(13 giu) La cedolare secca sugli affitti è entrata in vigore nel luglio del 2011. La tassa sostituisce sia l’Irpef e le sue addizionali sia le imposte di registro e ha due sole aliquote, una del 21 per cento per i ricavi da canoni di libero mercato e una del 19 per cento per quelli da equo canone. Nel secondo semestre del 2011, i proprietari di immobili che hanno optato per la cedolare secca sono stati quasi 483mila; circa 20mila risultano proprietari sia di alloggi affittati a canoni concordati (che in totale sono 65mila) sia di alloggi affittati a canoni liberi (in totale 440mila). L’imponibile complessivo è stato di poco superiore ai 4,2 miliardi di euro, per un importo a contribuente di 8.350 euro circa. Il gettito complessivo della cedolare è stato di 875 milioni di euro, 772 milioni da canoni di mercato e 103 milioni da canoni concordati. Se questo reddito fosse stato tassato con il regime Irpef, l’erario avrebbe incassato una cifra di poco inferiore a 1,5 miliardi di euro, considerando oltre all’Irpef e alle imposte di registro incamerate dallo Stato il gettito delle addizionali incassato da Regioni e comuni, calcolato con un’aliquota complessiva dell’1,5 per cento.
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