Con grande fatica, la legge di stabilità compie il suo primo passo verso l’approvazione definitiva: praticamente in piena notte infatti l’aula del Senato ha licenziato il testo, composto del maxiemendamento sul quale il governo aveva posto la questione di fiducia, e che recepiva ad ogni modo le modifiche avvenute in commissione Bilancio. Una decisione foriera di molte discussioni e uno scarto non amplissimo (171 sì e 135 no) anche perché ha finito per andarsi a intersecare con le vicende interne alla stessa maggioranza di governo. Subito dopo l’annuncio della fiducia in aula da parte del ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini in aula, infatti, Paolo Romani e Renato Brunetta si presentano in conferenza stampa per formalizzare lo strappo di Forza Italia: “Non si sono più le condizioni da parte nostra per proseguire nella collaborazione con questo governo. Riteniamo che il maxi emendamento sia totalmente irricevibile, abbiamo chiamato il presidente della Repubblica e lo abbiamo reso edotto di questa decisione”. Il governo, dice Romani, “si è sottratto al confronto in ogni occasione. L’ultimo atto è stata la presentazione del maxiemendamento, che allo stato attuale non conosciamo ancora ma al che dovrebbe riprendere i punti, pochi, trattati in commissione”. Ma che soprattutto, come dice Brunetta, “contiene una vera e propria patrimoniale”. In aula, il senatore leghista (anche il Carroccio si sfilerà dalla fiducia, come Movimento 5 Stelle, Sel e, appunto, i nuovi forzisti, mentre Scelta Civica) Raffaele Volpi accusa il governo Letta di giocare “sulla pelle degli italiani facendo le prove di una nuova maggioranza, tengono in ostaggio l’aula di Palazzo Madama con la loro irresponsabilità politica, impedendoci di apportare modifiche migliorative a un testo, quello della legge di Stabilità che è pessimo”. Ma per il governo non è affatto un’accusa, anzi: “Già nei giorni scorsi – quasi conferma Franceschini – abbiamo anticipato che il voto di fiducia sulla legge di stabilità sarebbe stato il luogo proprio per verificare l’esistenza del rapporto fiduciario tra Governo e Parlamento. Non mi pare ci sia modo più corretto e trasparente di questo”. E il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, preso atto del riposizionamento di Forza Italia, dopo un incontro con Letta spiega che “la necessità che ne consegue di verificare la sussistenza di una maggioranza a sostegno dell’attuale governo” legandola proprio alla fiducia sulla legge di stabilità. Fiducia che arriva tardissimo, portandosi dietro anche qualche strascico polemico su presunte incompletezze del testo, che necessiterà comunque del passaggio alla Camera. Per ora, nel maxiemendamento approvato il contributo di solidarietà a carico delle cosiddette ‘pensioni d’oro’ si estende, fino a riguardare le pensioni dai 90 mila euro l’anno in su, per i prossimi tre anni (per le pensioni oltre i 90mila euro il prelievo sarà del 6%, per quelle oltre 128mila euro del 12%, per quelle oltre i 193mila euro del 18%), sale al 30% la deducibilità dell’Imu sui beni d’impresa per il 2013, prevede l’istituzione di un fondo straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria, presso la presidenza del Consiglio dei ministri, con disponibilità complessiva di 120 milioni di euro per tre anni. (26 nov – Sis)