Nelle politiche per gli italiani all’estero la svolta c’è stata? I tagli dei governi Berlusconi e Monti e la fase di stallo dopo le elezioni e infine le larghe intese hanno impedito di raggiungere quegli obiettivi che il Pd si era posto e aveva promesso agli elettori residenti all’estero. A fare il punto della situazione alla Festa democratica a Genova, moderati dalla presidente del Pd Svizzera Anna Pompei Ruedeberg, il responsabile dell’Ufficio italiani nel mondo del Pd Eugenio Marino, il deputato Nico Stumpo, i parlamentari eletti all’estero Laura Garavini, Marco Fedi e Francesca La Marca e il segretario generale del Cgie Elio Carozza alla presenza del rappresentante del circolo del Pd di Ginevra Alfiero Nicolini e dei rappresentanti dei circoli venuti da varie parti del mondo per assistere alla tavola rotonda dal titolo “La svolta mancata? Quale politica per gli italiani nel mondo”. Soprattutto il governo Berlusconi si è caratterizzato per “l’assenza o la destrutturazione – spiega Marino – delle politiche per gli italiani all’estero e tagli lineari sui capitoli” relativi all’emigrazione. “In questi anni il Pd – continua Marino – che si candidava al governo del paese aveva preparato un percorso nuovo” portando avanti quell’opera di “radicamento sui territori e nelle società all’estero” attraverso iniziative e politiche attive. “Il percorso – spiega Marino – si è interrotto bruscamente per mancanza di una maggioranza in Parlamento” e a questo si aggiunge ora “un’assenza totale del Pd” tra le “leve esecutive che ci riguardano”: alla Farnesina il ministro Bonino, Archi, Giro, Dassù e anche nelle commissioni Esteri delle Camere Cicchitto e Casini, “nessuno di loro – precisa Marino – è del Pd”. E in particolare il viceministro Archi, che ha la delega per gli italiani all’estero, “si sottrae a qualsiasi tipo di dibattito” accusa Marino: “L’invito al dibattito di oggi gli è arrivato a giugno. Gli abbiamo detto di scegliersi un giorno per incontrarci e ancora stiamo aspettando”. “Nel Parlamento attuale – prosegue Marino – tutto procede per decreti legge, ogni provvedimento viene inserito in maxi decreti. In questo modo il Parlamento viene espropriato delle proprie funzioni e i parlamentari non riescono a incidere. Se si continua così – ragiona il responsabile Pd estero – la svolta non può esserci. La svolta promessa, dagli altri partiti con meno sincerità e determinazione di noi, non può essere mantenuta. Basti pensare alla chiusura dei consolati e a quello che non è stato fatto sull’Imu, nonostante fossimo riusciti grazie al lavoro di Nico Stumpo e Davide Zoggia a far passare l’ordine del giorno che impegnava il governo a modificare l’imposta per le case degli italiani all’estero. L’obiettivo del Pd è quello di far sentire gli italiani all’estero “legati all’Italia non solo dal punto affettivo ma anche istituzionale, senza alimentare disaffezione”. Altrimenti “a perderci – conclude Marino – non saranno gli italiani all’estero ma l’Italia, la sua identità, la sua cultura e anche la sua economia”. Anche secondo Stumpo “l’occasione mancata, non solo per gli italiani nel mondo ma anche per l’Italia”, risale al 24 e 25 febbraio scorsi, i giorni delle elezioni politiche “in cui ci aspettavamo un risultato diverso”. Se avessimo avuto “un nostro governo, con Bersani alla guida, non avremmo avuto un ministro degli Esteri non del Pd, tanto meno un sottosegretario. Abbiamo fatto un accordo di governo con chi non ha la stessa visione sugli italiani all’estero”. Nonostante questo, prosegue Stumpo, “bisogna continuare a fare un lavoro che dia un segnale, l’idea che un grande paese e un grande partito sono tali se non hanno paura di guardare alle proprie radici. Dobbiamo avere questa idea di partito e di paese: senza avere paura del passato e del futuro perché il presente si costruisce così”. Un paese che non deve nemmeno aver paura “di dire agli altri cosa non fare, anche se l’altro è Obama” dice Pompei Ruedeberg parlando del possibile intervento militare da parte degli Usa in Siria, e, aggiunge, anche nel dibattito su diritti cittadinanza “forse siamo intervenuti troppo timidamente. La parte costituzionale sullo ius soli e lo ius sanguinis in Svizzera è stata analizzata con attenzione, non vedo perché in Italia non si possa fare”. La coordinatrice del Pd Svizzera chiede inoltre più coraggio per dare risposte contro “lo scollamento e la disaffezione” e per “attivare la svolta richiesta” imparando a “comunicare il cambiamento e l’innovazione”. La situazione attuale della politica italiana però non permette grande margine di azione, spiega Garavini: “E’ difficile di per sé fare in parlamento e a colloquio con il governo fare politica per gli italiani all’estero perché la conoscenza delle problematiche legate all’emigrazione continua a essere molto deficitaria. Immaginiamoci come sia ancora più complicato laddove dal precedente bilancio siano state cancellate o fortemente ridotte le risorse per queste politiche. Con il governo Berlusconi – prosegue la deputata Pd – i tagli al mondo della scuola hanno raggiunto il 75% delle risorse. Tagli analoghi ci sono stati sulla struttura diplomatico-consolare, e poi c’è la questione dell’Imu agli italiani nel mondo introdotta dal governo Monti, una profonda ingiustizia”. E ora “il governo, che ha ereditato una situazione catastrofica, si trova in difficoltà nel cercare le coperture di risorse che non ci sono più” e non solo per i capitoli che riguardano gli italiani all’estero”. La deputata eletta in Europa fa infine un appello all’unità dei parlamentari del Pd eletti all’estero, contro ogni tipo di spaccatura e divergenza, per avere la forza sufficiente per poter “fare presa” e chiede tutto il sostegno possibile da parte del partito: “Abbiamo bisogno ancora più di avere partito dalla nostra parte, a sostenerci nelle nostre campagne”. Quelle che riguardano l’Imu e poi la futura service tax, la riforma elettorale, il sistema lingua e cultura, il rinnovo dei Comites e del Cgie, la nuova emigrazione. Su questo fenomeno in particolare si è soffermato Nicolini che segnala che sono molti i giovani che si sono tesserati al circolo di Ginevra nell’ultimo periodo: “Cerchiamo di coinvolgere le nuove generazioni di italiani emigrati altrimenti, se non li facciamo partecipare su cose che conoscono e che li interessano, se ne vanno”. Anche Fedi si è soffermato tra gli altri temi su quello della nuova emigrazione che secondo il deputato Pd “è ripresa anche in modo consistente e l’Italia li sta abbandonando. Noi – aggiunge – siamo a fianco governo per far ripartire lavoro”, ma “oggi rischiamo di abbandonarli anche quando arrivano all’estero, perché non trovano più rete di sostegno sia dei consolati che dei patronati” a causa dei tagli. E sull’Imu dichiara: “Sostengo che se chiediamo un’equiparazione automatica, chiediamo un privilegio. Ma chi parte per l’estero costretto dalla mancanza di lavoro dovrà pagare l’Imu come se fosse una seconda casa: c’è nello stesso tempo – sottolinea Fedi – l’ingiustizia e il privilegio”. “Non vogliamo né ingiustizie, né privilegi” ha dichiarato Carozza che aggiunge: “Vogliamo che si applichi il diritto, che gli italiani all’estero siano trattati nel rispetto delle leggi”. E per quanto riguarda la rappresentanza degli italiani nel mondo è necessario, secondo Carozza, “ridare il diritto nel rispetto delle regole” e gli “organismi di Comites e Cgie devono essere rieletti”, sottolinea il segretario generale che si dice pronto a dimettersi nel caso in cui la Farnesina non mantenga l’impegno che ha preso alla plenaria di convocare le elezioni entro novembre. Il problema secondo La Marca è che “gli italiani all’estero vengono spesso considerati di seconda classe: i nostri temi non sono di interesse per gli italiani. Ma in realtà l’Italia ha bisogno dei cittadini all’estero molto più di quanto loro abbiano bisogno dell’Italia” e usare le risorse dello Stato per la lingua e la cultura italiana all’estero, per il turismo di ritorno, ma anche per chi vuole rientrare in Italia per aprire una piccola società; tutto questo, spiega la deputata, non sarebbe altro che “un investimento per l’Italia stessa”. Insomma, sintetizza Stumpo, bisogna portare avanti quelle battaglie che servono realmente alle nostre comunità e per le quali è giusto che il partito si impegni. Diamoci qualche spunto e poi portiamo le proposte in Parlamento”. E poi, aggiunge “dovremmo sempre di più non sentire questi momenti come diversi, fuori dal partito: il Pd non va da Pantelleria al Trentino: il partito è fatto anche dalle comunità degli italiani nel mondo che sono parte integrante del partito. Se vogliamo dare una rappresentazione diversa della politica e della società dobbiamo rompere gli steccati e le barriere e ragionare in campo aperto, un campo più ampio del recinto nazionale”. (Cle – 7 set)