Il Complesso del Vittoriano di Roma ospita fino 24 novembre la mostra di Meo Carbone, “The Dream – Omaggio all’emigrazione italiana negli Stati Uniti d’America nel XX secolo”. Il progetto parte dall’incontro dell’artista con Dominic Candeloro, studioso dell’emigrazione italiana in Nord America presso la Loyola University di Chicago. “Mentre mi trovavo a Chicago nel 1995 – racconta Carbone – vidi una mostra fotografica sull’emigrazione italiana. Fui profondamente scosso da quelle immagini, dall’intensità delle loro sofferenze e dallo stupore nei loro occhi nel proiettare i propri sogni nel costruire una nuova vita. Quella energia ispirò questo mio lavoro, voler rappresentare quelle immagini in una nuova ottica, dando vita ad un sogno sulla base delle loro realtà e dei loro sogni”. Meo Carbone fa suo il forte realismo e la forte espressività delle immagini fotografiche: le manipola, le corrompe, le integra, le divide e le ricompone in più soggetti. Nelle trentasette opere esposte, tutte areografie ma su supporti di diversa natura, gli sfondi sono per lo più scuri, ma nei dipinti non mancano gli sprazzi di luce: sono i volti delle persone dipinte. Il sogno si impossessa dei volti e traspare dal di dentro dei volti medesimi, illuminandoli. Il sogno diventa protagonista e riempie di colore le tele. Le figure degli emigranti assumono portamenti epici, come se fossero delle vere e proprie icone del lavoro dei primi del Novecento. “Il sogno è affrontare qualsiasi difficoltà: come le difficoltà degli emigranti. Ed è proprio per questo che la mia mostra s’intitola ‘The Dream’. Il sogno dell’emigrazione che si fonde nel sogno dell’artista. E le mie opere vogliono comunicare il sogno, stabilire rapporti umani alla ricerca di sintonie che mi facciano rapire i sogni altrui condividendone gioie e dolori. Questa parte della mia esistenza è un omaggio al sogno. E’ la ricerca di vivere una vita in armonia con quella natura di cui siamo la parte sognante”. La mostra è dedicata al “sogno” italiano dell’America e lo analizza partendo dalla realtà, riletta e ricostruita mediante le foto oggi esposte a Ellis Island, luogo del sogno ma anche del dolore, dove circa cinque milioni di nostri connazionali, tra il 1850 e il 1914, vissero un periodo cruciale della loro esistenza in cerca del loro sogno. Operai, contadini, minatori, ragazzini, donne invadono lo spazio grafico delle tele di Carbone e dei suoi oggetti artistici, come nel caso dell’opera “Valigia” che da oggetto di uso comune, diventa metafora artistica di una nuova rigenerazione del dolore e del dramma. (red – 12 nov)