(16 ago) Una ricerca italiana, uscita sull’ultimo numero della prestigiosa rivista scientifica Nature, fa luce sulla natura di alcuni tra gli astri più misteriosi del cosmo, le “magnetar”, gli oggetti celesti generati dal collasso di grandi stelle, che posseggono i campi magnetici più intensi dell’universo. Grazie al lavoro degli scienziati italiani è stato infatti possibile per la prima volta misurare direttamente il campo magnetico della magnetar SGR 0418+5729, collocata a 6500 anni luce dal sistema solare, la cui intensità è risultata milioni di miliardi di volte superiore a quella terrestre, al punto di essere la più alta mai registrata nell’universo. I ricercatori sono riusciti a stabilirne la forza, misurando l’energia dei raggi X emessi dalla magnetar e rilevati dal telescopio spaziale XMM-Newton dell’Agenzia spaziale europea, Esa. La ricerca apre importanti prospettive nello studio delle magnetar e delle potenti emissioni di raggi X e gamma che si verificano sulla superficie di queste stelle, così intense da interferire, in alcuni casi, con le telecomunicazioni terrestri. Si ipotizza infatti che alla base di queste esplosioni cosmiche ci siano proprio i forti campi magnetici come quello misurato per la prima volta dagli scienziati italiani. La ricerca, di cui è primo autore Andrea Tiengo, ricercatore in astronomia e astrofisica alla Scuola superiore universitaria Iuss di Pavia, annovera tra gli autori anche Giovanni Bignami, professore ordinario di astronomia allo Iuss e presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica Inaf. Lo studio è frutto di un lavoro che ha coinvolto anche scienziati dell’Università di Padova, dell’University College di Londra, del laboratorio di astrofisica interdisciplinare (Aim) appartenente al centro di ricerca francese Cea (Commissariat à l’énergie atomique et aux énergies alternatives) e dell’Istituto di scienze dello spazio (Ice) di Barcellona. (Red)