L’ENIGMA DI ESCHER A REGGIO EMILIA
La mostra “L’enigma Escher” presenta – fino al 23 febbraio a Reggio Emilia – la produzione dell’incisore e grafico olandese Maurits Cornelis Escher (1898-1972 ), dai suoi esordi alla maturità, raccogliendo ben 130 opere provenienti da prestigiosi musei, biblioteche e istituzioni nazionali oltre che da importanti collezioni private. A Palazzo Magnani sono riunite xilografie e mezzetinte che tendono a presentare le costruzioni di mondi impossibili, le esplorazioni dell’infinito, le tassellature del piano e dello spazio, i motivi a geometrie interconnesse che cambiano gradualmente in forme via via differenti. In mostra spiccano Metamorfosi II (1940) una delle più lunghe xilografie a quattro colori mai realizzate per narrare una storia per immagini, in cui una scena conduce a quella successiva attraverso una sottile e graduale mutazione delle forme, celebri incisioni come Tre sfere I (1945) e Mani che disegnano (1948), oltre a numerosi disegni, documenti, filmati e interviste all’artista. Una sezione è dedicata al confronto della produzione di Escher con opere di altri autori per comprendere come le sue scelte siano in consonanza con una visione artistica che attraversa i secoli e che parte dal Medioevo, interseca Durer, gli spazi dilatati di Piranesi, passa attraverso le linee armoniose del Liberty (Secessione Viennese, Koloman Moser) e si appunta sulle avanguardie del Cubismo, del Futurismo e del Surrealismo (Dalì, Balla). (red)
A ROMA LE “GEMME DELL’IMPRESSIONISMO”
La mostra “Gemme dell’Impressionismo. Dipinti della National Gallery of Art di Washington”, che si tiene fino al 23 febbraio al Museo dell’Ara Pacis di Roma, nasce dall’incontro e dalla collaborazione tra l’assessorato Cultura di Roma Capitale e la National Gallery of Art di Washington. Verso la fine degli anni ‘20 del XX secolo, uno dei massimi esponenti del capitalismo statunitense, imprenditore e banchiere, Andrew W. Mellon, avviò quella che sarebbe poi diventata una delle collezioni d’arte più importante al mondo, con l’ambizione di abbracciare il meglio dell’arte europea dal medioevo al XVIII secolo. Dopo la sua morte, 1937, a raccogliere la sua eredità furono i figli, Paul ed Ailsa, i quali coltivarono la stessa passione del padre, arricchendo quella che a noi oggi è nota come Collezione Mellon ed è conservata, a seguito di una donazione, presso la National Gallery of Art di Washington. Gli artisti francesi in genere e quelli impressionisti e postimpressionisti in particolare, hanno sempre avuto una grande preminenza nella collezione Mellon, non a caso ne annovera i capolavori più eloquenti. Ad occupare gli spazi espositivi del Museo dell’Ara Pacis di Roma saranno infatti artisti quali Manet, Monet, Degas, Renoir, Boudin, Pissarro, Bonnard, Toulose-Lautrec, Cèzanne, Gauguin, Van Gogh e Seurat. (red)
MILANO “GIUSEPPE VERDI E LE ARTI”
In occasione delle celebrazioni per il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, la Galleria d’Arte Moderna di Milano, luogo considerato “verdiano” per i legami delle sue collezioni con la vicenda artistica e biografica del maestro, celebra il grande maestro con la mostra “Giuseppe Verdi e le arti”. Fino al 23 febbraio la rassegna presenta una selezione di opere (dipinti, sculture, bozzetti e costumi) provenienti in larga parte dalle raccolte pubbliche e private milanesi e integrate da pezzi di provenienze nazionali. E’ così possibile seguire alcuni episodi significativi di collaborazione di artisti alle opere verdiane, in particolare nella sezione dedicata ai figurini e bozzetti di scena, e approfondire il tema dei rapporti di amicizia di Verdi con alcuni esponenti del mondo artistico come Gerolamo e Domenico Induno, Domenico Morelli, Francesco Hayez, Vincenzo Gemito e Giovanni Boldini. Sono questi artisti a documentare anche il gusto verdiano per il collezionismo d’arte, ripercorso attraverso alcune opere provenienti dalla sua raccolta personale. L’iniziativa è promossa dal Comune di Milano e realizzata grazie al contributo della Presidenza del Consiglio, Unità Tecnica di Missione delle Celebrazioni verdiane, in collaborazione con il ministero dei Beni Culturali.
A TORINO LA “SACRA FAMIGLIA” DI RAFFAELLO DALL’ERMITAGE
Si ammira fino al 23 febbraio, al Museo Civico di Arte Antica di Torino, “La Sacra Famiglia” di Raffaello appartenente alle collezioni del Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo. L’opportunità di vedere a Torino questo dipinto nasce da un più ampio programma di collaborazione tra le due istituzioni museali che ha avuto un primo episodio di grande successo con la mostra Il Collezionista di Meraviglie. L’Ermitage di Basilewsky Mentre il dipinto di Raffaello sarà a Torino, un’altra grande opera del Rinascimento italiano, il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina appartenente alle raccolte di Palazzo Madama è esposto a San Pietroburgo, in uno scambio finalizzato a sottolineare i rapporti di collaborazione culturale e scientifica tra le due istituzioni. Dipinta probabilmente intorno al 1506, dopo l’arrivo a Firenze di Raffaello, “La Sacra Famiglia” è stata identificata con uno dei due “quadri di Nostra Donna” che Giorgio Vasari segnala tra quelli realizzati per Guidobaldo da Montefeltro, duca di Urbino. L’opera nel suo perfetto equilibrio di forme, proporzioni, prospettiva e colori ha sempre sollecitato artisti e letterati, come ben testimonia un passo dello scrittore francese Honoré de Balzac nel 1832: “Ogni figura è un mondo, un ritratto il cui modello apparve in una visione sublime, intriso di luce, designato da una voce interiore, tracciato da un dito celeste”. (red)
A FIRENZE LE FOTO DI ROBERT CAPA
In occasione dell’Anno Culturale Ungheria Italia 2013-2014, che coincide con il centenario della nascita del celebre fotografo Robert Capa, il Museo Nazionale Ungherese di Budapest e la Fratelli Alinari – Fondazione per la Storia della Fotografia gli dedicano una mostra che raccoglie le fotografie scattate in Italia nel biennio 1943-1944. Dall’enorme patrimonio – di circa 70mila foto scattate in quasi quarant’anni di vita, custodite a New York all’International Center of Photography – il fratello Cornell e il biografo di Capa Whelan hanno selezionato 937 foto, tra le più caratteristiche ed importanti che hanno dato vita a tre serie, le master Selection I, II e III, ognuna completa di tutte le immagini, conservate a New York, Tokyo e Budapest. Di queste, ne sono visibili – fino al 23 febbraio presso il Museo Nazionale Alinari della Fotografia di Firenze – una selezione di 78 fotografie. Impresse nella memoria collettiva come frammenti del 20.mo secolo, le fotografie di Capa documentano oltre vent’anni di storia e i cinque maggiori conflitti mondiali: la guerra civile spagnola, la guerra sino-giapponese, la seconda guerra mondiale, la guerra arabo-israeliana del 1948 e la prima guerra d’Indocina. (red)