(11 set) E’ figlio di emigranti, ha origini calabresi e per questo “ha la testa dura”. Ha però sempre vissuto in Francia – è nato 35 anni fa a Aubervilliers, comune dell’Île-de-France – e in Francia ha deciso di suonare e cantare. Ma in italiano. Lui è Migaso – all’anagrafe Antonio Martino – e con il suo gruppo di “briganti” ovvero il bassista Nicolas Borg, il batterista Benjamin Corbeil e il tastierista Matthieu Lesenechal si fa “mediatore” della lingua italiana in Francia. Ma non solo: di tradizioni e cultura. Oggi è pronto per far conoscere all’Italia come alla Francia il suo nuovo lavoro, “Luminescenza”: il disco, che unisce sonorità rock, electro e blues, uscirà il 24 settembre e sarà disponibile in digital download e su tutte le piattaforme streaming. Nel nostro Paese sarà distribuito da Believe Digital Italia. “Registrare un album permette di voltare una pagina del libro della propria vita- racconta il frontman del gruppo parigino, lavoratore di giorno e chitarrista di notte – quest’album risente di molte influenze: sarà per questo che è difficile da definire, anche se la linea artistica dominante rimane il rock. In certi arrangiamenti (come in ‘Luminescenza’) mi sono lasciato influenzare dai ‘T Rex’ . Per gli assoli di chitarra, invece, dai grandi come Hendrix, Santana, Satch visto che sono un loro grande fan e che mi piacciono molto per la loro espressività. Per i testi faccio uso di molte licenze poetiche ma ho ascoltato molto Battisti e de Andrè per esempio. A livello più contemporaneo i Biffy Clyro sono stati molto importanti per l’album ed infine, inconsciamente ho fatto riferimento gli Acdc e agli Iron Maiden”. “La luminescenza è un fenomeno fisico che si verifica in natura, quando un materiale emette luce in risposta a stimoli esterni – dice Migaso a proposito del disco – ecco, è così che posso riassumere il perché ho composto le 10 tracce che compongono il disco: spinto da stimoli esterni, ho sentito l’esigenza di comporre. Volevo che fosse un disco fortemente carico di simbolica, che facesse dimenticare al mondo che il rock non può coesistere con la lingua Italiana. Con i Briganti mi sono rinchiuso in un piccolissimo studio di registrazione interrato: volevo un ambiente speciale, lontano dal comfort della produzione musicale di oggi, dove il tutto è riassumibile in due o tre click. Il posto era perfetto, un vero e proprio laboratorio rock underground dove sfogare tutta la mia follia”. E’ proprio sulla scelta della lingua italiana l’artista spiega: “La gente continuava a dirmi che dovevo cantare in inglese ma io sentivo dentro di me il bisogno di rimanere legato alle mie origini, alla mia cultura. Siamo diventati ‘mediatori’ della lingua italiana perché non abbiamo accettato le regole del gioco e abbiamo affermato la nostra liberà di espressione” spiega Migaso. Le canzoni del suo ultimo disco – che arriva a quattro anni di distanza dal suo primo album – sono, infatti, tutte in italiano: una scelta stilistica che risente fortemente delle origini del cantante e chitarrista. In particolare, il pezzo “Il Brigante” è un riadattamento in chiave rock di un antico canto popolare. “La vera missione in fondo è quella di aprire le menti per far sì che ognuno di noi abbia la possibilità di essere ciò che è realmente senza dover indossare una maschera per sopravvivere in un sistema che forse è finito. Ci consideriamo come dei messaggeri ed il nostro compito è quello di far sperare e sognare la gente”. I brani di Migaso risentono di quello che lo stesso cantante definisce “blues calabrese”: “Mio padre e mia madre sono di un paesino nella provincia di Cosenza, Grisolia. Come molte famiglie di emigrati italiani, ogni anno, finita la scuola tornavamo nel sud Italia. In quei periodi estivi ho imparato a parlare e a scrivere l’italiano e ovviamente ho conosciuto anche il dialetto calabrese. In Calabria – aggiunge – si mangia, si beve e si canta al ritmo delle tarantelle e dei canti popolari. La gente ha la mano sul cuore e siamo tutti una grande famiglia. Sono cresciuto in quell’ ambiente con dei brani quali ‘Buona notte Cosenza’ o il ‘Laminare’, costruiti su soltanto tre accordi magici. Accordi minori che parlano di nostalgia e di sofferenze, un po’ come il Blues degli americani”. Migaso torna spesso in Italia, “perché il caffè a Parigi – dice scherzando – non è un granché” ma oggi i suoi impegni sono tutti legati alla musica e alla promozione del suo nuovo disco: “Il 24 settembre esce in digitale il nostro secondo album e stiamo organizzando un tour europeo. Sto scrivendo scenari per i prossimi video e nuove idee stanno nascendo per un terzo album”. “Work In progress” dunque per il giovane musicista di origini calabresi che è entusiasta della sua musica e della “sua” Parigi, ma che non dimentica l’Italia la Calabria, tanto lontana quanto “viva” nei suoi pezzi . Anche lui, infine, non nasconde di avere un grande sogno nel cassetto: “Mi piacerebbe collaborare un giorno con Zucchero”. (Gil)