tendersi finalmente la mano. Nata nella prigione di Evin, a Teheran, 28 anni fa, l’autrice mescola realtà e finzione in questo suo primo romanzo, che prende spunto dalle vicissitudini della sua famiglia per disegnare il ritratto di un popolo che anela alla libertà. (Sip)
“LA DONNA DI TROPPO”, ROMANZO NOIR DI ENRICO PANDIANI
Qualche tempo fa Zara Bosdaves poteva imbattersi in un cadavere senza nessuna preoccupazione, se non quella di affidarlo ai colleghi della Scientifica. Non doveva scappare via, ripulire in maniera frettolosa quello che poteva aver toccato, pensando a cosa dire alla polizia. Era lei la polizia. Adesso Zara fa la detective privata: ha raccolto e impacchettato tutte le sue cose, e anche la sua vita, trasferendosi a Torino dove, oltre all’agenzia d’investigazioni, è titolare insieme al compagno Frangois di uno dei locali più alla moda della città. E ce la sta mettendo tutta per adattarsi al suo nuovo lavoro, ma pedinare mariti traditori non è proprio il massimo che una donna come lei – una che pratica aikido, che sa dove colpire e dove far male – possa desiderare. Fino a quando non le viene affidato l’incarico di indagare sulla scomparsa del figlio di un importante industriale, quest’ultimo morto in circostanze sospette in un incidente d’auto. Zara, allora, dovrà fare i conti con torbidi affari di famiglia, con gente disposta a tutto pur di arrivare sempre più in alto; dovrà misurarsi con la violenza e con il dolore. E dovrà trovarne la cura. Ma dal sangue non si può guarire, e a lei non resterà altro da fare che seguirlo, per scoprire dove porta. Con questo suo nuovo romanzo, “La donna di troppo” (Rizzoli, pp. 350, 17 euro), Enrico Pandiani si conferma un maestro del noir, ambientato in una Torino inattesa che ha, come protagonista, una donna passionale e travolgente. (Sip)
UN VOLO AD ALTA TENSIONE IN “LA PRODUZIONE DI MERAVIGLIA”
In volo per attraversare le Alpi c’è un piccolo aereo da turismo. All’interno ci sono due persone: un uomo, muto, alla cloche e una ragazza che guarda fuori dal finestrino. Una ragazza bellissima che, a terra, lascia la famiglia e il padre. Lui, giocatore di poker professionista, non parla ma si fa capire mostrando una collezione di immagini che ha fatto plastificare, come un mazzo di carte. È Remì ad aver cercato lei, Ione, per portarla con sé in cielo. Quel volo è una sfida che ha lanciato a se stesso e alla sua giovane compagna. La posta in gioco è alta: una comunicazione profonda, che riesca a rompere il silenzio in cui lui è rinchiuso e il vuoto nel quale lei è sospesa. Da quando l’ha conosciuta Remì ha desiderato Ione con l’intensità con cui si desidera il proprio opposto. La vita di Remì è fatta di lunghe notti insonni e la certezza di aver costruito una barriera contro qualsiasi intrusione esterna. Ione è viziata, fragile, chiassosa: ma non ha mai smesso di sperare che il bene venga da qualcuno che sappia toccarla senza farle male. Il volo di Remì e Ione diventa un viaggio pieno di tensione, un gioco di seduzione che porterà a un cambiamento radicale. Nel frattempo, sotto l’aereo, la crosta terrestre ha iniziato a tremare in uno dei più grandi terremoti della storia. “La produzione di meraviglia” (Mondadori, pp. 180, 18 euro) è la seconda opera di Gianluigi Ricuperati: un libro visionario dalla scrittura sottile e percorso da una galleria di immagini che lo accompagnano per descrivere la storia una seconda volta, con le icone che le parole hanno raccontato. (Sip)
AL VIA IL FESTIVAL NAZIONALE DELLA LETTERATURA “CITTÀ DI GIULIANOVA”
E’ stato presentato nei giorni scorsi il programma del Festival Nazionale della Letteratura “Città di Giulianova”, giunto alla sua seconda edizione. L’appuntamento, un evento molto importante non solo per la città di Giulianova ma per l’intero Abruzzo – sottolineano gli organizzatori del Festival – ha avuto, grazie all’impegno dell’associazione Artemisia, una crescita esponenziale, sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo. Dal 2 al 5 maggio, giorno in cui scenderà il sipario nella splendida cornice del Kursaal, la città ospiterà – tanto al Centro storico quanto al Lido – oltre trenta autori, tra scrittori, giornalisti e saggisti, con una numerosa serie di eventi collaterali, dai reading ai momenti musicali, dalle mostre fotografiche ai cortometraggi, ai documentari. Tra gli autori di livello nazionale e internazionale non mancheranno Elda Lanza – allieva alla Sorbona di Jean Paul Sartre, prima presentatrice della tv italiana, scrittrice e giornalista – Concita De Gregorio – firma di “Repubblica” ,presente al Festival col suo ultimo libro uscito per Einaudi, Mariano Sabatini – giornalista, autore televisivo, conduttore radiofonico e scrittore –e, ancora Renzo Paris – poeta, narratore e saggista e Ornella Albanese tra le autrici di punta della casa editrice Mondadori. “Quest’anno – ha dichiarato Patrizia Di Donato, – scrittrice e presidente dell’Associazione Culturale Artemisia – sarà più che mai un Festival, cioè una vera e propria festa, non quindi un evento ampolloso, pesante, come a volte la cultura viene prospettata. Una festa – ha detto ancora Di Donato – dedicata ai libri, perché crediamo che ci sia una necessità di promuoverli, facendone conoscere gli autori, in un Paese, il nostro, che conta appena 3 milioni di lettori”. (PO/red)
