Con una geopolitica mutata in gran parte rispetto anche a pochi anni fa l’ Europa oggi si trova davanti a delle sfide che sono molto più globali e per avere un ruolo internazionale deve recitare da attore protagonista in tre settori principali: l’ energia, i negoziati internazionali e la cooperazione allo sviluppo. Ne è convinta il vice ministro agli Affari esteri, Marta Dassù, che nella sua audizione in commissione Esteri alla Camera sugli orientamenti della politica estera e di sicurezza dell’ Unione europea, ha spiegato come quella energetica, “è una componente essenziale della scarsa competitività” del sistema economico italiano e per vincere sfide sempre più globali “dobbiamo riuscire a ridurre i prezzi assolutamente”. Un’ eventualità auspicabile non solo per la filiera produttiva ma anche per i consumatori italiani, tuttavia per realizzarla “sarebbe necessario naturalmente che l’ Ue avesse una politica esterna comune di negoziato con i Paesi fornitori”. Sul fronte degli accordi internazionali, poi, “è finita l’ epoca del grande negoziato globale” ma d’ altra parte l’ Italia sta mettendo in cascina molti accordi bilaterali e multilaterali. Quanto alla cooperazione allo sviluppo, invece, “il problema principale – ha sottolineato il vice ministro – è che i criteri che abbiamo sempre applicato sono stati scavalcati dai soldi facili di nuovi attori, dal Qatar alla Cina, e questo ha spiazzato la politica europea”. Interventi nel comparto energetico, nuovo protagonismo nei negoziati internazionali e sviluppo della cooperazione alla sviluppo che dovrebbero trovare la loro giusta valorizzazione “in un sistema coerente”, che dovrebbe vedere l’ Europa con “una posizione comune negli organismi internazionali”. Nella sua audizione il vice ministro Dassù ha affrontato anche il nodo Datagate, visti i recenti sviluppi che hanno colpito il cuore dell’ Ue, a cominciare dal caso delle intercettazioni subite dalla cancelliera Angela Merkel. Secondo il vice ministro l’ Italia non ha nessuna intenzione di sovrapporre il caso Datagate con i negoziati per l’ accordo di libero scambio Usa-Ue ed è intenzionata a “tenere separati i due tavoli”. Tutto quello che è accaduto dopo il caso Snowden, ha spiegato il vice ministro, “può determinare finalmente un cambiamento della politica di sicurezza americana” e anche da parte italiana, vista la mutata situazione internazionale, “il forte vincolo esterno con gli Usa si è abbassato” e “possiamo fare alleanze più flessibili”. D’ altra parte, ha concluso Dassù, il trattato di libero scambio “è nel nostro interesse” e l’ Italia avrebbe “più benefici che costi”. Infine una forte preoccupazione è stata espressa da Dassù per la questione libica. La situazione attuale in Libia “è ingestibile” e “rimettere insieme una cosa che possa essere chiamata Libia sarà molto difficile”. La Libia “è già Somalia”, c’è “un caos totale” e “il buco nero di Misurata è la fonte dei principali problemi migratori” che l’ Italia e tutta l’ Unione europea si trovano a dover affrontare. “Ci vorrebbe una specie di Piano Marshall europeo – ha concluso il vice ministro agli Affari esteri – perché la Libia rischia moltissimo e rischia molto anche tutto il suo retroterra”. (29 ott – PO / Pif)