(17 feb) Far prevalere dialogo e convivenza civile in una Paese non è facile. Ed è ancora più difficile “mantenere” la pace in quelle che sono aree critiche, paesi poveri, poco conosciuti. Con alle spalle scontri e battaglie. Nella capitale dell’autoproclamato stato indipendente del Somaliland, nel Corno d’Africa, c’è però una forte voglia di pace. Ed oggi, la strada della pacificazione è alimentata e sostenuta anche da un progetto italiano. Dopo 23 anni il nuovo progetto italiano per un corso di formazione nella capitale del Somaliland, sul tema del mantenimento della pace, appartiene, infatti, alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Grazie all’impegno del professore Andrea de Guttry, docente di diritto internazionale, le lezioni del corso “Introduction to peacebuilding and peace support operations for the civilian personnel” – Introduzione alle operazioni di mantenimento della pace – hanno preso il via ieri. Il corso si tiene ad Hargheisa, città della Somalia, capitale amministrativa dello stato del Somaliland. La formula per questo genere di corsi è stata testata in diverse occasioni. Il progetto è il frutto di un’esperienza e di un processo di affinamento ventennale che ha visto protagonista il professore della Scuola Superiore Sant’ Anna. L’iniziativa è stata realizzata nell’ambito di un progetto finanziato dal ministero degli Affari esteri, direzione generale per la mondializzazione e le questioni globali, e si inserisce in un programma più ampio di assistenza tecnica e di formazione che unisce la Farnesina alla Scuola Superiore Sant’Anna da tempo. In particolare, nell’ambito del progetto “Supporto dell’Italia alla componente civile dell’African stand-by force” il Sant’Anna ha sviluppato corsi in svariati contesti africani, dal Camerun al Ghana, dal Burundi al Rwanda, dall’Egitto al Sud Africa, dalla Sierra Leone all’Etiopia. Questa iniziativa rilancia e amplia l’impegno italiano e quello della ricerca su tutto il continente Africano. Alla vigilia della partenza, Andrea de Guttry ha sottolineato “l’importanza e la delicatezza dell’iniziativa che per l’Italia rappresenta un ritorno sul campo, in una veste nuova e con modalità inedite. Per la Somalia – ha aggiunto – costituisce un’ulteriore opportunità per imboccare in maniera definitiva una strada differente, in cui prevalgano le formule del dialogo e della pace”.(Gil)