(21 nov) Rispetto a tutti gli altri principali paesi europei, le imprese italiane si distinguono per avere meno capitale e più debito bancario. Nel 2012 in Italia erano quotate 200 aziende non finanziarie, contro le 700 di Francia e Germania; il valore di mercato complessivo delle società non finanziarie quotate era inferiore da noi al 20 per cento del prodotto interno, a fronte del 40 e del 50 per cento, rispettivamente, in Germania e in Francia. Anche i mercati obbligazionari sono poco sviluppati. All’emissione di titoli di debito ricorrono in Italia poche grandi imprese: tra il 2007 e il 2012 solo 29 gruppi industriali italiani hanno emesso titoli sul mercato internazionale. I prestiti obbligazionari rappresentano meno del 10 per cento dei debiti finanziari delle imprese. Le imprese – spiega Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia – sono da sempre riluttanti ad accrescere il capitale di rischio, in particolare ad allargare l’azionariato, per la natura familiare non solo dei loro assetti proprietari ma anche di quelli gestionali. Il ricorso al mercato dei capitali, la quotazione in borsa, implicano costi di trasparenza elevati e permanenti.
http://www.bancaditalia.it/interventi/intaltri_mdir/finanza_rossi/rossi_141113.pdf