Palazzo dei Diamanti a Ferrara ospita per la prima volta in Italia, fino al 6 gennaio, una monografica dedicata al pittore spagnolo Francisco de Zurbarán (1598-1664), grande mistico del Siglo de oro. La mostra, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Centre for Fine Arts di Bruxelles, è un’importante occasione per scoprire la forza delle invenzioni di un artista straordinario, a lungo ricordato dalla critica come il “Caravaggio spagnolo”. Tra i protagonisti dell’arte iberica del Seicento insieme a Velázquez e Murillo, Zurbarán ha reinventato i soggetti più classici grazie a uno stile modernissimo, lasciando in eredità opere percorse da un naturalismo asciutto e monumentale, sintesi mirabile di tradizione e innovazione. In vita il pittore ha conosciuto un grande successo per la sua capacità di interpretare il fervore religioso del suo tempo con immagini quotidiane e visionarie, intime e grandiose, e anche in epoca moderna, a partire dall’Ottocento e fino alla seconda metà del Novecento, le sue tele sono state fonte d’ispirazione per più generazioni di artisti, dai Romantici a Manet, fino a Morandi, Dalí e Picasso. (red)
A BRASILIA I MAESTRI DEL RINASCIMENTO
La mostra “Mestres do Renascimento” (Maestri del Rinascimento), la più grande esposizione sul Rinascimento mai realizzata in America Latina – dopo il successo di San Paolo, dove ha raggiunto la cifra record di 317 mila visitatori – fa tappa fino al 15 gennaio a Brasilia. L’esposizione, considerata uno degli eventi principali del calendario culturale della capitale brasiliana di quest’anno, realizzata sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana, è composta da 57 opere, molte delle quali non erano prima d’ora mai uscite dall’Italia, con capolavori come il Cristo benedicente di Raffaello, la Sacra Famiglia con una santa di Andrea Mantegna, l’Annunciazione di Giovanni Bellini. Ed ancora opere di Leonardo da Vinci, Michelangelo, Tiziano, Botticelli, Paolo Veronese, Lorenzo Lotto, Fra’ Angelico, Sodoma. L’esposizione si colloca nel solco di una politica di promozione dell’arte e della cultura italiana che in Brasile ha visto la realizzazione di eventi come le recenti mostre su Caravaggio e sui tesori del Vaticano. (red)
IL SEICENTO LOMBARDO A BRERA
La Pinacoteca di Brera possiede un ingente patrimonio di dipinti dei principali protagonisti del Seicento lombardo, realizzati a partire dall’età di Federico Borromeo fino alla successiva stagione barocca e alla svolta classicista della seconda Accademia Ambrosiana: per ragioni di spazio però la sezione ad essi dedicata nel percorso museale ne presenta un numero molto ridotto. Scopo principale della mostra “Seicento lombardo a Brera. Capolavori e riscoperte”, allestita fino al 12 gennaio, è di consentire la visione da parte del pubblico di un gruppo piuttosto nutrito di significative opere lombarde del XVII secolo, in massima parte restaurate negli ultimi decenni, normalmente sottratte all’attuale percorso espositivo. La selezione, comprendente 46 opere, ne presenta ben 21 provenienti dai depositi di Brera, tutti destinati ad essere esposti nel futuro progetto museale denominato “Grande Brera”. Fra di essi sono quattro importanti pale d’altare, tre delle quali firmate e datate: di Fede Galizia il Noli me tangere (1616), della maturità di Carlo Francesco Nuvolone è l’Assunzione della Vergine (1648), ormai pienamente barocca, e di Giuseppe Nuvolone il San Francesco in estasi (1650), in deposito presso la chiesa parrocchiale di Cornate d’Adda; di Giovan Battista Crespi detto il Cerano è invece il Cristo nel sepolcro, San Carlo e santi (1610 circa), fino a qualche mese fa in deposito presso la chiesa milanese di Santo Stefano. (Red)
QUANDO I GENOVESI ERANO ORIENTALI
Nel corso di due secoli (1275-1475) i Genovesi fondarono diversi insediamenti sul litorale della Crimea, in siti già colonizzati dai Greci e dai Bizantini, che costituirono uno spazio intermedio tra i paesi sedentari del Mediterraneo e il mondo dei nomadi della steppa. Caffa, caput Gazarie, Soldaia, Cembalo, i diciotto casali della Gotia, Cherson e Vosporo, diventarono un dominio genovese, ricco di potenzialità economica, di polietnicità tra Latini, Greci, Armeni, Tartari e Giudei, nonché di numerosi schiavi deportati in Egitto o verso le principali città dell´Occidente cristiano. La mostra “Genova e Crimea”, fino al 17 gennaio al Palazzo Ducale di Genova, cerca di rievocare la ricca storia di quest´area del “Commonwealth genovese”, attraverso documenti d´archivio, fotografie dei siti principali e brevi saggi storici, che richiamano le forme di governo, gli scambi commerciali e i legami culturali tra Genovesi ed Orientali. La mostra è a cura del professor Michel, professore emerito Université Paris I – Sorbonne) e del Centro Studi Giorgio Costamagna, in collaborazione con Comune di Genova, Archivio di Stato di Genova, Fondazione per la Cultura Genova Palazzo Ducale, Consiglio Notarile di Genova. (red)
A VENEZIA I DONI DELLA PERSIA SAFAVIDE
Le relazioni diplomatiche con l’invio di delegazioni e doni reciproci hanno rappresentato una prassi strategica molto diffusa nei rapporti tra Venezia e le grandi potenze, soprattutto quelle dell’Oriente, con le quali la Serenissima era stabilmente in contatto o in lotta per il predominio sul Mediterraneo. Gli scambi intercorsi in età moderna tra la Repubblica e una delle più importanti potenze dell’epoca, la Persia Safavide, al tempo di Shah Abbas il Grande (1587-1629) sono al centro della mostra “I doni di Shah Abbas il grande alla Serenissima”, allestita fino al 12 gennaio a Palazzo Ducale. Prendendo spunto dalla grande tela di Gabriele Caliari, raffigurante Il doge Marino Grimani che riceve gli ambasciatori persiani (1603), esposta nella Sala delle Quattro Porte di Palazzo Ducale, la mostra illustra i rapporti amichevoli e proficui tra le due potenze, unite dal comune obiettivo di contrastare la minacciosa espansione ottomana. L’esposizione riunisce i doni inviati dallo Shah insieme a lettere di presentazione e documenti con i quali sono giunti in Laguna, conservati nelle collezioni di diverse istituzioni veneziane. Esposte anche incisioni, mappe, portolani, monete e manufatti. Significativa è la presenza in mostra della variante “ridotta in forma piccola” del Theatrum orbis terrarum di Abramo Ortelio, il primo atlante di moderna concezione in formato tascabile. (red)