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“Ingredienti pericolosi”, i veleni della vita

it@withub.it by it@withub.it
1 Novembre 2013
in Archivio speciali - Libri
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“INGREDIENTI PERICOLOSI. GUIDA AI VELENI DELLA VITA QUOTIDIANA”

Sono più di 72mila le sostanze tossiche presenti ovunque: in casa, in giardino, nei campi, negli alimenti, negli indumenti, nei giocattoli e nei prodotti che usiamo paradossalmente per il nostro “benessere”. Pesticidi, diserbanti, additivi, edulcoranti di sintesi, diossina, ftalati, formaldeide, cloro, solventi, benzene e molti altri veleni esercitano sulla salute e sull’ambiente un impatto devastante. Il pesante tributo lo paghiamo noi e i nostri figli con un numero crescente di casi di allergie, patologie respiratorie, malattie degenerative e tumori, che aggravano notevolmente anche il bilancio dello Stato. Un prezzo davvero troppo alto al quale abbiamo il diritto e la possibilità di dire basta. Rachel Frély, con “Ingredienti pericolosi. Guida ai veleni della vita quotidiana” (Il Punto d’Incontro, pp. 127, 6,90 euro, traduzione di I. Dal Brun) svela i retroscena, informa e insegna a leggere l’etichetta dei prodotti che usiamo e consumiamo nella quotidianità e ci aiuta a compiere scelte consapevoli, perché vivere senza veleni è possibile. Il taglio pragmatico e la semplicità di utilizzo fanno di questo manuale un valido strumento nella scelta di uno stile di vita sano ed ecologico.

“IPERTENSIONE: PREVENIRE E CURARE CON IL CIBO” DI PAOLO GIORDO

L’ipertensione arteriosa è una patologia molto comune nel mondo occidentale, legata a fattori anagrafici ma anche allo stile di vita e alla condotta alimentare. Troppi cibi di origine animale, sedentarietà e sovrappeso sono spesso alla base del sorgere e del perdurare di questa malattia. Nella prima parte di questo libro sono affrontati i principali fattori di rischio e proposte le migliori soluzioni per intervenire in modo naturale sul controllo dell’ipertensione, evitando così le sue complicanze tardive. Oltre ad affrontare il problema del sale e dei grassi, e i passi necessari per cambiare dieta, l’autore illustra i complementi alimentari, i prodotti fitoterapici e i principali rimedi omeopatici utili nella lotta contro l’ipertensione. Le oltre 80 ricette aiutano a “mangiare bene” a partire dal pane fino ai condimenti e alle salse, dalla colazione fino ai dolci. Verdure biologiche, legumi, cereali e farine integrali, olio extravergine d’oliva sono tra gli ingredienti che garantiscono sapore e salute a tavola. Le foto rendono il ricettario ancora più appetitoso. Tutto questo è “Ipertensione: prevenire e curare con il cibo” (Terra Nuova Edizioni, pp. 115, 14 euro) di Paolo Giordo.

LA VIRTU’ POLITICA IN JACQUES MARITAIN

Nel panorama della filosofia contemporanea, contrassegnata dalla crisi della razionalità e dei grandi sistemi metafisici, il pensiero di Jacques Maritain rappresenta un’innegabile quanto encomiabile “eccezione”: in lui vi è ancora la fiducia nella ragione e nelle sue possibilità cognitive. Il pensiero di Maritain, anche se costituisce un sistema in cui “tout se tient”, può essere affrontato da varie angolature. “Bellezza e responsabilità. I fondamenti della virtù politica in Jacques Maritain” (Il Mulino, pp. 320, 23 euro) di G. Gennaro Curcio, ricostruisce una sorta di unità del sapere intorno al tema di un’estetica della bellezza, vista come plesso teorico-pratico di molteplici intersezioni, che vanno dal rapporto tra individualità personale e comunità politica alle dimensioni etiche e pedagogiche dell’esperienza umana. Tale prospettiva si articola su quattro tematiche principali: la dimensione etica della responsabilità, iscritta in un quadro ontologico di riferimento; la responsabilità nella sua dimensione educativa; la bellezza declinata nelle sue valenze etiche e pedagogiche; il superamento dell’individualismo attraverso la ricomprensione della sfera sociale e politica. Il volume fornisce un contributo allo studio di Maritain, riproponendone il pensiero come un invito a superare gli steccati eccessivamente specialistici che caratterizzano vasti settori del pensiero filosofico e della cultura del Novecento.

“A LEZIONE DI FELICITA’ DA ARISTOTELE”

Questo libro di filosofia è per tutti ed è diverso dagli altri, perché non si occupa solo di capire chi siamo o di definire che cosa sia la verità; si concentra principalmente sulle possibili applicazioni pratiche di un grande insegnamento filosofico. Tutti abbiamo la sensazione di possedere potenzialità che non sviluppiamo, ricchezze che non riusciamo a rivelare, e tutti potremmo invece trasformare la nostra vita in qualcosa che ci assomigli e di cui andare fieri. “A lezioni di felicità da Aristotele” (Vallardi, pp. 200, 13,50 euro) di D. Clerget-Gurnaud ci offre gli strumenti per imparare a modificare il nostro approccio alla vita e, di conseguenza, le nostre azioni nel quotidiano. E invita anche a non essere passivi: dobbiamo darci da fare per mettere in discussione la nostra esperienza! Per questo l’autore propone esercizi pratici e spunti di riflessione sulle “questioni vitali”, per stimolarci e indicarci come portare dentro alle nostre vite gli insegnamenti senza tempo del grandissimo filosofo. Se siamo pronti ad accogliere un nuovo modo di pensare e di vivere, la saggezza di Aristotele ci regalerà uno sguardo diverso sulla vita e ci aiuterà a trasformare le nostre azioni.

“LA FABBRICA DEI CATTIVI” DI DIEGO AGOSTINI

In vacanza in Florida, una coppia di italiani viene arrestata in un centro commerciale perché, contravvenendo a una legge dello Stato, ha lasciato un figlio piccolo in auto per una manciata di minuti. Nulla di grave è accaduto, ma lo sceriffo prende la faccenda terribilmente sul serio al punto da alterare prove e dichiarazioni: i due figli – il piccolo e quello più grande – vengono perciò affidati a un’assistente sociale e i genitori arrestati e condotti alla prigione della contea. La prospettiva è agghiacciante: la coppia rischia una pesante condanna per abbandono di minore e il conseguente affido dei bambini. A narrare la vicenda è Alex, che in Italia fa il Product Manager e che ama da sempre gli Stati Uniti; un uomo normale, un padre e un marito affettuoso, un professionista responsabile, che però si ritrova al centro di un’esperienza imprevista e angosciante: è innocente, non ha mai commesso reati, si considera un “buono”, ma al momento è un passivo ingranaggio di un meccanismo repressivo che funziona secondo logiche di cui non possiede la chiave di lettura. Ciò che prima era soprattutto partecipata ricostruzione di una situazione kafkiana diventa lucida analisi di un’anomalia, denuncia di un’autentica perversione giuridica compiuta paradossalmente in nome della Giustizia: il carcere come “fabbrica dei cattivi” di cui la società ha bisogno per giustificare i suoi apparati repressivi. È una storia vera o pura fiction? La vicenda è talmente sconcertante che, per il lettore di “La fabbrica dei cattivi” (Giunti, pp. 160, 12 euro) di Diego Agostini, non ha alcuna importanza.

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