(20 gen) “Libertà”. Una sola parola per rispondere alla domanda dell’agenzia 9colonne :“A quali principi è giusto che si ispiri la Costituzione della ‘nuova’ Libia?”. Il sergente maggiore Omar Mohammed Abu Shala di Misurata ne è sicuro: le forze di sicurezza saranno “forti e capaci di operare per il bene del Paese”, anche perché “la nostra religione ci impone di comportarci con umanità verso tutti”. E lo saranno anche grazie all’attività di cooperazione che sta svolgendo l’Esercito italiano. Il sergente maggiore infatti fa parte dei 340 militari libici che dal 9 gennaio stanno svolgendo, presso l’80esimo Reggimento addestramento volontari dell’Esercito di Cassino (Frosinone), un ciclo addestrativo di 14 settimane per perfezionare la loro formazione a livello plotone di fanteria. Nei giorni scorsi i militari libici in addestramento a Cassino hanno ricevuto la visita del capo di Stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, secondo cui l’addestramento è “importante per creare in Libia forze armate efficienti in grado di garantire la sicurezza del Paese” e “sarà un momento di crescita anche per l’Esercito italiano”. A Cassino, i giovani libici possono pregare in una stanza dedicata al rito musulmano. Il cibo è rigorosamente “halal” per i credenti. Ai soldati libici non vengono solo impartite nozioni militari, ma sono previste anche lezioni di informatica, di diritto umanitario e di lingua italiana. A dare le direttive nella loro lingua e nel gergo militare, c’è una donna: il capitano Francesca Giardulli. “Sono persone disponibili – afferma -, si impegnano e sono molto pazienti nei nostri confronti”. (PO / Zua)

