(20 mag) Oltre 12,4 miliardi di euro bruciati in cinque anni: a tanto ammonta in termini monetari il taglio del 9,6% al carrello della spesa da parte delle famiglie italiane. E non si tratta di sola crisi economica. Da una ricerca Fipe-Confcommercio risulta che gli stili alimentari hanno fatto variare i consumi anche nel periodo antecedente la crisi. Pane e cereali, prodotti dolciari e bevande andavano assumendo più peso nel paniere a scapito delle proteine, ovverosia: carne, pesce (fresco e surgelato), latte, formaggi e uova. Un cambiamento determinato, secondo la ricerca, dall’aumentare del numero degli spuntini a cui ha corrisposto una graduale riduzione della portata dei pasti principali, tanto che alla loro preparazione (in casa) non viene dedicata più di un’ora. In un confronto europeo nel periodo 2007-2011, si può invece rilevare che l’Italia si caratterizza per una contrazione (6,3%) dei consumi domestici e per un lieve aumento (0,5%) di quelli extra-domestici. Fatto è che due italiani su dieci, per un totale di 12 milioni, pranzano abitualmente fuori casa, distribuendosi fra bar, mense, ristoranti o anche sul posto di lavoro con pranzo portato da casa (percentuale più alta, dopo le mense) o acquistato nei negozi di vicinato. Non sorprenderà dunque che nel corso degli anni il pranzo sia considerato un po’ meno il pasto principale a beneficio della cena salita dal 21,4 al 23,4%.
http://www.fipe.it/files/note-stampa/2013/ricerca_consumi_alimentari.pdf