(18 dic) La storia dei nomadi sciti continua ad affascinare e ad essere oggetto di ricerche. Cacciatori, arcieri, guerrieri: a riportare alla luce il passato di un popolo è ora un team tutto veneziano di studiosi che è volato in Kazakhstan sulle tracce dei “Cavalieri nel silenzio”. Dopo 16 anni si è tornati, infatti, a scavare fra i segreti millenari del Kazakhstan e una inedita scoperta è venuta alla luce: una tipologia di sepolcro funebre finora sconosciuta databile tra il II e V secolo a.c. La campagna di scavo si è svolta fra agosto e settembre lungo la Valle dei 7 fiumi nella parte meridionale del Kazakhstan ed è stata condotta dal Centro Studi e Ricerche Ligabue di Venezia con l’Università Ca’ Foscari. La missione ha visto anche la collaborazione dell’Istituto di archeologia Margulan dell’Accademia delle Scienze del Kazakhstan. Alla spedizione hanno preso parte l’archeologa Elena Barinova, responsabile per il Centro Studi Ligabue della missione, il dottorando di Ca’ Foscari Lorenzo Crescioli e lo studente cafoscarino Nicola Fior per i quali il Centro Ligabue ha stanziato una borsa di studio. A capo della missione, che ha visto coinvolta anche una equipe kazaka, Armand Beisenon. Il Kazakhstan è considerato una delle più interessanti aree archeologiche centro asiatiche. Un territorio che – dal Paleolitico al Neolitico fino al Medioevo – è stato disseminato di sepolture e tombe, le più famose delle quali stanno svelando pagini importanti dei nomadi Sciti-Saka, cultura seminomade che ha avuto il suo apice attorno alla metà del 1° secolo avanti Cristo. In questo recente scavo si è riusciti per la prima volta a documentare un tumulo a forma di yurta (la casa mobile degli Sciti-Saka), una forma funebre mai conosciuta prima con questo aspetto. Sono state scoperte anche tracce di palificazioni lignee a costruire una sorta di mausoleo fatto di pali disposti in maniera concentrica e ripetute colate di argilla. La scoperta ha così permesso di individuare una variante della cultura saka. Ma non finisce qui. Contemporaneamente, in siti limitrofi, sono stati rinvenuti altri oggetti in oro e bronzo provenienti da corredi funebri di particolare valore. (red)