AL SALA UMBERTO “OTHELLO… LA H E’ MUTA!”
Dal 3 al 15 dicembre, al Sala Umberto di Roma, andrà in scena “Othello…la H è muta!”, di Davide Calabrese e Lorenzo Scuda, con gli Oblivion, ovvero Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda, Fabio Vagnarelli. In questo spettacolo gli Oblivion demoliscono a colpi di grottesca ironia sia l’Othello di Shakespeare che l’Otello di Verdi in uno show in cui, oltre a cantare, recitano e si dirigono, con musiche tutte dal vivo e un soggetto unico. Al loro fianco sul palco, il maestro Denis Biancucci, sesta entità di questo delirio teatrale, che li accompagna al pianoforte e ingaggia con loro anche un esilarante match a colpi musicali. La consulenza registica è di un grande nome del teatro italiano: Giorgio Gallione. In novanta minuti il quintetto gioca a tutto campo con arie d’opera, canzoni pop, citazioni irriverenti e gag esilaranti. Le vicende di Otello, Desdemona, Cassio e Iago vengono rivisitate passando per Elio e le Storie Tese, Gianna Nannini, Lucio Battisti, Rettore, i classici Disney, l’Ave Maria (quella di Schubert ma non solo…), Little Tony, Pupo e molti altri. Nello stesso modo anche le arie di Verdi vengono riviste e mixate con il coro della Champions League, con Freddie Mercury, con l’Hully Gully, mentre i testi di Shakespeare vengono riscritti in stile Ligabue, Vasco Rossi, Dario Fo. “Othello, la H è muta” diventa uno spasso nel quale la parodia, genere teatrale del quale gli Oblivion sono maestri, non riguarda solo le vicende, ma si estende alle note di Verdi e alle parole di Boito e Shakespeare. Un esperimento ardito che i cinque artisti affrontano con totale naturalezza. Varietà di linguaggi, “esercizi di stile” e tante citazioni pop per uno show che non mancherà di divertire e conquistare ogni tipo di pubblico teatrale, dal più esigente al più scanzonato. (Asc)
A TORINO VA IN SCENA “PEDRO E IL CAPITANO”
Va in scena da domani a mercoledì 4 dicembre al Teatro Erba di Torino “Pedro e il capitano”, di Mario Benedetti. Scene, regia e costumi sono firmati da Lia Chiappara e le musiche da Antonio Guida. Uruguay 1979. Mario Benedetti pubblica “Pedro e il Capitano”. L’autore mostra il suo profilo da drammaturgo impegnato sul piano politico. La sua piéce rende conto della pandemia che ha colpito l’America latina nel decennio intercorso tra il 1970 e il 1980: dittature militari che hanno stretto in una morsa tutto il territorio ibero-americano. Pedro è un resistente a terra, il suo torturatore, il capitano, è invece in piedi; Pedro incarna l’umanità verticale, il Capitano l’orizzontalità del rettile, in un contrappunto a chiasmo tra situazione fisica e condizione esistenziale. La tortura è manipolazione, seduzione, ricatto. Una pièce sulle pieghe dell’umanità, dei labili confini dello scontro, a tratti epico, tra il bene e il male. (Asc)
AL BRANCACCIO E’ TEMPO DI “RISVEGLIO DI PRIMAVERA”
Dal 3 all’8 dicembre, al Teatro Brancaccio di Roma, andrà in scena “Spring Awakening”, tratto dalla pièce “Risveglio di primavera” di Frank Wedekind, per la regia di Emanuele Gamba e con Flavio Gismondi (Moritz), Arianna Battilana (Wendla), Federico Marignetti (Melchior),Tania Tuccinardi (Ilse), Paola Fareri (Martha), Renzo Guddemi (Hanschen), Vincenzo Leone (Georg), Chiara Marchetti (Anna), David Marzi (Otto), Albachiara Porcelli (Thea), Andrea Simonetti (Ernst). Pubblicata nel 1891 e a lungo oggetto di censura per la scabrosità e la provocarietà dei temi, l’opera mette in scena l’amore fra due quattordicenni e il drammatico conflitto tra un gruppo di adolescenti e i loro genitori e insegnanti. “Spring Awakening” ha riscosso un clamoroso successo di critica e di pubblico e si è ben presto affermato come uno degli spettacoli più originali e innovativi. Nel 2007, stravolgendo le previsioni, ha vinto ben otto Tony Awards tra cui miglior musical, miglior libretto, miglior colonna sonora originale, miglior regia, migliori musiche, diventando un cult generazionale e lanciando la giovanissima protagonista Lea Michele (protagonista di Glee) nell’olimpo delle star più apprezzate tra i giovani. (Asc)
“LO STUPRO DI LUCREZIA” AL VASCELLO
Dal 3-8 dicembre, al Teatro Vascello di Roma, andrà in scena “Lo stupro di Lucrezia” di William Shakespeare, per la regia di Valter Malosti e con Valter Malosti, Alice Spisa, Jacopo Squizzato. “Lo stupro di Lucrezia” venne pubblicato nel 1594, l’anno successivo alla stampa del poemetto gemello “Venere e Adone” (committente e dedicatario il medesimo Southampton). I due poemetti sembrano formare una specie di dittico simmetricamente contrappuntato, in cui la seconda tavola rovescia la prima: dallo sfondo giorgionesco del primo con conigli cani, cavalli e cinghiali si passa ad un tragico notturno, immerso in una livida oscurità caravaggesca squarciata dalla luce di una torcia. Per il grande poeta inglese Ted Hughes, autore di un visionario e misterico saggio/poema Shakespeare and The Goddess of Complete Being, questi poemetti, scritti quando i teatri londinesi eran chiusi per la peste, sono la base in cui individuare idealmente tutta la strategia poetica e i fondamenti metafisici dell’intera opera shakespeariana. La storia di come Tarquinio stupri Lucrezia, invasato di lei dopo le lodi del marito Collatino all’interno di una bizzarra gara tra generali, e di come il suicidio della vittima spinga il popolo romano a ribellarsi e a liberarsi dal giogo della tirannia monarchica era stata succintamente narrata da Tito Livio e Ovidio e poi da Chaucer. (Asc)
CON “LA DISFATTA” RIVIVONO GLI ULTIMI GIORNI DI HITLER
Dal 10 al 22 dicembre, al Teatro dei Conciatori (via dei Conciatori 5, Roma), va in scena “La Disfatta”, di Gianni Guardigli, con Francesco Branchetti, per la regia di Francesco Branchetti e Isabella Giannone. Il 30 aprile 1945 a Berlino, asserragliato nel bunker costruito sotto il palazzo della Cancelleria, Adolf Hitler si suicida insieme ad Eva Braun appena sposata. Poco dopo Joseph Goebbels, ministro della propaganda e gauleiter della Capitale, insieme alla moglie Magda avvelena i suoi bambini e con lei anch’egli si toglie la vita. Sparsi qua e là per la metropoli in fiamme si danno volontariamente la morte capi politici e militari. Altri, come Hermann Goering, condannati a Norimberga all’impiccagione per crimini di guerra, si suicideranno in carcere. Pochi epiloghi di foschi periodi della storia hanno tanto somigliato alla rappresentazione teatrale di una tragedia, immaginata e addirittura in qualche modo provata per giungere all’immagine scenica voluta. La materia del racconto, benché calata nei fatti veri della storia, riporta alla crudeltà e alla violenza del dramma elisabettiano. Ma il dramma non è rappresentato, è raccontato, rivissuto, puntigliosamente rievocato da una mente che è rimasta chiusa nella prigione di una follia lucida che le suggerisce parole quasi “indicibili”. (Asc)