(16 set) “Una volta che abbiate conosciuto il volo camminerete sulla Terra guardando il cielo, perché là siete stati e là desidererete tornare”. Leonardo da Vinci aveva un grande sogno: volare. Ed è allo scienziato toscano che dobbiamo i primi veri e propri progetti destinati alla costruzione di macchine per volare. Una sfida, una passione, un desiderio ambizioso che lo portò – tra il ‘400 e il ‘500 – a guardare lontano: “Le ali verranno. Se non per merito mio, per merito di un altro, ma l’uomo volerà”. Leonardo cominciò a studiare il concetto e la meccanica del volo unendo natura e ingegneria: nel “Codice del volo” – 17 pagine di testi e disegni databili intorno al 1505 – il genio italiano si soffermò principalmente sul volo degli uccelli che analizzò con un rigoroso approccio meccanico, così come studiò la funzione dell’ala, la resistenza dell’aria, i venti e le correnti. Il manoscritto è però molto di più che una semplice analisi del volo degli uccelli, è molto di più che un insieme di appunti, idee e pensieri: il quaderno di Leonardo rappresenta un metodico tentativo di proporre nuove idee sull’argomento del volo. Tra i testi e i disegni del Codice è si nasconde, infatti, il progetto della macchina volante più evoluta di Leonardo, che prende il nome dall’uccello che lui stesso dichiara di osservare: il Grande nibbio. Il manoscritto è custodito dalla Biblioteca Reale di Torino ma oggi saranno gli americani ad incantarsi e ad ammirare i disegni del genio: il “Codice sul volo degli uccelli” è in mostra, infatti, all’ Air and Space Museum dello Smithsonian Museum di Washington DC , negli Stati Uniti. L’esposizione durerà sino al 22 ottobre e successivamente il Codice del volo verrà esposto alla Morgan Library di New York, sino al 2 febbraio 2014, quando poi tornerà in Italia, alla Biblioteca Reale di Torino. “L’opportunità di esporre il Codice sul volo degli uccelli di Leonardo è per noi un privilegio straordinario – ha detto il Gen. J.R. ‘Jack’ Dailey, direttore del ‘National Air and Space Museum’ – ci consente di ripercorrere la storia del volo condividendo le scoperte di un visionario il cui genio trascende il tempo, dal 16esimo secolo fino alle icone contemporanee nel campo dell’aeronautica e dell’esplorazione”. “Visto che il Codice è stato solo una volta negli Stati Uniti ed ha raramente lasciato il territorio italiano – ha detto il direttore della Biblioteca Reale, Giovanni Saccani , che lo ha accompagnato a Washington – siamo molto contenti di aver portato questa straordinaria opera al National Air and Space Museum, dove così tanti visitatori sia americani che internazionali avranno l’opportunità unica di vedere un lavoro originale di Leonardo da Vinci”. “Portare il Codice del Volo di Leonardo da Vinci a Washington nel 2013, mentre celebriamo l’Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti e i 50 anni di collaborazione tra Italia e Stati Uniti nello Spazio, significa far dialogare Rinascimento e modernità, tradizione e innovazione”, ha dichiarato, infine, l’Ambasciatore d’Italia a Washington, Claudio Bisogniero. (Gil)