A MILANO LA MADONNA DI FOLIGNO DI RAFFAELLO
Fino al 12 gennaio viene esposta a Milano, a Palazzo Marino, la Madonna di Foligno di Raffaello. Un piccolo regalo che le istituzioni fanno ai milanesi in occasione del Natale, per far nascere negli italiani una nuova sensibilità verso la straordinaria ricchezza del patrimonio artistico rinascimentale. L’opera rappresenta la Vergine Maria con Gesù Bambino in gloria tra san Giovanni Battista, san Francesco d’Assisi e san Girolamo. La figura centrale della Madonna col Bambino, incorniciata da un disco arancione sostenuto da una nuvola di angeli, domina la scena. Sulla destra in basso, fra i vari santi, si nasconde la figura di Sigismondo de’ Conti, segretario di Papa Giulio II. Sigismondo aveva commissionato l’opera all’artista marchigiano quando la sua casa era rimasta illesa dopo esser stata colpita da un fulmine. All’inizio il suo nome doveva apparire sulla targa di legno tenuta in mano dal piccolo putto, ma poi l’artista o il committente debbono aver cambiato idea. L’opera arriva dalla Pinacoteca dei Musei Vaticani ed è un pannello in legno trasferito su tela dalle imponenti dimensioni di 301 x 198 centimetri. (red)
I SENSUALI MARMI DI RODIN
Fino al 26 gennaio, nella monumentale Sala delle Cariatidi, al piano nobile di Palazzo Reale di Milano, è allestita una grande mostra dedicata ad Auguste Rodin (1840-1917), che con Michelangelo è uno dei più grandi rivoluzionari della tradizione plastica moderna. Promossa e prodotta da Comune di Milano e Palazzo Reale insieme a Musée Rodin di Parigi, Civita e Electa, in collaborazione con il ministero dei Beni culturali, l’esposizione presenta un corpus di oltre 60 opere con un numero tanto vasto di sculture in marmo da costituire la più completa rassegna che sia stata allestita sui marmi di Auguste Rodin. L’illusione della carne e della sensualità è il tema intorno a cui si sviluppa la prima sezione, nella quale sono raccolte alcune opere giovanili, di stampo classico, fra cui il celeberrimo Homme au nez cassé , rifiutato dal Salon parigino del 1864, un ritratto omaggio al grande genio Michelangelo. Al vertice di questa sezione è Il Bacio, la scandalosa scultura che rappresenta due amanti e fece scalpore nella Francia di fine Ottocento, opera che ancora conquista i visitatori del Musée Rodin. La seconda sezione propone alcune fra le sculture più conosciute di Rodin. Accanto a ritratti di grande intensità, lontani dalla fredda precisione d’inizio carriera, come il busto dedicato alla compagna di una vita Rose Beuret, si alternano richiami all’eros e alla disinibita ricerca formale ed estetica del maestro, manifestando la sua necessità di tentare nuovi percorsi scultorei. Qui le bellissime Mains d’amant sono un richiamo lirico all’amore e alla sensualità, ma lasciano già pienamente comprendere il lavoro di recupero della tradizione che Rodin conduce insieme all’affermazione di una nuova idea di scultura. La poetica dell’incompiuto caratterizza la terza sezione dove si rappresenta il trionfo del “non finito”, l’artificio linguistico che rimanda immediatamente a Michelangelo e che Rodin svolge in una chiave di assoluta modernità, poi ampiamente assunta dai suoi colleghi. (red)
A BUDAPEST LA MOSTRA “L’ITALIA DEL FUTURO”
Dopo aver fatto tappa a Tokyo, San Francisco e Los Angeles la mostra “L’Italia del futuro”, che presenta le eccellenze scientifiche della ricerca italiana, approda – fino al 18 dicembre – a Budapest. Edizioni minori, con contributi video e totem touch screen, sono inoltre previste a Sofia, Algeri, Tripoli, Toronto, Vancouver e Baghdad. La mostra è promossa dal ministero degli Esteri e realizzata dal Cnr in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. I settori protagonisti sono robotica, fisica delle particelle, medicina, trasporti, archeologia e conservazione dei beni culturali, ai quali sono dedicate altrettante sezioni nelle quali è organizzata la mostra. I tessuti ‘a lavatrice zero’ ed i sensori elettronici per la rilevazione di Co2 nelle bottiglie di vino, sviluppati dal Cnr, sono esposti accanto ai robot DustBot e al polpo automa Octopus, sviluppati dall’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna. Ci sono anche il robot bambino iCub e la zampa idraulica del cane Hyq, dell’Iit. Una postazione virtuale permette di visitare i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Infn ed un exhibit interattivo riproduce le collisioni di particelle. In mostra anche gioielli e quadri al titanio realizzati dal Politecnico di Milano. (red)
ALLA PERMANENTE DI MILANO LA STORIA DELLA MOKA
Nell’ambito dei festeggiamenti per l’80.mo compleanno della popolarissima caffettiera Moka Express, Bialetti organizza fino all’8 dicembre, alla Permanente di Milano, l’esposizione “La Moka si mette in mostra: 80 anni di un’intuizione geniale diventata mito” che ripercorre la storia e cultura del caffè in Italia raccontata dalla prospettiva del celebre “omino con i baffi”. La mostra si snoda lungo un percorso che ha inizio con curiosità e racconti legati alla scoperta e diffusione del caffè, per passare alla sezione dedicata alla produzione del caffè: dalla pianta alla tostatura, dal chicco alla tazzina, per poi arrivare ad una esclusiva selezione di antiche caffettiere e strumenti utilizzati per la preparazione del caffè, che hanno preceduto l’invenzione della Moka Express, oggi oggetto di design presente nella collezione permanente del Triennale Design Museum di Milano e del MoMa di New York. Presentati oggetti unici mai esposti al pubblico, provenienti dall’Archivio Storico Bialetti Industrie, nell’area centrale della mostra – di forma ottagonale, richiamo all’inconfondibile silhouette della Moka Express -, tra cui la veneranda capostipite, la Moka Express edizione 1933 nata dal genio di Alfonso Bialetti. Una sezione speciale è dedicata alla comunicazione e all’inventiva di Renato Bialetti, figlio di Alfonso, colui che per primo ebbe l’intuizione di puntare sul nascente Carosello e che divenne poi, grazie ad una caricatura disegnatagli da Paul Campani, il simbolo stesso della Moka: l’inconfondibile omino coi baffi. Si potranno così ammirare i bozzetti originali delle campagne stampa e le prime pubblicità, i caroselli televisivi e le pubblicazioni degli anni ‘50 e ‘60. Completano il percorso, una selezione di Moke realizzate come pezzi unici e vari modelli evolutivi dagli anni ‘50 ad oggi delle diverse caffettiere Bialetti, con un’attenzione particolare alle soluzioni tecnologiche più innovative. (red)
L’INCONTRO TRA KOUNELLIS E SIERRA
Non è la prima volta che Jannis Kounellis e Santiago Sierra si incontrano, ma l’esperienza che offrono alla Prometeogallery di Milano, fino al 15 gennaio, si annuncia come la più significativa di questi ultimi anni. I due artisti hanno aderito all’invito rivoltogli da Bruno Corà e Ida Pisani, curatori della mostra, di esporre negli stessi ambienti due opere che hanno un forte carattere evocativo. Elaborata una nuova versione del “Senza titolo” del 1970, più comunemente noto con il nome ”Nabucco”, Kounellis mette l’accento su una condizione e una fase culturale come l’attuale, caratterizzata da un diffuso indugio nell’azione artistica, come pure nella dinamica sociale. Analogamente e mediante la proposizione dell’opera multimediale “Marsigliese”, Sierra rielabora un proprio precedente episodio plastico fornendo una perentoria domanda pubblica. Mentre le note ripetute dei due inni si alternano, una drammatica atmosfera si diffonde nello spazio. Di quale evento sono premonitrici le opere dei due artisti? E’ quanto la mostra sospende come un appello nell’immaginario individuale. (red)