(4 nov) La semplificazione e facilitazione della ricerca sul web per parole chiave è al centro di un ambizioso studio internazionale che vede protagonista un professore dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia: Francesco Guerra. Oltre 23 gruppi di ricercatori europei ed internazionali sono infatti coinvolti nell’analisi, progettazione, sviluppo e valutazione di tecniche per la ricerca per keyword – ovvero parole chiave – su grandi quantitativi di dati strutturati: il progetto si chiama “Keystone – Semantic keyword-based search on structured data sources” (Ricerca semantica basata su keyword rivolta a sorgenti di dati strutturati) ed è finanziato nell’ambito di un quadro intergovernativo di cooperazione europea, noto come Cost (Cooperation europeenne dans le domaine de la recherche Scientifique et Technique). A guidare il “Keystone” sarà proprio il prof italiano. Guerra sarà inoltre affiancato dal professore portoghese Jorge Cardoso. Il prof emiliano avrà il compito di coordinare il progetto che è stato avviato qualche giorno fa – lo scorso 15 ottobre – e che avrà la durata di 4 anni. “Keystone” vede coinvolti gruppi di ricercatori espressione di 23 paesi (Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Macedonia, Germania, Grecia, Irlanda, Israele, Italia, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Serbia, Spagna, Svizzera, Svezia, Turchia, Regno Unito e Belgio) ma a cui potrebbero aggiungersi anche colleghi di Bulgaria, e Austria. E’ la prima volta dal 1971, da quando è operativa questa cooperazione a livello europeo, che un ricercatore Unimore è posto alla guida di un’azione così ambiziosa e complessa per l’elevato numero di partner coinvolti. “Si tratta – afferma il professor Guerra, docente di Informatica all’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – di un problema che ha un forte impatto sia a livello scientifico sia a livello socio-economico. A livello scientifico, la comunità ha sviluppato tecniche efficienti per fare ricerche all’interno di documenti testuali (si pensi a un qualsiasi motore di ricerca, come Google, Yahoo, Bing in grado di permettere di trovare informazioni all’interno di pagine web). Purtroppo, le tecniche sviluppate finora per fare ricerca con keyword non sono così performanti se applicate a dati strutturati (quelli all’interno di database), dove il contenuto informativo è memorizzato in opportune strutture (chiamate tabelle ad esempio nel caso di database relazionali)”. L’ostacolo è rappresentato dal fatto che finora la ricerca all’interno di database è permessa principalmente attraverso interrogazioni, scritte mediante un opportuno linguaggio, che devono quindi rispettare un opportuno formalismo sintattico. La conoscenza di un linguaggio limita la possibilità di interrogare dati strutturati a chi conosce tale linguaggio: sicuramente non l’utente generico di internet. “Per questo – aggiunge Guerra – è fondamentale sviluppare delle tecniche che permettano di interrogare per keyword (alla google per intenderci) tali sorgenti dati. Proposte sono già state fatte: anche noi, all’interno del DBGroup, il gruppo di ricerca sui database di Unimore coordinato dalla professoressa Sonia Bergamaschi, abbiamo sviluppato delle tecniche apprezzate in letteratura. Il tema è ‘caldo’ e la necessità di collaborare, per sviluppare tecniche efficaci ed efficienti, elevata”. Molti studi hanno dimostrato che la maggior parte dell’informazione presente sul web è posta all’interno di database (tecnicamente viene chiamato deep-web) e questo contenuto non è sempre indicizzato dai normali motori di ricerca. Inoltre, le istituzioni europee, i governi nazionali e locali stanno promuovendo la pubblicazione di dati relativi alle proprie attività in formato strutturato permettendo l’accesso e l’uso di questi dati da parte di qualsiasi persona, istituzione o impresa (si parla di open data). “L’accesso a tali dati – fa presente Guerra – sarà possibile a chiunque solo se accompagnato da un linguaggio per interrogare tali dati, semplice per chiunque. Si tratta di dati dal forte valore economico”. (red)