(27 set) Tra capodogli, balenottere e stenelle prosegue l’avventura dei ricercatori dell’Università di Siena, impegnati nel progetto “Plastic Busters”: la campagna di monitoraggio delle macro e micro plastiche che inquinano il mar Mediterraneo, promossa dall’ateneo toscano sotto l’egida dell’Onu. Sulla rotta da Livorno a Tolone, a bordo della nave scuola della Marina Militare, “Amerigo Vespucci”, i ricercatori hanno effettuato campionamenti per il monitoraggio di micro e macroplastiche. A intervalli di 20 – 30 miglia, sono stati fatti prelievi attraverso retino, per una mappatura delle microplastiche lungo tutto il “Santuario Pelagos”: il regno dei cetacei nel Mediterraneo. L’attenzione biologi dell’ateneo senese è indirizzata, infatti, proprio sul Santuario dei Cetacei, istituito in Italia dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio con il nome di “Santuario per i mammiferi marini” e noto in Francia come “Santuario Pelagos”: un’area marina compresa nel territorio francese, monegasco e italiano, classificata come “Area Specialmente Protetta di Interesse Mediterraneo”. E ora inizia un nuovo lavoro: il materiale raccolto e distribuito in sottocampioni di microplastiche, contaminanti e eventuali agenti patogeni (trasportati dalle materie plastiche), saranno, infatti, analizzati nei prossimi giorni nei laboratori dell’Università di Siena. E’ stato inoltre effettuato il monitoraggio delle macroplastiche in superficie mentre durante il percorso non è mancata qualche avvistamento a sorpresa: capodogli, balenottere e stenelle. Il progetto “Plastic busters” servirà a stabilire con certezza la presenza e gli effetti sugli animali marini dell’inquinamento da plastica, per pianificare fin da subito, a livello internazionale, azioni di mitigazione e riduzione del fenomeno. Il crescere dell’inquinamento in mare è legato principalmente alla produzione di rifiuti a terra: ogni cittadino europeo produce mediamente 520 kg di rifiuti all’anno, destinati a diventare 580 kg a testa entro il 2020, in assenza di azioni di contrasto. D’altra parte, proprio il 2020 è la data fissata dall’Unione Europea per raggiungere un buono stato di salute del mare nell’ambito della Marine Strategy Framework Directive. Toccando i principali porti italiani e francesi, i ricercatori potranno coinvolgere nel progetto “Plastic busters” istituzioni e cittadini, attraverso iniziative di informazione e divulgazione. (red)