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La filosofia della lotta
al terrorismo

it@withub.it by it@withub.it
6 Ottobre 2013
in Archivio speciali - Libri
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LA FILOSOFIA DELLA LOTTA AL TERRORISMO

 “Giustizia è stata fatta”. Così dichiarava Barack Obama il 2 maggio 2011 dopo l’uccisione di Osama Bin Laden, nemico numero uno dell’Occidente democratico. Ma era vera giustizia? Oppure, anche quando colpisce terroristi sanguinari, l’uccisione di un essere umano reca sempre con sé un fondo di intrinseca ingiustizia? Il filosofo Simone Regazzoni propende per la prima opzione e in “Stato di legittima difesa. Obama e la filosofia della guerra al terrorismo” (Ponte alle grazie, 13 euro) spiega perché la guerra contro il terrorismo transnazionale ridefinisce la struttura stessa della democrazia americana, in cui il potere dell’esecutivo opera ormai al di là dei limiti del “legalismo liberale”. Per Regazzoni i grandi filosofi come Badiou, Derrida, Zizek si sono limitati a un’ovvia denuncia della “war on terror”, ma “hanno mancato di pensare la guerra”, evitando di affrontare la questione dell’Altro-terrorista come nemico assoluto da annientare in nome di una legittima difesa della democrazia. Il democratico Obama, deludendo le aspettative di molti, ha confermato la linea di Bush privilegiando la strategia del “targeted killing”: meglio uccidere che fare prigionieri. Meglio i droni delle torture di Guantanamo. Ecco ciò che si tratta di pensare, anche attraverso la fiction hollywoodiana come spazio di messa in opera di una verità storico-politica. È il caso della trilogia di Christopher Nolan sul Cavaliere oscuro. Batman non è un eroe fascista, ma una rielaborazione della “pulsione eroica” all’opera, secondo Bruce Ackerman, nella democrazia americana. (Asc)

 

TESTI INEDITI DI NIETZSCHE IN LIBRERIA

Abbiamo già letto tutto di Friedrich Nietzsche e della sua filosofia infuocata e spesso così fraintesa? Evidentemente no, dato che dagli archivi spuntano ancora fuori degli scritti inediti in italiano pronti a gettare nuova luce su questo importante pensatore dell’Ottocento. E’ il caso di “Può un invidioso essere felice?”(Elliot, 6 euro), una raccolta di brevi testi – ora pubblicati per la prima volta in Italia scritti fra il 1863 e il 1864, anni in cui Netzsche termina gli studi nel ginnasio di Pforta. Si tratta di riflessioni che non sono assimilabili né a quelle autobiografiche, né a quelle filologiche. In essi si può rintracciare non solo la fase di maturazione umana e intellettuale del giovane Nietzsche, ma anche – come già Mazzino Montanari riconobbe per gli scritti autobiografici dello stesso periodo – le anticipazioni dei grandi motivi della sua filosofia successiva. In queste pagine, dunque, gli ultimi retaggi dell’influenza religiosa familiare lasciano intravedere lo sviluppo delle sue posizioni anticristiane e rivelano l’attenzione per l’antichità unita all’interesse per il destino tedesco. (Asc)

 

“L’ITALIA MIGLIORE” DI VLADIMIR LUXURIA

Camilla vive in un paese di provincia. Una vita tranquilla: marito, figlio e vecchia madre malata di Alzheimer. Sua sorella Marianna è tutt’altro: una nota conduttrice tv, che si fa di coca e ha ottenuto il programma L’Italia migliore andando a letto con il disgustoso direttore di Italia tv, una immaginaria rete privata. In sei puntate verranno presentati altrettanti personaggi che hanno compiuto atti di eroismo. Gli ascoltatori eleggeranno con il televoto il vincitore, e questi otterrà un premio in denaro. Ma i concorrenti sono davvero degli eroi votati all’accoglimento degli altri? E Marianna è proprio solo una star tutta bizze e tic nervosi? Forse no. Forse la falsa cartomante che a Roma l’ha convinta a tornare al paese per un incontro con l’anziana madre malata non aveva torto, era uno strumento di un destino bizzarro ma necessario. C’è un dramma alle spalle di Marianna, e molti sono i colpevoli nella sua famiglia. Tornare a casa significherà confrontarsi con gli attori di quel dramma, con se stessa, con una vita che reclama un senso finale. Ne “L’Italia migliore” (Bompiani,16 euro), Vladimir Luxuria cerca di parlare con semplicità e forza del dolore e della violenza. (Asc)

ANDREA RICCARDI SPIEGA PAPA FRANCESCO

La sera del 13 marzo 2013 su una Chiesa in grave crisi, su un mondo cattolico ancora scosso dalle dimissioni di Benedetto XVI, si leva improvvisa “una ventata di freschezza umana ed evangelica”. Dalla loggia centrale di San Pietro si affaccia un papa inatteso: il cardinale Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires. Il suo pontificato si annuncia fortemente innovatore fin dal nome di Francesco, che nessun predecessore, in duemila anni, aveva mai scelto. Le sue parole e i suoi gesti semplici conquistano subito credenti e non credenti. Non si presenta come il capo di un’istituzione gerarchica, ma come un vescovo che vuole camminare con il suo popolo. Da allora continuano a crescere, giorno dopo giorno, l’entusiasmo e la speranza intorno alla sua persona. Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, riflette sui primi mesi di pontificato e sulle sue prospettive nel suo “La sorpresa di Papa Francesco” (Mondadori, 17 euro). Francesco, attraverso il riferimento al Concilio, raccoglie il testimone da Benedetto XVI e porta in dote la sua intensa esperienza di vescovo della “terza Chiesa”, di uomo del Sud del mondo, immerso nella complessa realtà di una metropoli latinoamericana, a contatto quotidiano con i più bisognosi. (Asc)

 

 

ADELPHI PUBBLICA IL MAIGRET “MINORE”

Nel 1933 Simenon compie trent’anni e decide che è venuto il momento di diventare un vero scrittore. Per far questo, opera due rotture significative: con il personaggio che gli ha dato la fama e con l’editore Fayard che lo ha pubblicato. In giugno termina “Maigret”, il romanzo in cui manda in pensione il commissario. In ottobre firma un contratto con Gaston Gallimard, patron della più prestigiosa casa editrice francese. Ciò nonostante, da Maigret non riesce a staccarsi, e in fondo anche al suo nuovo editore non dispiacerebbe vederlo “resuscitare”, sebbene entrambi sappiano che un ritorno del commissario rischierebbe di interferire con la nuova carriera dello scrittore. Il quale, però, troverà un compromesso soddisfacente, che consisterà nel limitarsi a scrivere dei racconti destinati ad apparire solo su riviste. In molti di essi, come nei quattro raccolti in questo volume, Maigret è sì in pensione, ma è “costretto” a indagare su casi più o meno tenebrosi: o perché non riesce a vincere la curiosità (come nel “Notaio di Châteauneu”) ; o perché, in vacanza con la moglie, si trova ad assistere a un omicidio (come in “Tempesta sulla Manica”) ; o perché non sa respingere una richiesta di aiuto (come nella “Signorina Berthe e il suo amante”); o infine perché, commettendo quello che è difficile non definire un atto mancato, quarantott’ore prima di lasciare il Quai des Orfèvres risponde a una telefonata nell’ufficio dei suoi ispettori (come in “Assassinio all’Étoile du Nord”). E questo “nuovo” Simenon l’autore di “Assassinio all’Étoile du Nord e altri racconti”, di Georges Simenon (Adelphi, 10 euro). (Asc)

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