Con l’acquisto del Milan di Keisuke Honda, arriva a otto il conto dei calciatori giapponesi che hanno tentato la fortuna nel campionato italiano. Il primo fu il genoano Kazuyoshi Miura. Il suo arrivo in Liguria nel ’94, fortemente voluto dal presidente Spinelli, permise di coniare l’espressione “operazione di marketing” in ambito calcistico. Non si andò oltre la possibilità di allacciare rapporti con l’Oriente, perché l’attaccante – che aveva avuto anche un trascorso in Brasile, con Santos, Palmeiras e Coritiba – fu rispedito dove sorge il sole dopo una sola stagione, fatta di 21 presenze, un inutile gol in un derby vinto dalla Sampdoria e una frattura al volto dopo uno scontro di gioco contro la divinità pagana Franco Baresi.
Il secondo tentativo di “pesca” in Oriente fu ben più felice. Nakata o Nakatà, con un accento recitato a braccio dal presidente Gaucci, che lo scoprì e lo portò al suo Perugia delle meraviglie. All’anagrafe Hidetoshi, detto Hide, si presentò con una doppietta alla Juventus e una stagione d’esordio da 10 reti in 32 gare. Poi il passaggio alla Roma, con cui vinse uno storico scudetto, risultando fondamentale in un pareggio spartiacque a Torino contro i bianconeri (2-2 con un gol e bolide che propiziò la marcatura di Montella). Poi Parma (con cui vinse una Coppa Italia), Bologna e Fiorentina prima di chiudere la carriera al Bolton, in Inghilterra. Finì a fare il giro del mondo, vero, ma da viaggiatore e con lo zaino in spalla. Fu il migliore dei nipponici in Italia, senza dubbi.
Visto il successo dell’operazione, anche Venezia e Sampdoria provarono ad attingere dal Giappone, ma senza fortuna. In Laguna arrivò nel 1999 Hiroshi Nanami: 24 presenze, un gol e biglietto aereo per Iwata, da dove era stato acquistato. I blucerchiati prima, nel 2003, e il Messina poi, nel 2004, sfidarono la fortuna con Atushi Yanagisawa: anche per lui nessuna rete in 43 partite con le due maglie e ritorno ai Kashima Antlers. Tra loro, il talento mancino di Shunsuke Nakamura, un giapponese a Reggio Calabria. Tre anni a ottimi livelli e una dozzina di gol in A, poi Celtic e Espanyol. Fu poi il turno del Catania, che investì molto in prospettiva su Takayuki Morimoto. Giunto in Sicilia non ancora maggiorenne, restò lì sei anni, con una parentesi stagionale al Novara. Non si può parlare di flop per lui (anche 7 reti su 23 gare nel 2008-09) ma forse ci si attendeva di più. Poi l’ottimo Nagatomo nel 2010, acquistato dal Cesena e girato all’Inter dopo appena sei mesi, giocati con grande personalità. E ora Honda, centrocampista offensivo dall’indubbio talento chiamato a risollevare le sorti del Milan con il suo educatissimo mancino dal sapore esotico ed esoterico: il piede sinistro del Diavolo. (Peg – 8gen)