A MILANO 200 ANNI DI MANGA
Il Comune di Milano presenta il primo Milano Manga Festival. Alla Rotonda si tiene fino al 21 luglio la prima grande mostra sui 200 anni di storia dell’arte Manga: “200 Anni di arte Manga” riunisce per la prima volta circa 500 tavole – originali e copie – di oltre 350 artisti. Nella mostra è prevista la sostituzione parziale delle opere dal 13 giugno. Il percorso principale si sviluppa in senso cronologico. Partendo dal “Manga di Hokusai” (1814) – l’opera formata da 15 volumi in cui compaiono oltre 4000 personaggi e a cui si deve la diffusione del termine “Manga” – la mostra ripercorre lo sviluppo di questa arte, una delle più rappresentative della cultura giapponese contemporanea. Parallelamente al percorso cronologico il visitatore potrà approfondire sei tematiche che hanno segnato lo sviluppo dell’arte Manga: dai “Manga di Hokusai”, Ukiyo-e e “giapponeserie” che appassionarono l’Europa tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento al fumetto giapponese anteguerra, alle influenze Disney ed alle opere di Tezuka Osamu (1928 – 1989), considerato il “Dio del Manga”. Dalle riviste che dal 1950 tanta importanza hanno avuto nella diffusione del Manga ai nuovi generi come lo Shoujo Manga dal successo planetario. Una mostra speciale è dedicata a “Capitan Tsubasa”, il Manga sul calcio conosciuto in Italia col nome di “Holly e Benji”, che ha ispirato molte generazioni di giovani calciatori. Inoltre fino al 15 giugno, WOW Spazio Fumetto ospita una mostra speciale sulla migliore autoproduzione di narrativa visuale nipponica, i doujinshi, i Manga indipendenti che segnano il confine con le culture e le arti d’avanguardia. (red)
IN VATICANO LA STORIA DEI GAUCHO ARGENTINI
Roma, 10 mag – Per la prima volta in Vaticano si presenta il grande patrimonio artistico dell’Argentina, in omaggio anche al nuovo pontefice Francesco. Fino all’8 giugno nel Braccio di Carlo Magno, in piazza San Pietro, la mostra “Argentina – Il Gaucho: tradizione, arte e fede” presenta dipinti, stampe, fotografie antiche e artistiche, ori, argenti, preziosi tessuti antichi e moderni e documenti storici. Al centro della mostra è la cultura del gaucho, il cavallerizzo e mandriano simbolo delle pampas rioplatensi con l’esposizione di foto, documenti ed argenteria di uso “gauchesco”: erpici, mates, bombillas, brocche, bardature complete, redini, cavezze, staffe, freni, pretales, pastoie, fruste, speroni, accendini, tabacchiere, coltelli “verijeros”, coltelli da cintura. Una intera sezione è dedicata ai poncho. Una sezione della mostra ricorda anche José Cura Brochero Gabriel del Rosario, sacerdote diocesano di origine argentina e di famiglia cattolica italiana, nato nel 1840 nella città di Santa Rosa de Rio Primero, nella provincia di Cordoba. Il 20 dicembre scorso Benedetto XVI ha firmato il decreto per la sua beatificazione. (red)
TIZIANO ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE
Il Concerto e la Bella di Palazzo Pitti, la Flora degli Uffizi, la Pala Gozzi di Ancona, la Danae di Capodimonte, il Carlo V con il cane e l’Autoritratto del Prado o lo Scorticamento di Marsia di Kromeriz sono solo alcune delle opere più conosciute di Tiziano che sono esposte alle Scuderie del Quirinale fino al 16 giugno. Una mostra concepita per concludere idealmente l’ampio progetto di rilettura della pittura veneziana e di riflessione sul ruolo cardine che essa avuto nel rinnovamento della cultura italiana ed europea. Un percorso che le Scuderie del Quirinale hanno sviluppato analizzando l’opera dei protagonisti della rivoluzione pittorica moderna – da Antonello da Messina a Giovanni Bellini, da Lorenzo Lotto a Tintoretto – di cui Tiziano è testimonianza finale e altissima quale artista europeo per eccellenza. Visitando la mostra sarà possibile ripercorrere i tratti salienti dell’inarrestabile ascesa del grande artista italiano nato a Pieve di Cadore nel 1485 e morto a Venezia nel 1576: dagli esordi veneziani in seno alle botteghe di Giovanni Bellini e Giorgione all’autonomia acquisita con le grandi tele per i dogi, gli Este e i Della Rovere fino ad arrivare alle committenze imperiali di Carlo V e poi del figlio Filippo II. Attraverso confronti iconografici – tra i molti, emblematico, quello tra la Crocifissione della chiesa dei domenicani di Ancona, il Crocifisso dell’Escorial di Madrid e il frammento di Crocifissione oggi alla Pinacoteca Nazionale di Bologna – il pubblico potrà percepire direttamente la novità d’impostazione e la grammatica compositiva del Maestro, in una mostra attenta a narrarne non solo la fondamentale dimensione di pittore religioso ma anche la complessa attività di ritrattista della nobiltà del tempo. Una mostra ideata – grazie al sostegno e ai prestiti delle massime istituzioni museali italiane e straniere – per far comprendere al grande pubblico l’eccezionalità di un Tiziano capace di accordare “la grandezza e terribilità di Michel Agnolo, la piacevolezza e venustà di Raffaello, et il colorito proprio della Natura”, secondo l’immagine del poligrafo contemporaneo Ludovico Dolce, suo grande estimatore. Ad accompagnare il percorso espositivo, gli esiti dell’ampia campagna di analisi scientifiche effettuate dall’Università di Bergamo che ha interessato gran parte della produzione dell’artista. (red)
LE FOTO SUI CONCERTI IN CARCERE DI JOHNNY CASH
La galleria Ono Arte Contemporanea di Bologna presenta fino al 20 giugno la mostra “Johnny Cash: we are all men in black. 2003-2013”. A dieci anni dalla scomparsa, la mostra raccoglie 40 scatti, inediti per l’Italia, di Jim Marshall, fotografo “ufficiale” nonché amico del musicista. Dopo essersi incontrati a New York nei primi anni Sessanta, iniziano un lungo sodalizio creativo che porterà Jim Marshall a essere l’unico ad avere accesso illimitato al set di “The Johnny Cash Show”. Sullo sfondo dei violenti anni Sessanta e Settanta americani, in cui lo Stato è impegnato in dure battaglie contro la diffusione dell’uso dell’alcool e droghe, Cash decide, nel 1968, di registrare un intero lp all’interno della Folsom State Prison, in California. Diventa così il primo artista a decidere di fare dei concerti nelle carceri. Supportato da Bob Johnstone – già conosciuto per aver lavorato con Bob Dylan e Simon and Garfunkel – e con Jim Marshall al seguito, incide l’album, entrato negli annali per essere uno dei suoi più grandi successi. Di questa performance, numerose sono le immagini di Marshall (oltre alla cover dell’album): in modo partecipato, le fotografie narrano non solo il momento performativo vero e proprio, ma anche il backstage oltre ai momenti di pausa e di convivialità. Dopo questo successo, la “Columbia Records” dà a Johnny Cash il “via libera” per incidere il suo secondo album dal vivo all’interno di un penitenziario. Questa volta siamo alla San Quentin Prison e proprio durante questo live Jim Marshall ci restituisce l’immagine – forse la più nota e iconica – del musicista. Dito medio alzato e sguardo dritto in camera, lo scatto è la risposta di Cash all’affermazione di Marshall: “John, let’s do a shot for the warden”. Tra il 1969 e il 1971, la ABC manda in onda “The Johnny Cash Show”: nel primo episodio, che risale al 7 giugno, Bob Dylan si esibisce sul palco del Nashville’s Ryman Auditorium. Per Dylan Cash era Dio, tanto da dichiarare che la prima volta che lo sentì cantare un suo pezzo gli sembrò incredibile. Oltre a queste immagini, fondamentali sono anche quelle che ritraggono Johnny con la moglie June e il figlio, John Carter Cash, l’unico nato dalla loro unione. (red)
DE CHIRICO A WASHINGTON
Nell’ambito degli eventi dell’Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti le immagini e le sculture del visionario Giorgio De Chirico non potevano mancare. La compostezza delle immagini metafisiche dei suoi disegni e la lucidità del bronzo delle sue sculture condurranno i visitatori della Phillips Collection di Washington, nella mostra “Mito e archeologia nell’opera di Giorgio de Chirico”, verso una dimensione metafisica e mitologica. Un percorso alla scoperta del presente attraverso l’indagine e la reinterpretazione del passato. La mostra – che presenta 19 sculture e dieci disegni, allestita fino al 15 giugno – farà tappa poi in autunno a Providence. Giorgio De Chirico (1888-1978) è uno dei protagonisti indiscussi dello scenario artistico italiano del Novecento. Insieme a Carlo Carrà, che incontrò nel 1916, diede vita alla corrente artistica definita “Metafisica”, di cui divenne il massimo esponente, combinando spazi architettonici e figure dalla forma umana in una dimensione che si propone alternativa alla realtà. Il ricorso al termine metafisica, infatti, nasce come allusione ad una realtà che va “al di là della fisica” e reinterpreta gli oggetti o gli spazi che conosciamo destrutturandoli al punto che essi assumono l’aspetto di enigmi, di misteri, di segreti inspiegabili. Ma la rivoluzione di De Chirico non si limita all’originalità della corrente da lui fondata: una delle più grandi innovazioni dell’artista risiede infatti nell’intuizione di guardare al passato per esplorare e, talvolta, reinventare, il presente. Personaggi appartenenti alla mitologia, reperti archeologici ed episodi del glorioso passato della storia dei popoli servono quindi da fonte di ispirazione e strumenti della dialettica tra rievocazione ed invenzione. (red)