Che cosa succede quando un tablet incontra il metodo Montessori? Se lo sono chiesti i partecipanti al convegno “Montessoriani e nativi digitali, quali sfide quale metodo”, svolto al ministero degli Esteri, dove è attivo un asilo nido di stampo montessoriano e dove le insegnanti hanno pensato bene di mettere a disposizione dei piccoli alunni un tablet. “Maria Montessori ha dedicato un’ attenzione ed una cura speciale al materiale che viene proposto al bambino nella convinzione che i materiali siano strumenti necessari per la formazione dell’ uomo – ha spiegato Elisabetta Beolchini, psicologa e direttrice dell’ asilo nel ministero degli Affari esteri – I bambini di oggi utilizzano abitualmente nel tempo libero strumenti tecnologici come telefonini e tablet, anche nella fascia d’ età del nido. Oggi le educatrici si chiedono se questi materiali possano costituire strumenti adatti per il percorso educativo”. A giudicare dai risultati ottenuti dall’ asilo del ministero si direbbe di si, come ha commentato il sottosegretario del ministero degli Esteri Mario Giro: “Tu arrivi all’ asilo e c’è silenzio, i bambini non si sentono, sono tranquilli e sereni. Le insegnanti hanno posizionato il tablet in un angolo e non al centro della stanza, quando lo strumento è necessario i bambini se ne servono e poi lo rimettono a posto – ha raccontato il sottosegretario -. Penso che questo sia l’ atteggiamento giusto rispetto a queste nuove tecnologie, utile per superare anche il digital divide”. La psicologa dell’ università La Sapienza Anna Oliverio Ferraris ha pero avvertito che le nuove tecnologie possono essere usate “come un complemento dei giochi tradizionali ma sempre con l’ accompagnamento dell’ adulto, senza altro obiettivo che quello di giocare insieme e con delle logiche adattate all’ età del bambino”. Dello stesso parere il sottosegretario del ministero dell’ Istruzione Gabriele Toccafondi per cui “occorre accompagnare i nostri bambini e ragazzi nell’ uso corretto dei nuovi strumenti. Questa – ha concluso -, non è una sfida solo per noi genitori ma per tutta la scuola italiana”. (PO / Naf – 14 feb)