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I capolavori impressionisti a Palazzo Pitti

it@withub.it by it@withub.it
25 Ottobre 2013
in Archivio speciali - Mostre
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CAPOLAVORI IMPRESSIONISTI A PALAZZO PITTI
Dodici capolavori – due Degas, due Monet, due Cezanne, due Renoir, due Pissarro, un Fantin Latour oltre ad un’opera di Paul Guigou – compongono la mostra “Impressionisti a Palazzo Pitti” allestita fino al 5 gennaio nello storico palazzo fiorentino. Lo straordinario evento è frutto di uno scambio fra l’istituto museale italiano e il Museo d’Orsay che ha già visto la Galleria d’arte moderna fiorentina contribuire alla realizzazione, a Parigi, presso il museo de l’Orangerie, la scorsa estate, della mostra “I macchiaioli des impressionistes italiens?”: 19 capolavori dei maggiori protagonisti del movimento toscano, oltre al prezioso album Lo Zibaldone di Telemaco Signorini, sono usciti per tre mesi dalla galleria fiorentina, l’istituzione che possiede la più importante raccolta di opere del movimento macchiaiolo. Ora i grandi prestiti del museo francese sembrano suggerire ulteriori strade di studio tese a mettere in luce alcune possibili contaminazioni tra le due culture francese e toscana, che possono aver costituito un punto di riferimento essenziale anche per le esperienze del nostro Novecento. In mostra opere di Pissarro, Maureau, Guigou, Renoir, Monet, Degas e Cèzanne. (red)

L’“INVISIBILE” DI ACHILLE PERILLI TORNA A NAPOLI
Achille Perilli torna a Napoli con la personale “Dei modi del dipingere l’invisibile”, fino al 7 dicembre nell’Ambulacro dell’Appartamento Storico di Palazzo Reale e poi negli spazi espositivi della galleria Aica. L’esposizione comprende opere pittoriche dell’oggi 86enne artista romano a partire dagli anni fondamentali del Gruppo “Forma 1” (1947) – di cui Perilli fu fondatore insieme a Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato – ad oggi. In esposizione anche le inedite Tegole pompeiane, così denominate dal maestro, ispirate agli elementi di copertura delle insulae degli scavi di Pompei. Esposte anche le ceramiche dette Distorti ed i bassorilievi in terracotta policroma creati dall’artista nel laboratorio della Fornace Falcone di Montecorvino Rovella a partire dal 1996. I dipinti in mostra testimoniano quanto lo studio della costruzione geometrica dello spazio e della sua percezione sia costante e appassionato nell’arte del maestro: partito dalle rigorose strutture dell’Arte Concreta, ne ha sviluppato le premesse attraverso l’uso creativo della prospettiva e della geometria, fino a rendere ogni tela un labirintico spazio pittorico. Nel 1949 Perilli aderisce al Mac (Movimento per l’Arte Concreta) con Bruno Munari, Atanasio Soldati e Gianni Monnet. E’ stato fondatore della rivista “Grammatica” (dal 1964 al 1976), a cui aderiscono – tra gli altri – i poeti del “Gruppo 63”. Sempre a contatto con gli ambienti culturali più all’avanguardia, nel 1971 scrive il Manifesto della Folle Immagine nello Spazio Immaginario; nel 1972 partecipa alla costituzione del “Gruppo Altro” dando origine ad una ricerca sul linguaggio “intercodice” (basato cioè sulla fusione dei tradizionali linguaggi specifici artistici), e nel 1982 pubblica il manifesto Teoria dell’irrazionale geometrico. Personalità poliedrica, Perilli intesse da sempre con letterati, musicisti, uomini di teatro e poeti, rapporti che continuano a contribuire alla straordinaria ricchezza del suo linguaggio. (red)

A VENEZIA LE AVANGUARDIE PARIGINE
Con un centinaio di opere tra dipinti, disegni, stampe e lavori su carta, la mostra “Le avanguardie parigine fin de siècle: Signac, Bonnard, Redon e i loro contemporanei”, fino al 6 gennaio alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, prende in analisi la scena artistica parigina, focalizzandosi sulle maggiori avanguardie francesi di fine ‘800, in particolar modo su neo-impressionisti, Nabis, simbolisti e i loro protagonisti. Indagando tali avanguardie la mostra si sofferma in particolar modo su alcuni dei maggiori protagonisti di quest’epoca: Paul Signac, Maximilien Luce, Maurice Denis, Pierre Bonnard, Félix Vallotton e Odilon Redon. I neoimpressionisti nascono come gruppo a Parigi nel 1886, e tra i maggiori esponenti spiccano i nomi di Henri-Edmond Cross, Maximilien Luce, George Seurat, Paul Signac a cui si affianca, per alcuni anni, l’ex-impressionista Camille Pissarro. Sono pittori innovativi che guardano alle teorie scientifiche sul colore e sulla percezione per creare effetti ottici nelle loro tele puntiniste, orchestrando i colori complementari e le forme fluide in composizioni unitarie. I Nabis, dalla parola ebraica “profeti”, tra cui si annoverano artisti del calibro di Pierre Bonnard e Édouard Vuillard, influenzati dal Sintetismo di Paul Gauguin e dalle stampe giapponesi, rinunciano al cavalletto e impiegano varie tecniche, dalle stampe alle illustrazioni per riviste. Il Simbolismo – che annovera in Francia Maurice Denis, Georges Lacombe, Paul Ranson, Charles Filiger e Odilon Redon – abbraccia le narrazioni mitiche, l’immaginario suggestivo, il mondo macabro degli incubi, abbandonando il mondo dei fatti per il fantastico, l’esteriorità per il tumulto dei paesaggi psicologici, il materiale per lo spirituale, il concreto per l’etereo. (red)

A NEW YORK I DISEGNI DI TIEPOLO
La Morgan Library & Museum di New York mette in mostra, fino al 5 gennaio, una selezione della sua collezione di disegni veneziani del Settecento – tra le maggiori al mondo – che custodisce più di 300 fogli di Giambattista Tiepolo (1696-1770) e suo figlio Domenico (1726-1804). La mostra “Tiepolo, Guardi, e il loro mondo” presenta oltre cento opere su carta e racconta la vitalità e l’originalità del disegno durante il Settecento a Venezia che vide la rinascita della città come centro di mecenatismo artistico internazionale con protagonisti grandi artisti come Giambattista e Domenico Tiepolo, Francesco Guardi, Canaletto e Giovanni Piranesi. (red)

IL DANUBIO VISTO DA MARCO BULGARELLI A ROMA
“Danubius” del fotografo romano Marco Bulgarelli – fino all’8 dicembre al Museo di Roma in Trastevere – è un viaggio fotografico alla ricerca dell’identità europea dopo l’allargamento verso i paesi dell’Europa Orientale: dalla sorgente del maestoso fiume fino all’immenso delta, lungo i 2778 chilometri del suo corso, passando attraverso grandi città come Ulm, Linz, Vienna, Bratislava, Budapest, Vukovar, Belgrado, Tulcea, piccoli paesi, vaste pianure e paesaggi incontaminati, a contatto con un’enorme varietà di popoli, tradizioni e lingue. Le 47 diapositive esposte sono state realizzate durante sette viaggi compiuti nell’arco di due anni. Un viaggio interiore e onirico; lirico ma al contempo documentaristico, dove il fiume rappresenta sia il lato mistico-filosofico, sia l’aspetto storico-culturale, simbolo di una frontiera non soltanto nazionale, sociale, politica, ma anche religiosa, culturale e psicologica. La mostra è promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e si inserisce nel circuito della sesta edizione del Festival della Letteratura di Viaggio, promosso da Società Geografica Italiana. L’interesse dell’autore per il sud-est asiatico lo ha portato prima in Birmania e poi, nel 2008, per vari mesi in India dove ha documentato la situazione attuale del paese. Dal 2008 ha sviluppato questo progetto a lungo termine sul fiume Danubio. Nel 2011 il suo interesse si è focalizzato su mondo arabo, Siria ed Egitto. (red)

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