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Giovanna Zucca celebra
Jane Austen

it@withub.it by it@withub.it
11 Agosto 2013
in Archivio speciali - Libri
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GIOVANNA ZUCCA CELEBRA JANE AUSTEN

In occasione del bicentenario della pubblicazione di “Orgoglio e pregiudizio”, Giovanna Zucca, autrice di “Mani calde”, dedica il suo nuovo romanzo agli ultimi anni di vita di Jane Austen e alla malattia che l’ha colpita, nota come Morbo di Addison. La narrazione di “Una carrozza per Winchester”, questo il titolo del libro edito da Fazi, comincia nel 1817. Jane Austen, affetta da un’oscura malattia, trascorre le sue giornate nella casa di Winchester nel disperato tentativo di concludere il suo ultimo romanzo. La sua vicina di casa, la giovane Angelica Winnicott, scrive a Londra all’amica Jane Mary perché convinca suo padre, il famoso dottor Addison, a intervenire in favore della nota e amatissima autrice. Sir Addison accetta di recarsi a Winchester dove si prodiga per aiutare la scrittrice, assistito dai fratelli di lei, Cassandra e Henry. Con l’aiuto del collega Hodgkin, sir Addison scoprirà le cause della malattia di Jane ma non riuscirà a curarla. Nel frattempo, tra medico e paziente nascerà dapprima un’amicizia, poi l’amore e insieme decideranno di passare alcuni giorni a Bath. La morte di Jane, tuttavia, metterà fine a tutto portando alla disperazione il dottore. Conosciamo Jane Austen come un personaggio fuori dagli schemi, arguto e brillante, ma in questo racconto romanzato dei suoi ultimi mesi di vita, accanto a questi aspetti, ne emergono altri: la fragilità, la sofferenza e un certo disincanto, oltre alla smisurata passione per la scrittura, lontana da ogni vanità. L’autrice vive a lavora a Treviso come strumentista e aiuto anestesista in sala operatoria. Ha brillantemente esordito nel 2010 con il romanzo Mani calde, una storia d’ambientazione ospedaliera che ha vinto il Premio Reghium Julii Opera Prima 2012. Laureata in filosofia, tiene diversi seminari presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia collaborando attivamente con il Centro interuniversitario di studi sull’etica. In Guarda, c’è Platone in tv! ha immaginato un ritorno dei grandi filosofi ai nostri giorni. Una carrozza per Winchester è il suo terzo romanzo. (PO / Red)

   

DARIO TOMASELLO SI CHIEDE “MA COS’E’ QUESTA CRISI?”

“Ma cos’è questa crisi?” chiedeva un celebre ritornello della prima metà del Novecento. Ripercorrendo sessant’anni di storia italiana, il saggio di Dario Tomasello “Ma cos’è questa crisi. Letteratura e cinema nell’Italia del malessere”, di prossima pubblicazione per la casa editrice il Mulino, misura la crisi come condizione naturale della cultura del nostro paese. È una contraddizione solo apparente che il malessere deflagri proprio nell’epoca del boom, nel vivo dei favolosi anni Sessanta. E da allora assume forme via via diverse, prolungando la propria ombra fino alla stagione presente. Tra letteratura e cinema del malessere, gli antieroi passati in rassegna hanno i volti e i nomi dei personaggi di Risi, Calvino, Bianciardi e Volponi, per incarnare poi in tempi più recenti i tratti parodistici del cinema dei Vanzina, quelli melanconici dei libri di Tondelli o, infine, quelli ossessivi della “Gomorra” di Saviano. L’autore insegna Letteratura italiana contemporanea nell’Università di Messina. Tra i suoi libri ricordiamo, per l’editore Le Lettere, “Bisogno furioso di liberare le parole” (con F. Polacci, 2010) e “Antonio Delfini. Tra seduzione e sberleffo” (2012); ha pubblicato inoltre “L’isola o–scena. Un’idea di Sicilia nella poesia contemporanea” (Olschki, 2012). (Red)

 

 

 

“CHI RESTA DEVE CAPIRE” DI CRISTINA LIO

La protagonista di “Chi resta deve capire”, romanzo di Cristina Lio in uscita per le edizioni e/o, è una ragazzina che vive nella Calabria degli anni ‘80, in una comunità d’accoglienza. Protagonista insieme a lei è un’umanità variegata fatta di disabili, tossicodipendenti, preti, obiettori, volontari, che attraverso il suo sguardo ironico e disincantato sono insieme adulti e bambini, forti e fragili. La loro è una quotidianità speciale, a tratti buffa, a tratti dolorosa, piena di domande a cui la bambina, nella sua inconsueta forma di solitudine, non riesce a trovare risposta. Un giorno in comunità arriva Veronica, una giovane tossica con un talento speciale per il disegno e una grande carica vitale. E la bambina si lega intensamente a lei, in un rapporto che la porterà a uscire pian piano dal proprio guscio e a incamminarsi nella vita adulta con un senso nuovo dell’affetto e della perdita. La storia di una vita fuori dal comune che, mettendo il lettore di fronte alle sue responsabilità, costringe ad aprire gli occhi su un’umanità dolente e coraggiosa. (PO / Red)

 

 

“L’ULTIMA INDAGINE DEL COMMISSARIO” DI CAMARRONE

Il Cavalier Garbo, commissario di polizia a Palermo, si sveglia ogni mattina con fatica. Forse è la solitudine, forse l’avanzare della sera della vita, ma lo stringe una cintura di tristezza, lo circonda un alone di malinconia. O forse è colpa dell’epoca sua, la Belle Époque morente che in Palermo ebbe una delle fiorite capitali. L’antica, “felicissima” città, ha subito drastici cambiamenti nel suo aspetto. Alla miseria della povera gente che porta più di tutti le ferite aperte dagli sventramenti urbanistici, e alla pigrizia arrogante dell’aristocrazia che impoverisce, s’è aggiunta la spregiudicatezza di una classe nuova di ricchissimi. Così il costume è mutato: più sensibile alle mode, più vizioso. Siamo nel maggio del 1911. Questo il contesto in cui è ambientata la storia narrata in “L’ultima indagine del Commissario” di Davide Camarrone, edito da Sellerio. In quel di Monreale, a un passo dal capoluogo, è sparito l’agente La Mantia, di recente incaricato di un’azione di infiltrazione nella mafia per mandato della Procura del Re. Il commissario Garbo scopre subito che un altro delitto importante, finora camuffato da incidente, può essere collegato al fascicolo La Mantia. E dietro il tutto, scompare e compare un altro mistero, ancora più torbido perché stavolta riguarda il Palazzo. L’integerrimo procuratore del Re Diotallevi aveva subito qualche tempo prima un incomprensibile attentato. Voci che contano, tra il dire e il non dire, l’avevano spiegato con una messinscena della stessa vittima. L’infamante sospetto aveva costretto il magistrato ad abbandonare, in fretta e furia con un trasferimento, le sue inchieste. Se tutto questo si collega, non può che esserci una maledetta commistione: mafia, affari, poteri occulti, indicibili interessi. Come un apprendistato di futuri sviluppi e future raffinate strategie. Davide Camarrone (Palermo, 1966) è giornalista della Rai a Palermo. È autore di alcuni saggi, testi letterari e teatrali. Ha scritto il soggetto e la sceneggiatura di “Ce ne ricorderemo di questo pianeta”, un docudrama dedicato a Leonardo Sciascia. Con Sellerio ha pubblicato “Lorenza e il Commissario” (2006), “Questo è un uomo” (2009), “I Maestri di Gibellina” (2011). (Red)

“FINE IMPERO” DI GIUSEPPE GENNA

Che cosa accade a un uomo quando perde tutto? Se il paese è l’Italia e quell’uomo è un intellettuale che per sbarcare il lunario scrive per le riviste di moda, il dramma privato può rivelarsi una porta d’accesso verso un altro tipo di disastro: il mondo contemporaneo. Ecco allora che il protagonista di “Fine Impero”, libro di Giuseppe Genna edito da Minimum Fax, intraprende la sua discesa al centro della terra aggirandosi nella notte senza fine di ciò che per comodità chiamiamo ancora show business. A fare da traghettatore c’è zio Bubba, un uomo che è “più dei politici”: agente, impresario, personaggio misterioso e chiave di volta per comprendere in cosa ci sta trasformando lo spettacolo del potere che (dagli schermi tv invasi dai talent e dai reality, fino al profondo della nostra intimità) contempliamo senza sosta a occhi spalancati. Fino a quando non si spalancherà anche la piccola porta di una tragedia la cui potenza non è possibile arginare: il mistero inesplicabile della morte dei bambini su cui la grande letteratura non fa che interrogarsi ciclicamente. (Red)

 

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