(24 dic) Amanipi è un villaggio talmente piccolo da non essere segnato sulle carte geografiche, situato nel Nord Uganda nella regione del West Nile, vicino al confine con il Sudan e con la Repubblica democratica del Congo. Una zona in cui l’estrema povertà – e oltre venti anni di guerra civile appena lasciati alle spalle – fanno sentire tutto il loro peso. Un dramma su cui i giornalisti italiani hanno “acceso i riflettori”, tramite la Casagit (Cassa autonoma di assistenza integrativa dei giornalisti italiani) che sostiene “Amanipi Project”. Si tratta di un progetto italo-ugandese, nato nel 2009 per promuovere il diritto all’istruzione e l’attività femminile, aiutando in particolare le vedove di guerra e i loro figli che tornano nel West Nile dopo anni di permanenza nei campi profughi oltre confine, dovendo fare i conti con gli effetti di un conflitto che ha completamente distrutto il tessuto sociale del villaggio. “Amanipi Project”, come tutte le cose più belle, nasce da un incontro tra realtà in apparenza lontane: tra un’anima laica e una cristiana, una europea e una africana, una femminile e una maschile. Un incontro tra Sara e Ciriako, una giovane antropologa, in Uganda per ricerche universitarie e un prete missionario originario di Amanipi. Percorsi differenti, che confluiscono sulla strada della solidarietà. È possibile sostenere “Amanipi Project” attraverso il sito casagit.it, o direttamente su amanipiproject.altervista.org. (Red)