(27 mag) Secondo il XIV Rapporto State of the World’s Mothers, lanciato da Save the Children nel mese di maggio, nonostante la crescita della popolazione mondiale, il numero di morti al di sotto dei cinque anni è diminuito in misura rilevante (da 12 milioni nel 1990 a 7,6 nel 2010) e i progressi riguardano anche il mondo in via di sviluppo. Il rapporto, che prende in considerazione 176 paesi, dà conto di un sensibile progresso, a partire dall’anno di riferimento 1990, nella riduzione della mortalità sia materna sia infantile, che si sono ridotte, rispettivamente, di quasi il 50% la prima e di oltre il 40% la seconda. I miglioramenti sono stati inferiori sul versante della mortalità neonatale: nel 2011 si è verificata la morte di 3 milioni di bambini nel primo mese di vita, tre quarti dei quali non hanno superato la prima settimana di vita. Il primo giorno di vita – sul quale il Rapporto si sofferma a lungo – risulta essere il più pericoloso, sia per le madri che per i bambini. Ogni anno, le morti di neonati nel primo giorno di vita rappresentano il 15 per cento del totale delle morti infantili (al di sotto dei cinque anni), così come va detto che la mortalità materna si verifica per circa il 50 per cento dei casi entro le prime 24 ore dal parto. I paesi nei quali c’è il più alto rischio di morte nel primo giorno sono la Somalia (18 morti ogni 1000 nati vivi), la Repubblica democratica del Congo, il Mali e la Sierra Leone (17 su 1000). In India si verifica invece il più alto numero in assoluto di neonati morti il primo giorno (oltre 309.000 l’anno, il 29 % del totale globale) e di morti materne (56.000 l’anno). I paesi più virtuosi, al contrario, sono Cipro, Estonia, Islanda, Lussemburgo, Singapore e Svezia, dove si verifica la più bassa percentuale di neonati morti nel primo giorno di vita (meno dello 0,5 per mille).
http://documenti.camera.it/Leg17/Dossier/Testi/ES0035INF.htm