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Al Louvre “la Primavera del Rinascimento”

it@withub.it by it@withub.it
1 Novembre 2013
in Archivio speciali - Mostre
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AL LOUVRE “LA PRIMAVERA DEL RINASCIMENTO”
La mostra “La Primavera del Rinascimento”, che si tiene fino al 6 gennaio al Museo del Louvre, si propone di illustrare la genesi di quello che ancora oggi si definisce il “miracolo” del Rinascimento a Firenze, soprattutto attraverso capolavori di scultura, l’arte che per prima se ne è fatta interprete. L’esposizione, che ha fatto già tappa nella scorsa primavera a Palazzo Strozzi, si apre con una suggestiva panoramica attorno alla riscoperta dell’Antico, attraverso esempi illustri della “rinascita” fra Due e Trecento, con opere di Nicola e Giovanni Pisano, Arnolfo, Giotto, Tino di Camaino e dei loro successori, che assimilano anche la ricchezza espressiva del Gotico, in particolare di origine francese. L’“età nuova” si apre assieme al nuovo secolo: con i due rilievi del Sacrificio di Isacco di Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi per la Porta del Battistero (dal Bargello), e con il modello della Cupola brunelleschiana (dal Museo di Santa Maria del Fiore), che riassumono al più alto vertice espressivo il momento fondante del primo Rinascimento. In quegli anni, i successi politici della Repubblica fiorentina, la sua potenza economica e la pace sociale diffondono attraverso gli scritti di grandi umanisti il mito di Firenze come erede della repubblica romana e come modello per gli altri stati italiani. La scultura pubblica monumentale, attraverso i capolavori di Donatello, Ghiberti, Nanni di Banco, Michelozzo realizzati per i grandi cantieri della città – la Cattedrale, il Campanile, Orsanmichele – è la prima e più alta testimonianza della creazione di un nuovo stile, di questa trasformazione in atto e dell’esaltazione di Firenze e della sua civiltà. La scultura, e in particolare la statuaria, eserciterà perciò una profonda influenza sulla pittura dei massimi artisti del tempo come Masaccio, Paolo Uccello, Andrea del Castagno, Filippo Lippi. A testimoniare i nuovi canoni della scultura fin dagli anni Venti del Quattrocento sono in mostra le donatelliane Madonna Pazzi, dal Bode Museum di Berlino, la Madonna in terracotta policroma del Louvre e la Madonna Chellini, dal Victoria and Albert; la ghibertiana Madonna Kress, dalla National Gallery di Washington, o la Madonna già attribuita al Brunelleschi e qui a Nanni di Banco, dal Museo Diocesano di Fiesole.


A BOLOGNA IL “MITO” DEGLI SMITHS
La galleria Ono Arte contemporanea di Bologna presenta, fino all’1 dicembre, “The Smiths – Definitive Indie”, una serie di foto inedite per l’Italia del fotografo britannico Stephen Wright, alcune delle quali incluse nella cover dell’album più acclamato degli Smiths, The Queen is Dead. Tutto iniziò quando nel 1982 Morrissey incontra il chitarrista Johnny Marr. Il nome del gruppo doveva essere il più comune e ordinario possibile in contrapposizione ai nomi dell’epoca come Duran Duran e Spandau Ballet e così nascono gli Smiths. Con Mike Jones alla batteria e Andy Rourke al basso si esibiscono per la prima volta dal vivo al Ritz di Manchester il 4 ottobre 1982 suonando pochi brani davanti a 11 persone. Pochi giorni dopo esce il primo singolo Hand in Glove. Nel 1985 esce Meat Is Murder, in cui il gruppo affronta tematiche radicali e di protesta sociale. Nel settembre dello stesso anno esce il singolo The Boy With The Thorn In His Side che anticipa The Queen Is Dead il disco che, oltre a comunicare al meglio il messaggio stilistico del gruppo, li avrebbe resi icone culturali di un decennio; è proprio l’intero album a diventare, fin da subito, oggetto di culto tra i fan del gruppo. Con The Queen Is Dead l’influenza degli Smiths sulla cultura giovanile raggiunge l’apice e anche le vendite non deludono, il disco infatti raggiunge il secondo posto in classifica. Stephen Wright li fotografa in quel periodo al loro meglio nella Manchester piovosa, che all’epoca dominava la scena musicale britannica, tra Coronation Street e il Salford Lads Club nel 1985 e sul palco dal 1984 al 1986. Lo scatto davanti al Salford Lads Club, che fa parte dell’inserto di The Queen Is Dead del 1985, è considerata la più famosa foto del gruppo e fa parte della collezione della National Portrait Gallery.
(red)


A RIMINI SI APRE IL “FELLINIANNO”

Mostre, testimonianze, libri, proiezioni: prende corpo il “Fellinianno 2013”, progetto annuale di iniziative ideato e promosso dal Comune di Rimini per ricordare il grande cineasta riminese, di cui ricorre il ventesimo anniversario della scomparsa. Alla cineteca di Rimini è aperta fino al 6 gennaio la mostra “I disegni di Federico Fellini dal Libro dei sogni”). Nata da un’idea di Felice Laudadio, direttore di Bif&st di Bari, e curata da Francesca Fabbri Fellini, segna una delle tanti possibili linee di immersione in quello stupefacente abisso di immagini, sentimenti e suggestioni che è il “Libro dei sogni” di Federico Fellini. Al Teatro Galli, sempre fino al 6 gennaio, si tiene la mostra “Fellini all’opera” che traduce gli ambienti e i corpi principali dell’edificio (foyer, scaloni d’onore, sala Ressi) in una scena caleidoscopica, abitata da visioni e sogni di ispirazione felliniana. All’interno di questa sorta di grande lanterna magica, interpreti e artisti dell’immagine, del suono e della parola riscriveranno e reinventeranno foto, libri, costumi, filmati: una fantasmagoria di azioni e interventi di cui saranno protagonisti Rosita Copioli con il video “Federico Fellini. I libri”; Marco Bertozzi (ideazione e regia), Massimo Salvucci (riprese e montaggio) e Andrea Felli (elaborazioni musicali e paesaggi sonori) con il found footage film “Unfinished Fellini”; David Loom con l’installazione visiva “kinematictriptych”; Diego Zuelli con la videoinstallazione “Le parti non vere”; Ambra Galassi (visual design), Giacomo De Luca (visual design), Andrea Marini (motion graphic), Stefano Aguzzoni (sculture) e Andrea Felli (paesaggi sonori e mix) con il progetto (Angela Piegari e Andrea Felli) “Il visionario è l’unico vero realista/2”.

(red)

IN SPAGNA LA “COLLEZIONE SGARBI”
Parte dalla Spagna un progetto espositivo che nei prossimi mesi porterà in giro per il mondo la “Collezione Sgarbi” che presenta centinaia di opere dal 13.mo al 20.mo secolo “scoperte” dal critico d’arte in trent’anni di attività. Fino all’8 gennaio a Burgos la mostra “Il Giardino Segreto – Grandes maestros de la pintura italiana en la colección Sgarbi” – che a marzo farà tappa a Città del Messico – è un viaggio attraverso sette secoli di storia, attraverso i quali è possibile incontrare testimonianze uniche e preziose, come le affascinanti protomi marmoree scolpite da un anonimo maestro federiciano alla metà del Duecento o, ancora, lo splendido San Domenico in terracotta modellato nel 1474 da Niccolò dell’Arca, opera che costituisce un’emergenza assoluta non solo all’interno della collezione Sgarbi ma nel contesto più ampio della scultura italiana del Quattrocento. A Burgos viene presentata una significativa selezione di dipinti di importanti maestri della pittura italiana dal XV al XVIII secolo (come Antonio e Bartolomeo Vivarini, Antonio Cicognara, Johannes Hispnus, Simone Cantarini, Carlo Bononi, Matteo Loves, Guido Cagnacci, Jusepe de Ribera, Artemisia Gentileschi). Ugualmente rappresentate nei secoli sono le altre “scuole” pittoriche italiane, veneta (Veronese, Damini, Ponzone, Loth, Fumiani e Piazzetta), romana (Cavalier d’Arpinio, Sassoferrato, Cavallucci, Stern), lombarda (Cairo, Morazzone, Santagostino) e toscana (Rosi, Pignoni, Ricchi, Paolini). Non manca infine il genere del ritratto dove, accanto alle strepitose creazioni di Lorenzo Lotto e di Tiziano Vecellio, spicca il celebre Ritratto di Francesco Righetti di Giovan Francesco Barbieri detto Guercino.
(red)


GORGA: IL TENORE-ARCHEOLOGO
La Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma presenta per la prima volta una ricca selezione dell’articolata ed eclettica raccolta di archeologia del tenore Evangelista Gorga (1865-1957), acquisita dallo Stato nel 1950, e da allora conservata presso il Museo Nazionale Romano. Gorga raccolse una miriade di oggetti moderni e antichi che avrebbero dovuto formare, secondo le sue intenzioni, “il museo di tutti i tempi”, o come scrisse ancora lui stesso: “il Museo Enciclopedico, che comprende tutto lo scibile, dall’Arcaico ai giorni nostri”. Alla ricerca di documenti originali si è affiancata l’investigazione della singolare figura di Gorga – attivo nel mercato antiquario romano tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento – testimoniando così un tipo di collezionismo molto diverso da quello delle grandi famiglie rinascimentali del Cinque-Seicento, raccontato dalle prestigiose collezioni di Palazzo Altemps. La mostra espone fino al 12 gennaio una selezione di circa 1800 oggetti, solo una minima parte tra le centinaia di migliaia di pezzi conservati, ed è allestita nei due grandi saloni della nuova ala di Palazzo Altemps, acquisita dallo Stato nel 2008. Risulta così completato il percorso di visita di questa sede del Museo Nazionale Romano che ospita la sezione di storia del collezionismo del Cinquecento e Seicento. La nuova ala verrà destinata alle esposizioni temporanee del museo.
(red)

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