IL “DIETROFRONT” DEGLI UFFIZI
La mostra “Dietrofront – Il lato nascosto delle collezioni”, fino al 2 febbraio, alla Galleria degli Uffizi, rivela, attraverso quaranta opere, le storie contenute nel loro retro, ovvero nel lato quasi mai visibile, in cui si troveranno sorprendenti scoperte come altri dipinti, bozzetti, prove di pittura, poesie, annotazioni manoscritte, numeri di antichi inventari, cartellini di esposizioni o attestazioni di proprietà, ceralacche e molto altro ancora. Ad esempio, tra le opere del Quattrocento, la scena dell’Annunciazione è dipinta nel retro delle tavole dei nobili ritratti dei Baroncelli, mentre nel Trittico di Froment, che nella severità della cultura d’Oltralpe scandisce episodi della vita di Cristo, culminanti al centro nella resurrezione di Lazzaro, le ante chiuse presentano, insieme alla Madonna col Bambino, i committenti dell’opera. Esempi di raffinata e rarissima combinazione sono costituiti dalla Deposizione di Gerard David, che conserva nel retro una matrice d’incisione, dove sono raffigurati i progenitori, e da una preziosa ‘custodia’ di Jan Brueghel il vecchio, che proteggeva, riproponendolo in copia, l’originale di Dürer raffigurante Il Grande Calvario, opera che a sua volta ha nel retro un Paesaggio dipinto dal medesimo Brueghel; mentre il doppio Palma il Vecchio riunisce un ritratto di donna e l’autoritratto del pittore veneto. (red)
GIULIETTA E ROMEO: UN AMORE DA OSCAR
Gli splendidi costumi di scena, gli oggetti originali usati durante la lavorazione del film e anche la cinepresa con cui è stato girato, la mitica “Mitchell 205” con tanto di carrello usato sul set. Sono queste alcune delle attrazioni della mostra “Romeo e Giulietta. Un amore da Oscar”, la storia d’amore per eccellenza nell’immaginario di tutti, raccontata in un mostra organizzata e promossa dalla Fondazione Culturale Hermann Geiger che si tiene fino al 2 febbraio a Cecina (Livorno). Il capolavoro di Shakespeare è stato portato sul grande schermo in maniera magistrale da Franco Zeffirelli con il suo “Romeo e Giulietta” del 1968, che è ancora oggi una delle trasposizioni cinematografiche più belle e fedeli al testo originale. Il film, tra i tanti riconoscimenti, ha ricevuto due Premi Oscar per i migliori costumi opera di Danilo Donati, e la migliore fotografia a Pasqualino De Santis, oltre alle nomination come miglior film e miglior regia. La mostra, curata dal direttore artistico della Fondazione Geiger Alessandro Schiavetti, ripercorre le tappe di questa romantica e tragica storia d’amore vista attraverso la celebre pellicola e toccherà le varie fasi della vicenda amorosa. Nel percorso espositivo si potranno ammirare 26 costumi originali indossati dagli attori e premiati con l’Oscar. Gli abiti, opera del costumista Danilo Donati, sono dei veri capolavori di design e sartoria. Donati ha lavorato con i grandi del cinema italiano, come Monicelli, Pasolini, Faenza, Benigni, e il suo talento è stato riconosciuto, oltre che nel 1968, anche nel 1977 con la vittoria del secondo Oscar, per i costumi del Casanova di Federico Fellini. Tutti gli abiti in mostra sono stati prestati dalla Fondazione Cerratelli, di cui lo stesso Zeffirelli è presidente onorario, e che raccoglie un patrimonio inestimabile composto da oltre 25.000 costumi teatrali e cinematografici, attualmente conservati nella sede di villa Roncioni a San Giuliano Terme (Pistoia).
(red)
A PALERMO I 50 ANNI DEL GATTOPARDO
“C’era una volta in Sicilia: I 50 anni del Gattopardo” – fino al 9 febbraio a Palermo, a Palazzo dei Normanni – è un percorso nel film che nel 1963 sancì uno dei grandi trionfi internazionali del cinema italiano, lanciando una delle immagini più forti e influenti della Sicilia nel mondo. Un viaggio tra il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ed il film di Luchino Visconti, per ripercorrerne le vicende e misurarne l’attualità. Al centro dell’evento una mostra multimediale concepita come un viaggio, un racconto della genesi e dello svolgimento de Il Gattopardo. Il visitatore attraversa i luoghi fondamentali del film, attraverso una serie di “stanze” ideali: dopo un prologo dedicato al romanzo, il percorso si snoda partendo dal Palazzo Boscogrande (con la presentazione dei personaggi), toccando poi la battaglia di Palermo, il viaggio e la sosta a Donnafugata e infine il clou del film, con il lungo ballo finale e l’epilogo all’alba. Sulle pareti della Sala Duca di Montalto si mostrano le fotografie di scena, come in un ideale “cineracconto”, accompagnate da documenti, lettere, bozzetti, costumi, mentre i monitor alle pareti trasmettono brani di interviste in gran parte inedite a più di trenta testimoni, tra cui Goffredo Lombardo, Burt Lancaster, Suso Cecchi d’Amico, Giuseppe Rotunno, Claudia Cardinale, Piero Tosi. In una saletta ricavata al centro della sala sono visibili tre documentari che, in decenni diversi, hanno raccontato l’epopea del romanzo e del film. Domani la Sala Gialla del Palazzo dei Normanni ospita una giornata internazionale di studi dedicata ai rapporti tra il romanzo e il film, all’eredità di questi due grandi testi del ’900 italiano e alla loro ricezione internazionale. Contemporaneamente, da oggi a domenica, la Sala cinematografica Vittorio De Seta propone una rassegna cinematografica dedicata alle incarnazioni e agli echi del mondo di Lampedusa, di Visconti e del produttore Goffredo Lombardo, con titoli – tra gli altri – di Roberto Andò, Ugo Gregoretti, Franco Maresco e Giuseppe Tornatore, che saranno presenti in sala. (red)
ROMA, FELICE LIVINI ALLA GALLERIA NAZIONALE
L’intervento installativo di Felice Levini presso la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, voluto e curato dalla Soprintendente Maria Vittoria Marini Clarelli e da Achille Bonito Oliva, fino al 9 febbraio, prevede un confronto diretto con le opere, in particolar modo con quelle dei Futuristi, appartenenti alla collezione permanente della Galleria. L’artista ha ideato una struttura cubica (m 4 x 4 x 4) dove assemblare un gruppo di lavori visibili sia dall’esterno che dall’interno di tale struttura, che è a sua volta opera d’arte. Tre tele di grandi dimensioni campeggiano su fondo nero, ciascuna su una delle tre facce del dado. Dalla quarta, in alto su fondo bianco, emerge la testa della dea Fortuna bendata, con la scritta “Meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine”. Al di sotto, attraverso un oblò in vetro, si assiste invece ad una rappresentazione (Non c’è, già presentata nel 2004 presso la Fondazione Volume, Roma) tesa a simboleggiare la continua domanda sull’esistenza. Completano l’installazione i quattro punti cardinali, posizionati sulle pareti laterali e contrassegnati dal colore rosso. (red)
IN VATICANO GLI “SPAZI” DI CALATRAVA
Nei monumentali spazi del Braccio di Carlo Magno della Basilica di San Pietro la mostra “Santiago Calatrava. Le metamorfosi dello spazio”, fino al 20 febbraio, promossa dai Musei Vaticani e dal Pontificio Consiglio della Cultura, propone una raccolta di circa 140 opere per presentare la complessa e multiforme produzione artistica del celebre architetto e ingegnere di origine spagnola. Un selezionato nucleo di modelli architettonici è accompagnato non solo dai relativi studi preparatori, ma anche da dipinti ad acquerello, nati da una vena creativa del tutto autonoma dalla genesi dei progetti stessi, e da una ricca antologia di sculture, sia monumentali come di formato più ridotto, realizzate in bronzo, marmo, alabastro, legno. Il grande modello architettonico della Chiesa greco-ortodossa di St. Nicholas, progettata per Ground Zero, è affiancato a suggestivi disegni ad acquerello nei quali lo sguardo dell’artista spazia dallo studio dei mosaici e delle cupole di Santa Sofia a Istanbul allo schiudersi di una camelia, dall’arco disegnato dal peso di una foglia di palma al volto di Cristo, modello ideale per la Chiesa a pianta centrale. (red)