La microbiologia sta assumendo un ruolo sempre più importante nel settore dei beni culturali, per lo studio del deterioramento delle opere d’arte causato da microrganismi, ma soprattutto per il biorestauro, ovvero l’impiego di microrganismi e dei loro prodotti come supporto o alternativa ai tradizionali metodi di restauro, quando essi si rivelino inefficaci o pericolosi per la salute degli operatori e per l’integrità dell’opera. Il laboratorio di Microbiologia Ambientale e biotecnologie microbiche dell’Enea ha sviluppato un processo biotecnologico che consente la rimozione da opere d’arte o pitture murali di depositi organici e inorganici, anche stratificati. Per queste applicazioni vengono utilizzati degli specifici ceppi batterici, selezionati tra i ceppi che fanno parte della collezione di laboratorio, denominata “Enea-Lilith”, costituita da circa 500 ceppi spontanei con caratteristiche di interesse biotecnologico. Le attività di ricerca si sono concentrate sulla rimozione di film anneriti di gommalacca da pitture murali, sulla rimozione di colle animali invecchiate da materiale cartaceo e, ultimamente, sulla biopulitura di depositi da dipinti murali delle logge di Casina Farnese, narranti la leggenda di Ercole e Caco, nel sito archeologico del Colle Palatino a Roma. In particolare l’esperienza sviluppata in questa occasione, su invito dei restauratori impegnati nel restauro, che avevano trovato difficoltà a rimuovere alcuni depositi con i metodi abituali, ha portato allo sviluppo di un brevetto Enea. (Red – 15 nov)